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Il nazismo contro l’esperanto.

In occasione della Giornata della Memoria, Graziano Ricagno del Gruppo Esperantista Mantovano, traccia un'interessante ricostruzione dell'ostracismo del regime nazista nei confronti della lingua creata da Zamenhof e delle azioni di resistenza degli stessi esperantisti.

Alcune definizioni naziste:

“esperanto, pericolo mondiale”.

“Gli esperantisti attivi erano quasi per natura nemici dello stato” (Heydrich delle SS),

La lingua esperanto “adatta a rendere ancora più idioti quegli incurabili europei mescolatori di razze”.

“Egli (Zamenhof il fondatore della lingua esperanto ndr) aspirava a realizzare il dominio del mondo….[  ] per mezzo della stessa educazione, gli stessi ideali, convinzioni e finalità, a poco a poco avrebbe condotto ad una generale poltiglia di popoli”.

Sarebbe lungo l’elenco di esperantisti i quali soffrirono nelle carceri e nei campi di concentramento” (tra questi i figli di Zamenhof), per arresti, perquisizioni e torture.

“Nel giugno del 1944 Gustav Weber, già capo delegazione delle Lega Esperantista Internazionale, venne arrestato dalla Gestapo. “Venne inviato al campo di concentramento di Mauthausen dove persino gli ufficiali delle SS non volevano credere che fosse stato arrestato soltanto per l’esperanto.”

Reazioni di esperantisti:

“L’esperanto fu d’aiuto per dare la possibilità di fuggire all’estero di perseguitati politici”

“Nel gruppo berlinese della GLEA (associazioni dei lavoratori esperantisti tedeschi ndr) si sviluppò un gruppo antifascista di resistenza che riuscì a sopravvivere fino al 1944”.

“Anche in Danimarca, delle famiglie ebree minacciate di deportazione, poterono essere avvertite in tempo, grazie a un segreto collegamento telefonico che un soldato tedesco esperantista aveva costruito tra la sede del Capo di Stato Maggiore tedesco e l’abitazione di un amico esperantista danese, che rese possibile ascoltare le conversazioni che avvenivano nella sede dello Stato Maggiore”.

(Da Ulrich Lins “La lingua pericolosa” ed. italiana Tracce)

Anche in Italia i gruppi esperantisti, compreso quello mantovano, ricevettero restrizioni e controlli sulla loro attività e alla fine furono sciolti.

 

Graziano Ricagno

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