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I primi colonizzatori del pianeta e l’origine delle lingue

Tutte le lingue sono nate nella stessa parte del mondo ma non sono simili fra loro come ci si aspetterebbe? Quelle attualmente parlate sono circa 6000, comprese quelle, purtroppo, in via di estinzione per il prevalere di altre più diffuse.

Secondo le più recenti teorie la razza umana sarebbe comparsa in Africa circa 200.000 anni fa; tra i 50.000 e i 70.000 anni fa avrebbe avuto un improvviso salto di qualità nella produzione di utensili e nelle tecniche di caccia. La causa sarebbe da ricercare nella possibilità di comunicare verbalmente, quindi di costruire pensieri astratti e di trasmettere cultura ai contemporanei e ai discendenti. Le nuove energie sarebbero state la spinta per la ricerca di nuovi spazi e l’uomo avrebbe iniziato a muoversi colonizzando il resto del pianeta e dando vita ai progenitori di tutte le razze non africane.

Sembrerebbe quindi l’Africa la culla delle lingue, ma è indispensabile la domanda: come nascono le lingue? E’ una domanda vecchia quanto la capacità degli umani di porsela. Sono possibili due tipi di risposta: una, evolutiva, quando si è udito il primo “versaccio” umano; la seconda, ontologica, come fa un essere umano ad acquisire il linguaggio e la sua comprensione. La seconda domanda potrebbe avere una risposta: secondo Chomsky e i suoi seguaci le abilità linguistiche sono congenite con lo sviluppo del cervello umano. Sarebbero il risultato di una conquista evolutiva della razza umana, secondo alcuni per ottenere il predominio sulle altre. Le capacità congenite spiegherebbero per esempio la straordinaria capacità infantile di apprendere le lingue. Alla prima domanda forse non si risponderà mai.

Quentin Aktinson, ricercatore dell’università di Aukland in Nuova Zelanda, ha mutuato dalla genetica un principio noto come "effetto del fondatore": secondo questa ipotesi, quando si sviluppa una nuova popolazione a partire da un piccolo numero di individui (come è successo per la razza umana), la nuova popolazione gradualmente perde variabilità e complessità genetica. Atkinson ha applicato questa teoria ai fonemi (le unità sonore fondamentali del parlato) di 504 lingue presenti oggi sul pianeta e ha scoperto che i dialetti con il maggior numero di fonemi si parlano in Africa, mentre quelli più poveri in Sud America e su alcune isole del Pacifico. Quindi la teoria fornirebbe la prova che il linguaggio sarebbe nato effettivamente in Africa e si sarebbe diffuso in tutto il mondo, perdendo un po’ dell’originaria ricchezza. La tesi avvalora anche l’idea di un'antica lingua umana comune che si è poi progressivamente differenziata.

Il discorso è complesso, perché è necessaria una premessa: L'origine delle lingue è una realtà avvolta nella nebbia dei millenni: di quelle più antiche non ci sono tracce; gli scienziati possono studiare e affermare qualcosa di sicuro solo su lingue i cui documenti non hanno più di 8.000 anni e per di più sono scritti ufficiali, quindi stesi in lingue dotte e non nella parlata quotidiana. Inoltre le relazioni delle lingue antiche con quelle moderne sono indebolite da millenni di trasformazioni ed evoluzioni. L’inglese, per esempio, riconosce il prof Michael Dunn, del Max Plank Institute in Olanda, è un ibrido di tedesco, scandinavo e francese medievale.

Dunn ed altri, partendo dalla considerazione delle “famiglie” avrebbero costruito anche una specie di albero genealogico delle lingue, ma le correlazioni trovate tra caratteri grammaticali siano molto labili.

Il discorso perciò rimane aperto a nuovi contributi e a nuove scoperte.

P.S: Prima di chiudere l’argomento viene logico chiedersi: prima del linguaggio verbale, comunicavano gli umani? Ci vengono in aiuto gli studi sui primati. Due scienziati del Centro di Ricerca sui Primati Yerkes di Atlanta (Georgia) negli scimpanzé hanno scoperto 18 segnali facciali e vocali e ben 31 gesti diversi. Si può dedurre che, con ogni probabilità, il linguaggio umano ha avuto origine proprio da espressioni gestuali di arti e mani dei nostri antenati primati ed ha avuto un salto di qualità legato alla formazione dei centri del linguaggio tipici dell’uomo.

 

(da una comunicazione nella lista ‘esperantisti-italiani’)

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