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Ricercatori lombardi nel mondo: Cristian Bellodi

Ha 31 anni e lavora a uno studio sul cancro: è dura, ma ho inseguito un sogno. Laureato in scienze biologiche alla Università di Modena

QUISTELLO. Cristian Bellodi ha solo 31 anni e già da sei mesi può vantare di far parte di uno dei maggiori centri di ricerca biologica degli Stati Uniti, l’Ucsf di San Francisco, nel quale in qualità di ricercatore ‘post-doc’, lavora assiduamente per la ricerca sul cancro. Cristian nasce e cresce a Quistello e ben presto sviluppa una passione per le scienze biologiche che lo portano poi a laurearsi presso l’Università di Modena con la lode. «Dopo la laurea - dice - ho lavorato un paio d’anni nei laboratori di ricerca dell’università e ho svolto il servizio civile al policlinico di Modena».

 «In quei laboratori - racconta Cristian - ho cominciato a lavorare sul sistema ematopoietico e in particolare sullo sviluppo dell’hiv. La passione crescente per questa materia, e l’inclinazione a viaggiare trasmessa dai miei genitori, Enzo ed Agnese, sono state la molla per cui sono volato fino a Leicester, in Inghilterra per cominciare la mia carriera da ricercatore».

 Nelle Midlands Cristian lavora per cinque anni fino a conseguire il dottorato di ricerca relativo a tutti gli studi dai lui compiuti sullo sviluppo e cura delle leucemie e dei linfomi. Questo studio assiduo preavvisa già l’obiettivo del giovane quistellese, cioè lo studio del cancro.

 «Volevo concentrarmi sui meccanismi di base che portano allo sviluppo del cancro fino alle sue forme più complesse e aggressive, e il laboratorio di San Francisco rispondeva alle mie esigenze - continua Cristian - entrarne a far parte è stato un traguardo che mi ha permesso di confrontarmi con un ambiente multietnico nonché di essere mentore di dottorandi più giovani».

 Il ricercatore all’estero è molto rispettato, ma la sua scienza viene continuamente messa alla prova, cosicché spesso Cristian si trova a lavorare per tantissime ore al giorno, il weekend e anche la notte se serve, per raggiungere il proprio obiettivo prima di altri laboratori, poiché essi ottengono finanziamenti solo se dimostrano in continuazione di concretizzare le proprie ricerche. Cristian parla di tempi duri, in cui da solo ha puntato esclusivamente sul suo lavoro per affrontare la lontananza da casa, le prime difficoltà con la lingua: «Per inseguire il mio sogno ho dovuto sacrificare affetti, tempo libero. Sia in Inghilterra che negli Usa ho incontrato molti altri italiani come me: il mio stesso capo di laboratorio ora è italiano».

 Eppure, non si sente un cervello in fuga: «Io non sono scappato da nulla, ho solo seguito il mio sogno laddove poteva concretizzarsi, anche oltre le avversità quotidiane. Ora che l’ho realizzato, vorrei poter vedere almeno un giovane italiano che non si abbandoni alla mancanza di stimoli e al qualunquismo, ma che perseveri nelle proprie passioni fino a concretizzarle nel lavoro della sua vita».

 

Ilaria Cipriani 

Gazzetta di Mantova 9 Gennaio 2009

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