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Professionisti lombardi nel mondo: Sandro Vaia

Un mantovano alla direzione del piu prestigioso giornale del Brasile e uno dei più importanti di tutta l’America Latina. E’ Sandro Vaia, mantovano nato a Gazzuolo 59 anni fa. Oggi è uno dei giornalisti maggiormente stimati di tutto la nazione ed è conosciuto nel suo ambiente come un uomo di poche ed esatte parole. In questa intervista Vaia narra la sua traiettoria personale, che lo ha portato da un piccolo paese di provincia ad una delle più grandi ed attive città del pianeta.

C'è un mantovano alla testa di uno dei più importanti giornali brasiliani. Il suo nome è Sandro Vaia. Ma come arriva un mantovano a San Paolo ? Sono nato nel 1943 a Gazzuolo. La mia famiglia (padre,madre e altri due fratelli) e’ stata costretta ad emigrare nel 1949 visto che le condizioni politiche del dopo guerra erano sfavorevoli alle aspirazioni dei miei genitori. Abiamo vissuto un anno a Lima,in Peru, e tre anni a La Paz, Bolivia. A partire dal 1954 ci siamo spostati in Brasile. Ho cominciato a lavorare come impiegato in una banca dal 1961 al 1964.

Quando e’ iniziata la sua attivita’ di giornalista?

E’ in questo periodo che inizia la mia carriera giornalistica. Inizio a scrivere per un piccolo quotidiano della cittá di Jundiaí, nello stato di da San Paolo, dove attualmente risiedo. Si chiamava 'Diário de Jundiaí' e oggi non esiste piú. Scrivevo riguardo a fatti di cronaca, notizie sindicali e anche cronache cinematografiche. Alla fine del’ 65, ho saputo che la ditta proprietaria del giornale O Estado de S.Paulo, il piú importante e tradizionale giornale brasiliano, preparava il lancio di una edizione del pomeriggio, con il nome di Jornal da Tarde (Giornale della sera). Ho scritto una lettera al giornale e una settimana dopo mi hanno chiamato. Il primo numero é uscito in edicola nel gennaio del 65.Ho lavorato nel Jornal da Tarde dal ‘65 al ‘84, come reporter, redattore, editore di Economia, Política, Spettacoli, Sport e Cronaca della cittá.

Há avuto altre esperienze, altre a quella all’”Estado”?

Si, dal 1984 al 1988 ho lavorato nella rivista settimanale Afinal,come editore esecutivo e direttore della redazione. Nel 1988 sono ritornato all Gruppo “Estado” come direttore d'informazione dell Agenzia Estado, la piú grande agenzia di notizie del Brasile. In ottobre dell’ anno 2000 sono stato invitato a assumere il posto di direttore della redazione del giornale O Estado de S.Paulo, mia attuale carica.

Che ricordi há della sua prima infanzia in provincia di Mantova?

I ricordi degli anni vissuti a Mantova, purtroppo, si sono allontanati col tempo. Sono emigrato a sei anni, i ricordi si sono un pó strappati.

Torna spesso a Mantova e in Italia?

Sono tornato quattro o cinque volte in Italia. A Mantova ho ancora parenti.L'anno scorso é morta la mia última zia, Mesdea, sorella di mia madre.Ho cugini molto cari che saluto,como Attilio Zanichelli, sua moglie Pina e i suoi figli e altri parenti: Ugo,,Angelo e Mino.

E’ vero che há chiamato “Mantova” una delle sale riunioni dell’Agenzia di notizie dell’”Estado de São Paulo”?

Si, é vero. Una delle sale si chiama Mantova,omaggio alla cittá e alla mia nostalgia. Oggi, la mia sala di lavoro nel giornale é decorata con bellissime fotografie di Piazza Erbe, di Piazza Sordello e del centro storico.

Che cosa pensa del giornalismo italiano, confrontato com quello brasiliano?

Leggo il “Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport” tutti i giorni, perché vengono stampati qui. Quando posso guardo “La Republica” e “L'Espresso” e anche “La Gazzetta di Mantova” attreverso Internet. Mi piaciono le vibrazioni della stampa italiana, um ritmo sempre frenetico, titoli entusiastici , articoli molto ben scritti, molta diversitá di opinioni e molta 'graficitá'. I giornali italiani sono molto vivi. Mi piace specialmente il brio della stampa sportiva, spettacolosa e spettacolare. In Brasile i giornali sono ancora molto burocratici e pesanti.

E la presenza italiana in Brasile? A suo giudizio, e’ ancora viva e bem radicata?

 Si,la presenza italiana é fortissima, nella cultura, nel mangiare, nello sport. Io sono tifoso del Palmeiras,una squadra que si chiamava Palestra Italia e ha dovuto cambiare nome nella Seconda Guerra per via delle discriminazioni subite dagli italiani. Jundiaí,la cittá dove abito,é una cittá di fortissima presenza italiana. Gli italiani che sono arrivati qui nel 1930 erano contadini e hanno portato l'uva. In Jundiaí esiste un Circolo Italiano che ha una corale che canta Va Pensiero nelle chiese. Mangiamo la pizza alla domenica sera e gli gnocchi a pranzo.

Sua moglie, Vera, e’ di origine italiana?

Si. Mi sono sposato con una Saccomani, Vera, nipote di italiani. Mia figlia si chiama Giuliana. Ho ancora un fratello,Ezio,e una sorella,Franca, que abitano nella stessa cittá. Purtroppo i padri sono giá morti, ma siamo tutti in famiglia.Le culture si sono completate.

Nostalgia di Mantova?

Fra due anni compieró 50 anni di Brasile. Sono un tipico ítalo-brasiliano.Nostalgia della terra madre, questo si, ma anche grande amore per la terra adottiva, che é diventata madre anch’essa.

Fabio Veneri

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