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Elogio ad Andrea Mantegna di Óscar Arias Sánchez

L' Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus e l'Associazione dei Lombardi in Costa Rica si sono fatte promotrici di una mostra dedicata ad Andrea Mantegna in onore del Presidente della Repubblica e Premio Nobel per la Pace Óscar Arias Sánchez, che ha dedicato all'evento splendide parole

L' Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus e l'Associazione dei Lombardi in Costa Rica si sono fatte promotrici di una mostra dedicata ad Andrea Mantegna in onore del Presidente della Repubblica e Premio Nobel per la Pace Óscar Arias Sánchez.La mostra è stata inaugurata l'11 dicembre 2009 presso l'Università Veritas di S. Josè di Costa Rica e rimarrà aperta sino a fine gennaio. L'iniziativa è stata resa possibile dalla partecipazione in veste di sponsor di Enel Green power, Finmeccanica Telespazio, Teletica 7 e dalla Società Mirica Villaggi Flor de Pacific e naturalmente dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus. Le traduzioni sono state a cura di Marta Carrer e Patrizia Marcheselli dell'AMM e di Giovanni Girardi.Ha collaborato all’iniziativa l’avv. Luca Faccin Console Onorario del Costa Rica a Venezia e Vice Presidente dell’AMM..

 

Il Presidente Arias ha ricevuto in forma privata la delegazione mantovana formata da Daniele Marconcini Presidente dell'Associazione dei Mantovani nel Mondo, la dr.ssa Daniela Ferrari direttrice dell'Archivio di Stato di Mantova, Paolo Corbellani Vice Presidente dell'Associazione Culturale degli amici di Palazzo Tè e il dott. Carlo Micheli esperto di storia dell'arte. Il gruppo dell'AMM era accompagnato da Luigi Cisana Presidente del Comites e dell'Associazione dei Lombardi in Costa Rica, da Giuseppe Pesenti Vice Presidente dell'Associazione dei Lombardi in Costa Rica, dall’Ambasciatore Italiano Diego Ungaro e il Capo della Cancelleria Consolare Dott. Marco Menchinucci.

 

Prima di partire il Presidente della Repubblica Arias ha telefonato personalmente al capo delegazione Daniele Marconcini per congratularsi ancora una volta  dell'iniziativa.

 

Sono stati stampati per l'occasione 1000 cataloghi della mostra mentre al Presidente della Repubblica Arias l'AMM ha fatto dono del volume edito dalla Cariplo nel 1961 sulla grande mostra sul Mantegna svoltasi a Mantova che vide la partecipazione di 250mila visitatori.

 

"Vorrei ricordare di quest’evento straordinario, la grande partecipazione emotiva del Presidente della Repubblica Arias mentre pronunciava il suo discorso che a tratti ha commosso l'uditorio e l'eccezionale impegno in loco di Luigi Cisana Presidente dell'Associazione per la buona riuscita della manifestazione" ha commentato Daniele Marconcini.

 

 

 

 

ELOGIO AD ANDREA MANTEGNA di Óscar Arias Sánchez

Presidente della Repubblica del Costa Rica E Premio Nobel per la Pace

Inaugurazione della mostra su Andrea Mantegna 

“Universidad Véritas, Zapote”

11 dicembre 2009

 

Amiche e amici,

 

esattamente a 434 anni dalla morte di Andrea Mantegna a Mantova, avvenuta il 13 settembre del 1506, é nato a Heredia un bambino, tanto curioso quanto timido, che avrebbe trovato negli affreschi e altari del grande artista rinascimentale italiano, la piú commovente espressione della pittura universale. L’incontro tra quel ragazzino che congiunturalmente oggi é il Presidente della Repubblica e un pittore scomparso  ormai da molto tempo, due esseri separati da ben quattro secoli e un oceano, é un fatto che si spiega soltanto congiungendo molte altre coincidenze: la biblioteca di mio padre, dove abbondavano i libri d’arte, l’occasione di aver potuto, fin dalla mia gioventú, viaggiare e conoscere altri Paesi e i loro musei, il percorso della carriera politica intrapresa che mi avrebbe portato a destinazioni inimmaginabili e l’infinita fortuna di avere ovunque dei cari amici, molto indulgenti con me e la mia smania di sapere  sempre di piú del mio pittore prediletto.

 

La storia si studia cronologicamente per comodità. I libri e i quotidiani ci informano di fatti accaduti in modo lineare.  Tuttavia, questa linearitá ha degli anfratti e delle porte segrete. Lasciandoci scivolare da una crepa possiamo raggiungere altre epoche e altre vite, attraverso le variegate manifestazioni artistiche. Omero é un portale dell’Antica Grecia. I manoscritti  miniati delle biblioteche medievali sono  il buco della serratura dal quale noi possiamo scrutare gli usi e costumi di un’epoca oberata da canoni. Il Davide di Donatello é un varco che ci conduce allo splendore del Rinascimento, cosí come il Don Giovanni di Mozart ci trasporta verso un classicismo di abiti pomposi e di notti bohemien a lume di candela. 

 

Questi portali esistono in ogni opera dell’arte universale. Esistono per chi é disposto a viaggiare nel tempo. Un paio di anni fa un giornalista mi chiese in quale momento e luogo mi sarebbe piaciuto vivere se avessi avuto la possibilitá di scegliere. Non ho esitato nemmeno un istante nel rispondergli che per me sarebbe stato meraviglioso nascere nell’Italia del Rinascimento. Che cosa non avrei darei per vedere la cupola del duomo di Firenze mentre la stavano costruendo! Che cosa non pagherei pur di vedere un da Vinci o un Botticelli dai colori intatti! Che cosa non elargirei a cambio di una copia della prima edizione del Decamerone del Boccaccio! Che cosa non sopporterei per poter vedere l’ultimo ritocco di Michelangelo alla sua Pietá! E, soprattutto, che cosa non sacrificherei pur di sedermi, un pomeriggio, sotto il sole mantovano, a osservare il Mantegna mentre segna con i suoi pennelli i tratti di San Sebastiano o del Cristo Morto?!

 

Se avessi avuto questa buona ventura, avrei percorso con stupore i corridoi dei palazzi della famiglia Gonzaga. Mi sarei nascosto in qualche angolo della Camera degli Sposi ad ammirare per ore e ore gli affreschi fatti di recente.

 

 Avrei chiesto al mio amico Andrea di presentarmi suo cognato, Giovanni Bellini, e insieme avremmo conversato passeggiando per quei campi che qualche volta percorse anche Virgilio.

 

E poi, quanto mi sarebbe piaciuto portare il Mantegna, ora, nel nostro secolo! Come avrei gradito che ci accompagnasse qui questa sera, con il suo sfarzoso abbigliamento lombardo, e che fosse lui a leggere il contenuto di queste lettere che scrisse ai suoi mecenati!

 

Ma siccome nulla di tutto ciò é possibile, oggi posso almeno offrire a Andrea Mantegna una piccola manifestazione di deferenza: posso promuovere le sue opere nel mio Paese e nella mia Regione. Posso dire a ogni persona che incontreró in questi giorni, che a questa Universitá é pervenuto un esempio di quanto di meglio la creativitá umana ha prodotto in millenni di esistenza. Posso invitare tutti i Costaricani ad avvicinarsi, ad affacciarsi a questi spiragli, a guardare a ritroso dal buco della serratura e poter cosí vedere il meraviglioso mondo dell’Italia rinascimentale.

 

Grazie per avermi dato questa occasione, grazie per aver portato queste opere, grazie per avermi permesso, ancora una volta, di perdermi nei corridoio dell’immaginazione.

 

 

 

Amiche e amici,

 

Ho menzionato l’accondiscendenza dei miei amici come uno dei fattori che,  da  sempre, hanno alimentato la mia passione per l’arte. Questa sera mi sento  compiaciuto e assecondato da tutti voi, da tutti coloro che con il loro lavoro hanno reso possibile questa mostra che con tanta generositá mi é stata dedicata. Mi auguro di far onore a questo privilegio, se non con i miei meriti, almeno con la profonda ammirazione che provo per questo pittore e la sua opera.

 

Espressioni di affetto come questa mi danno la forza di proseguire nell’arduo lavoro del Governo. Mi restano ancora alcuni mesi di lavoro al servizio del popolo del Costa Rica. Farò, nel tempo che mi resta, il mio sforzo migliore. Ma vi mentirei se dicessi che non anelo tornare a casa mia, ai miei viaggi e ai miei libri. Vi mentirei se dicessi che non anelo tornare alle gallerie dei musei, dove ho imparato a guardare al passato attraverso lo spioncino dell’arte. Spero che, quando questo tempo sará trascorso, potrò essere di nuovo accolto nel mondo della pittura e della poesia, nel mondo dell’opera e della scultura. Perché é quello il mondo a cui appartengo tanto quanto o piú di quello della politica.

 

Alcuni anni or sono, dopo una visita al restaurato Corridoio Vasariano, che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando per la Galleria degli Uffizi e correndo sopra il Ponte Vecchio a Firenze, ebbi l’occasione di conversare a lungo con il sindaco di quella cittá, il Signor Leonardo Domenici. Alla fine  del nostro colloquio, mi disse stupito: “Presidente, lei é il primo uomo politico con cui, quando rendo gli omaggi di stato, non parlo di politica”. E quanto gliene fui grato! Come sono grato a voi, qui, questa sera, per avermi dato un attimo di respiro dal mio consueto lavoro e di avermi accolto nelle file dell’arte! Mi avete dato una ragione in piú per continuare a lottare. Mi avete colmato d’ illusione e di gioia. Questo timido ragazzino di Heredia vi ringrazia perché oggi mi sento come se mi fossi nascosto in un angolo della Camera degli Sposi a fare compagnia a Andrea Mantegna, un pomeriggio di secoli fa.

 

Molte grazie.

 

 

MIRAR EL PASADO POR EL OJO DE LA CERRADURA

 

Óscar Arias Sánchez

Presidente de la República

Inauguración de la Exposición de Andrea Mantegna

Universidad Véritas, Zapote

11 de diciembre de 2009

 

 

Amigas y amigos:

Exactamente 434 años después de la muerte de Andrea Mantegna en Mantua, ocurrida el 13 de septiembre de 1506, nació en Heredia un chiquillo tan curioso como tímido, que habría de encontrar en los frescos y los altares del gran renacentista italiano, la más cDEFANGED_Onmovedora expresión de la pintura universal. El encuentro entre aquel chiquillo, que coyunturalmente es hoy Presidente de la República, y un pintor desaparecido mucho tiempo atrás, dos seres separados por cuatro siglos y un océano, es un hecho que se explica por la suma de muchas coincidencias: la biblioteca de mi padre, en donde abundaban los libros de arte; la oportunidad que disfruté, desde mi juventud, de viajar a otros países y visitar sus museos; la carrera política que construí, que habría de llevarme a destinos inimaginables; y la infinita suerte de contar con buenos amigos, en todas partes del mundo, que han sido indulgentes con mi afán por conocer cada vez más sobre mi pintor favorito.

    La historia se estudia cronológicamente por comodidad. Los libros y los diarios nos relatan eventos ocurridos en forma lineal. Pero esa línea tiene pasadizos y puertas secretas. Uno puede colarse en una hendija rumbo a otras épocas y otras vidas, a través de las distintas manifestaciones artísticas. Homero es un portal hacia la Grecia Antigua. Las miniaturas en los manuscritos de las bibliotecas medievales, son el ojo de la cerradura desde el que vemos los usos y costumbres de una edad cargada de cánones. El David de Donatello es un túnel hacia el esplendor del Renacimiento, así como Don Giovanni de Mozart nos transporta a un clasicismo de vestidos pomposos y noches bohemias a la luz de las velas.

    Esos portales existen en cada obra del arte universal. Existen para aquél que esté dispuesto a viajar en el tiempo. Hace un par de años, un periodista me preguntó en cuál momento y lugar me habría gustado vivir, de haber tenido la oportunidad de escoger. No dudé dos segundos en contestarle que me habría fascinado nacer en la Italia del Renacimiento. ¿Qué no daría por ver la cúpula de la catedral de Florencia cuando apenas se estaba construyendo? ¿Qué no pagaría con tal de ver un Da Vinci o un Botticelli de colores intactos? ¿Qué no habría entregado a cambio de una copia de la primera edición del Decamerón de Boccaccio? ¿Qué no habría soportado por ver a Miguel Ángel dar el toque final a La Piedad? Y sobre todo ¿qué no habría sacrificado con tal de sentarme una tarde, bajo el sol mantuano, a observar a Mantegna dibujar con sus pinceles los trazos del San Sebastián o de El Cristo Muerto?

    Si hubiera tenido esa suerte, habría recorrido con asombro las galerías de los palacios de la familia Gonzaga. Me habría escondido en un rincón de la Cámara de los Esposos, a admirar durante horas los murales recién pintados. Le habría pedido a mi amigo Andrea que me presentara a su cuñado, Giovanni Bellini, y juntos habríamos conversado por los campos que alguna vez recorriera Virgilio.

    ¡Y cómo me habría gustado, también, traer a Mantegna a nuestro siglo! ¡Cómo me habría gustado que supiera cuán famoso fue su nombre y cuán admirado fue su talento! ¡Cómo me habría gustado que nos acompañara esta noche, en sus trajes lombardos, y que fuera él quien nos leyera el contenido de estas cartas que escribía a sus mecenas!

    Pero como nada de esto es posible, al menos puedo brindar hoy a Andrea Mantegna una pequeña deferencia: puedo promover sus obras en mi país y en mi región. Puedo decirle a cada persona que me tope en estos días, que ha venido a esta universidad una muestra de lo mejor que la creatividad humana ha producido en milenios de existencia. Puedo invitar a todos los costarricenses a venir a asomarse a estas hendijas, a mirar hacia el pasado por el ojo de la cerradura, y ver el mundo maravilloso de la Italia renacentista.

    Gracias por darme esta oportunidad, gracias por traer estas obras, gracias por permitirme, una vez más, perderme en los pasillos de la imaginación.

 

Amigas y amigos:

He mencionado la indulgencia de mis amigos como uno de los factores que han alimentado desde siempre mi pasión por el arte. Esta noche me siento consentido por ustedes, por todos los que trabajaron para hacer posible esta exposición que tan generosamente me han dedicado. Espero honrar este privilegio, si no con mis méritos, al menos con la profunda admiración que siento por este pintor y por su legado.

Expresiones de cariño como ésta me dan fuerzas para seguir en la ardua labor del Gobierno. Aún me quedan unos meses de trabajo al servicio del pueblo de Costa Rica. Daré en lo que resta mi mejor esfuerzo. Pero les mentiría si les digo que no anhelo volver a mi hogar, a mis viajes y a mis libros. Les mentiría si les digo que no anhelo volver a las galerías de los museos, en donde aprendí a ver el pasado a través de la mirilla del arte. Espero que, cuando acabe este tiempo, me reciban de vuelta en el mundo de los óleos y las poesías, en el mundo de las óperas y las esculturas. Porque a ese mundo pertenezco tanto o más que al mundo de la política.

Hace algunos años, tras un recorrido por el resguardado Corredor de Vasari, que comunica el Palazzo Vecchio con la Galeria Uffizi en Florencia, tuve la oportunidad de conversar largamente sobre arte con el alcalde de aquella ciudad, el señor Leonardo Domenici.  Al final de nuestra conversación, me dijo sorprendido: “Presidente, usted es el primer político con quien no hablo de política durante mis atenciones de Estado”.  ¡Y cuánto le agradecí que no lo hiciera!, ¡cuánto les agradezco a ustedes esta noche, que me hayan dado un respiro de mis labores habituales, y me hayan acogido en las filas del arte!

Me han dado una razón para seguir luchando. Me han colmado de ilusión y de alegría. Este niño tímido de Heredia les da las gracias, porque hoy me siento como si me escondiera en una esquina de la Cámara de los Esposos, a hacerle compañía a Andrea Mantegna, una tarde hace siglos.

Muchas gracias.

 

 

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Editoriale

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