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Esperanto, lingua di pace arabo-ebrea

Nel 1914 il dott Zamenhof, l’iniziatore dell’esperanto, scrisse: “Se il nazionalismo dei forti non può crescere, il nazionalismo di deboli è imprudente; entrambi si producono e si sostengono reciprocamente e creano un giro vizioso di dolori da cui l’umanità mai uscirà, se ognuno di noi non offrirà il proprio amore e non si sforzerà di stare su un terreno del tutto neutrale.”

Nell’associazione esperantista di Tel-Aviv “Stella della pace” nel 1924 erano presenti ebrei e arabi. Nello stesso anno Tel-Aviv ospitò la Conferenza Esperantista Mediorientale con molti ospiti stranieri, anche egiziani. Dieci anni dopo, un ebreo fu nominato membro onorario dell’Associazione Esperantista Egiziana.

Le relazioni fra arabi e ebrei in medio oriente allora erano del tutto naturali e nessuno considerava questa amicizia come qualcosa di straordinario. (I protagonisti di quell’epoca sono tutti scomparsi; l’ultimo di loro, ci ha lasciato nel 2002 a 94 anni.)

Nel 1942, quando in Palestina fu necessario preparare materiale didattico, l’ebreo N.B.Havkin pubblicò l’eserciziario di Zamenhof contemporaneamente in arabo e in ebraico.

Nello stesso anno fu rifondata l’Associazione Esperantista Egiziana e, sebbene i soci fossero soprattuto ebrei e stranieri, il gruppo dirigente era quasi completamente arabo.

Fino alla fine della seconda guerra mondiale gli esperantisti mediorientali avevano ben altre preoccupazioni che il locale conflitto interetnico. Solo dopo la fine della guerra si trovano sulla stampa esperantista solo echi del conflitto, mentre la situazione reale era catastrofica: arabi contro ebrei, ebrei contro arabi, inglesi contro tutti e due.

Nonostante tutto, il diffuso giornale ebreo Ha’arec riferì che al congresso della Lega esperantista palestinese a Gerusalemme nell’aprile del 1945 parteciparono ebrei e arabi.

A ottobre del 1952 un intervistato da un giornale ebreo disse che in passato esistevano forti legami di amicizia tra la due associazioni ebrea e egiziana, ma con l’inizio della guerra i contatti cessarono. Il relativamente facile viaggio in treno a Tel-Aviv o a Gerusalemme da Il Cairo dopo il 1948 divenne impossibile.

Ma ancora nel 1979 un giovane israeliano riferì dell’ospitalità ricevuta da un arabo a Betlemme.

Quando fu firmata la pace tra Begin e Sadat, qualcuno potè dire che la pace non ha bisogno dell’esperanto per instaurarsi.

L’autore di questo articolo non è d’accordo. “Il trattato di pace è solo uno scheletro. Sono le relazioni umane che animano la pace; l’esperanto ha fornito un esempio vivente di forti relazioni amichevoli molti decenni prima, dal 1924 al 1948.(queste informazioni sono tratte da un articolo di Libera Folio <Giornale libero> pubblicato da H. Masson 17.11.2012)

 

Ora la convivenza tra arabi ed ebrei è una realtà a Neve Shalom (in ebraico) e Wahat al-Salam (in arabo), OASI DI PACE, dove sono presenti famiglie di religione e nazionalità diverse, dove si dimostra la possibilità di convivenza tra ebrei e palestinesi sulla base della reciproca accettazione, sul rispetto e sulla collaborazione.

Ciò che gli altri dicono dell’OASI DI PACE:

Faisal al-Husseini, capo palestinese: “Mi piacerebbe vedere il tempo in cui questa realizzazione non sia solo tra palestinesi e israeliani ma fra tutti i popoli del Medio Oriente.”

Elie Wiesel, premio Nobel per la pace: “Quando arabi ed ebrei si uniscono, abitano insieme e collaborano, creano un loro miracolo e l’Oasi di Pace è questo miracolo.”

Samuel W. Lewis, ex-ambasciatore USA in Israele: “E’ vero il fatto basilare che arabi ed ebrei possono vivere, lavorare e studiare insieme in armonia.“

Shlomo Lahat, ex-sindaco di Tel-Aviv: “Non ho ancora del tutto introiettato la profonda esperienza a cui mi mi ha sottoposto la visita alla vostra comunità durante la scorsa settimana. Non di frequente ho incontrato persone le cui azioni sono tanto degne d’ammirazione...”

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