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La certezza di essere pianista

Intervista a EMANUELE FRENZILLI a cura di Ombretta Del Monte.

EMANUELE FRENZILLI: un pianista con talento precoce che inizia i suoi studi  i suoi studi musicali in giovanissima età sotto la guida del M° Luigi De Santis.

Successivamente,  prosegue la sua formazione presso la Fondazione Arts Academy di Roma sotto la guida del M° Fausto Di Cesare conseguendo brillantemente il diploma di pianoforte, a soli 18 anni, presso il Conservatorio “S.Cecilia” in Roma.

Ha seguito le masterclass tenute da Lazar Berman, Wayne Marshall, Paul Badura-Skoda, Oxana Yablonskaya, Ede Ivan, Carlo Alessandro Lapegna e Orazio Maione.

Successivamente ha seguito i corsi di perfezionamento tenuti, a Milano, dal M° Vincenzo Balzani.

All’indomani del suo debutto, avvenuto all’età di 13 anni, Emanuele Frenzilli si è esibito in prestigiosi teatri e sale da concerto: Philharmonic Hall di Rousse, Sala istituzionale della Filarmonica di Pazardjik, Ateneu di Bacau, Moerdijkzaal di Rotterdam, Cattedrale di Saint-Merry di Parigi, Teatro Comunale di Fiuggi, Sala Puccini di Milano per la “Società dei Concerti”, Sala Accademica del Conservatorio di S. Cecilia, Auditorium delle Università di Tor Vergata e Roma Tre, Teatro Palladium (spettacolo presentato a Radio Tre Suite), Teatro dei Dioscuri, Basilica di Massenzio (serata finale del Premio Strega 2018), Teatro Keiros, Teatro Arciliuto, Villa Torlonia, Accademia di Danimarca, Teatro di Marcello e Sala Baldini in Roma, Aula Pacis di Cassino, Teatro Nestor di Frosinone (Sala grande), Palazzo Albrizzi di Venezia, Sala Tesoriera di Torino ecc…

Ha collaborato con prestigiose orchestre sinfoniche (Grande Orchestra dell’Opera di Rousse, Kronstadt Philharmoniker, Filarmonica di Oradea, Filarmonica di Bacau, Filarmonica di Pazardjik ecc…) con le quali ha eseguito concerti di Rachmaninov (2 e 3), Beethoven e Liszt. Ha suonato in tutte le più importanti città italiane e nelle maggiori capitali europee conseguendo, sempre, importanti riscontri di pubblico e critica. Ha effettuato numerose registrazioni per importanti enti televisivi e radiofonici fra i quali la Radio Vaticana.

Per quanto riguarda, infine, l’attività discografica, ha preso parte, nel 2005, all'incisione del CD “Antologia 900” e, nel 2007, del DVD “Le nuove leve della musica classica in Italia” prodotto dall’IMAIE.

Nel Marzo del 2012 ha conseguito la laurea di secondo livello in Ingegneria delle Telecomunicazioni con 110 e lode.


*** INTERVISTA ***

Domanda: A 13 anni il tuo debutto. Cosa porti interiormente di quella tua prima esibizione?

Risposta: "Conservo un ricordo bellissimo ed indelebile della mia prima esibizione. Suonai la Polacca op. 53 di Chopin ed ebbi anche un bel successo di pubblico (ammirato, probabilmente, dall’idea di provare a suonare un capolavoro simile in così giovane età). Avevo tanto entusiasmo, passavo molte ore al giorno al pianoforte e mi piaceva misurarmi con opere complesse ed impegnative (denotando, evidentemente, anche una visione abbastanza distorta del concetto stesso di tecnica pianistica). Non suonavo, chiaramente, ad un livello presentabile oggigiorno in un contesto internazionale anche se l’esperienza di quel periodo mi è stata, devo dire, molto utile nel prosieguo della carriera. Ripensando a quegli anni mi viene in mente quello che mi disse, qualche anno fa, un importante didatta e cioè che, a valle di anni di esperienza internazionale, aveva capito che i bambini devono fare Musica… anche male…. Penso che avesse perfettamente ragione."

 

D: Il tuo percorso artistico musicale è segnato dalla precocità dei risultati conseguiti. A 18 anni ti diplomi brillantemente presso il Conservatorio “S. Cecilia” in Roma: Quanto è importante lo studio per un talento musicale?

R: "Lo studio è fondamentale in ogni fase della carriera. Certo, non in tutti i momenti della vita di un artista esso è ugualmente gratificante… Nei primi anni, infatti, si fanno molti esercizi, spesso noiosi, senza poter, immediatamente, raccogliere il frutto del proprio lavoro. Del resto, se nella prima lezione di pianoforte si potessero già suonare gli Studi trascendentali di Liszt, il numero di pianisti in circolazione sarebbe enormemente superiore!

Quando si è in carriera, invece, studiare diventa bellissimo. Sentir venire fuori dal pianoforte del proprio studio quello che, abitualmente, si sente nei concerti è un’emozione unica come, anche, la sensazione di riuscire a trasformare tutte le proprie idee in musica. Come si può immaginare, infatti, ci vogliono anni di studio e di sacrifici prima che questa “traduzione” possa avvenire in maniera fedele e senza necessità di modifiche. E’ bello dire “su questo passaggio vorrei fare tre tipi di pianissimo diverso” ma ciò, chiaramente, presuppone il possesso di una tecnica superlativa della quale, purtroppo, non si dispone in tutte le fasi della crescita artistica."

 

D: La tua formazione accademica è avvenuta con la guida di grandi maestri internazionali come Fausto Di Cesare, Lazar Naumovic Berman, Oxana Yablonskaya e di tanti altri. A chi vuoi dire ancora grazie, a chi vuoi dire avevo ragione io!

R: "Dico grazie a tutti, chiaramente. Certo, i consigli di Berman sono stati cruciali per la mia carriera e, forse, hanno segnato in maniera decisiva il mio pianismo. Avevo circa diciassette anni quando ebbi la fortuna di incontrarlo e non nascondo che molte delle cose che mi disse non riuscii, immediatamente, a metterle in pratica. Aveva una conoscenza formidabile della tecnica pianistica e mi mostrava, spesso, i movimenti che faceva lui per cambiare suono. Io, da parte mia, benché li memorizzassi, non riuscivo sempre a comprenderli fino in fondo. Ero ancora troppo giovane. In questi ultimi anni penso che sto, davvero, raccogliendo il frutto di quelle indicazioni.

La fase, forse, più importante della mia crescita artistica è stata, però, l’inizio dell’attività concertistica. Questa, infatti, mi ha dato l’opportunità di incontrare, in giro per i concerti, tanti grandi pianisti della cui competenza ho sempre approfittato per chiedere consigli e indicazioni. Quello, forse, è stato il momento in cui davvero ho cambiato marcia. I concertisti, rispetto ai didatti, hanno un approccio allo strumento meno teorico e più pratico che nasce, evidentemente, dalla necessità di suonare su un pianoforte diverso praticamente ogni sera. Ci tengono molto alla scelta della diteggiatura ed insistono molto sui concetti di base dello strumento ancora prima che sulla dimensione artistica della performance."

 

D: Hai calcato tanti teatri internazionali: come viene accolto un musicista del tuo calibro all'Estero?

R: "Devo dire che il pubblico, in generale, è sempre molto interessato ad ascoltare nuovi pianisti e, tendenzialmente, cerca di metterti a tuo agio. Ti valuta per come suoni, per quello che riesci a trasmettere e non ha pregiudizi in relazione alla nazionalità o alle idee politiche; del resto, come noto, la musica è un linguaggio universale.

Si riscontrano però, a mio parere, lievi differenze culturali fra i vari Paesi. Il pubblico dell’Est Europa, ad esempio, dà sempre l’idea, più di ogni altro, di essere sensibile alla musica classica. La vede ancora come una filosofia o una religione ed ha un grandissimo rispetto per essa. Nell’Ovest, invece, concepiscono l’arte come una delle numerose componenti della civiltà industrializzata e questa differenza di approccio si avverte in maniera sostanziale.

La prima volta che suonai all’estero coincise, anche, col primo concerto che tenni alla Sala grande della Filarmonica di una città. In quell’occasione ero in cartellone a Pazardjik (Bulgaria), nella Stagione sinfonica, con un direttore d’orchestra russo. Sono momenti in cui davvero tocchi con mano che qualcosa nella tua carriera sta cambiando."

 

D: Quando si capisce che la strada artistica, nel tuo caso (concertistica), può essere il proprio futuro?

R: "Probabilmente nell’istante in cui si prova per la prima volta il brivido dell’Arte e non si riesce più a farne a meno per il resto della propria vita. Io lo provai ad undici anni quando, dopo aver ascoltato gli Studi di Chopin, ebbi la certezza che quello era il mio mondo. Da quell’istante smisi di suonare ed iniziai a studiare."

 

D: Puoi dirci i tuoi sacrifici e le tue soddisfazioni che la musica ti ha dato?

R: "Potrebbe sembrare paradossale ma la cosa più bella di ogni traguardo artistico (piccolo o grande che sia) è il fatto di tornare, il giorno successivo, a studiare. Il nostro, infatti, è un percorso che non è possibile terminare ed, in fin dei conti, è proprio questo a renderlo meraviglioso: scoprirsi ogni giorno socraticamente ignoranti e desiderosi di imparare. Solo chi riesce ad accettare questo compromesso può proseguire spedito lungo l’interminabile via della perfezione…il futuro, poi, appartiene a coloro che hanno creduto nella bellezza e nella grandezza dei loro sogni."

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