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Basket: Podgorica fa storia e vince la sua prima Lega Adriatica

Milano 15 aprile 2018 - Una legge del campionato jugoslavo stabilisce che per portare a casa il titolo di Campione di Jugoslavia non è importante vincere gli scontri diretti, quanto le partite con le squadre di bassa classifica

L'edizione della Lega Adriatica, il campionato di pallacanestro che racchiude il meglio della (ex) Jugoslavia, che si viene a concludere ha dimostrato, tuttavia, che questa legge può anche non valere, e che una squadra come il Budućnost di Podgorica, capace di battere i campioni in carica della Crvena Zvezda di Belgrado (la Stella Rossa) per ben 5 volte su 6 incontri tra Stagione Regolare e finale di campionato, può anche permettersi il lusso di perdere qualche partita di troppo in Regular Season. Basta, "semplicemente", battere i campioni in carica nello scontro diretto.

 

Terminata seconda nella Regular Season, Podgorica, infatti, elimina il Cedevita Zagabria in semifinale con due vittorie casalinghe sui tre match giocati. In finale, i montenegrini incontrano i detentori del titolo della Crvena Zvezda: vinta la prima partita in trasferta a Belgrado, Podgorica viene sconfitta, sempre a Belgrado, nel secondo match in terra serba. Tuttavia, il Budućnost riesce a chiudere la serie tra le mura amiche, con due vittorie casalinghe che non solo laureano il Budućnost campione di Lega Adriatica, ma che garantiscono anche ai montenegrini la qualificazione alla prossima edizione della Eurolega.

Per Podgorica si tratta della prima vittoria in assoluto nella Lega Adriatica: un successo costruito con tanta determinazione e dedizione, sia da parte dei giocatori che della società, che già dall'estate dimostra di avere chiare ambizioni da finale affidando la squadra ad Aleksandar Džikić, esperto allenatore voglioso di riscatto dopo una stagione precedente in chiaroscuro passata alla guida del Partizan Belgrado, culminata con due eliminazioni in semifinale sia nella Lega Adriatica che nel campionato serbo.

 

Džikić ha mano libera nel mercato, e plasma una squadra che risponde alla sue concezione di pallacanestro, fatta di gioco perimetrale e penetrazioni in velocità (molto simile a quello adottato da Jasmin Repeša alla guida della Fortitudo Bologna Campione d'Italia nel 2005). Il tecnico dei blu di Podgorica promuove Nemanja Gordić in regia, una scelta che si rivelerà vincente, al punto da portare il play bosniaco - eccellente tiratore da 3, ottimo lettore di gioco, e autore di giocate personali che lo rendono simile al Djordjević di un tempo - ad essere eletto MVP del campionato. Per il ruolo di guardia, Džikić individua Nikola Ivanović dall'AEK Atene e Kyle Gibson dai Gravelines, mentre, per il reparto lunghi, preleva Filip Barović da Bonn, Justin Dolleman dall'Anadolu Efes, e Kyle Laundry dallo Zenit di San Pietroburgo. I nuovi innesti sono integrati con i confermati Suad Šehović e Petar Popović tra gli esterni, e Zoran Nikolić sotto le plance.

 

La squadra assimila subito il sistema di gioco di coach Džikić, seppur con qualche difficoltà. Vinto il match di apertura in casa contro lo Zadar, Podgorica subisce la prima sconfitta stagionale in trasferta contro l'Igokea alla seconda giornata di campionato, subito riparata con una vittoria casalinga contro il Cibona Zagabria e, sopratutto, con una importantissima vittoria in trasferta contro la Crvena Zvezda, che garantisce al Budućnost l'aggancio ai campioni in carica in testa alla classifica, con tanto di scontro diretto a favore. Galvanizzato dalla vittoria a Belgrado, il Budućnost continua a macinare vittorie, come quelle, in casa, nel Derby di Montenegro contro il Mornar Bar, contro il Cedevita Zagabria, e contro il Partizan Belgrado.

 

La musica sembra cambiare con la sconfitta esterna a Zadar alla prima giornata del girone di ritorno. Tuttavia, gli uomini di coach Džikić rispondono con un filotto di vittorie consecutive, tra cui quella, in casa, contro la Crvena Zvezda, che riconsegna a Podgorica la vetta della classifica in coabitazione con Belgrado, ma con il favore di ben due scontri diretti. Il vantaggio in classifica, tuttavia, dura fino al Derby di ritorno a Bar, dove Podgorica è sconfitta dal Mornar: una sconfitta a cui segue una ulteriore disfatta con la trasferta a Zagrabria contro il Cedevita e, due giornate più tardi, con un passo falso a Belgrado contro il Partizan.

 

Queste tre sconfitte portano il Budućnost a chiudere la secondo posto la Stagione Regolare, alle spalle di una Crvena Zvezda che, escluse le sconfitte con i ragazzi di coach Džikić, si presenta con un ruolino di marcia ben più convincente dei futuri campioni di Lega.

 

La stagione della Crvena Zvezda si presenta come una scommessa più che una conferma, dopo tre titoli di Lega Adriatica vinti nelle ultime tre edizioni. Affetta da problemi di budget, la Zvezda è costretta a smantellare la squadra della stagione precedente che, sotto la guida di coach Radonjić, ha fissato il record di imbattibilita nella Lega Adriatica. Belgrado libera i suoi giocatori migliori (Gudurić va al Fenerhbaçe, Jović al Bayern Monaco, Mitrović al Bamberg, Simonović allo Zenit San Pietroburgo, Kuzmić al Real Madrid, Charles Jenkins al Khimky di Mosca) e, incassata la rinuncia di coach Radonjić, affida la squadra al giovanissimo Dušan Alimplijević, giovane promessa che ha portato, nella stagione precedente, l'FMP Belgrado (squadra satellite della Zvezda) alla finale del campionato serbo. Alimplijević, forse frutto della sua giovane età, cambia la fisionomia della squadra e si affida in maniera massiva a giocatori di scuola USA, francese e canadese: dall'America arrivano il play Taylor Rochestie dal Lokomotiv Kuban, la guardia James Feldeine, e il play canadese Dylan Ennis dal Mega di Sremska Mitrovica. Dal Panathinaikos arriva il centro francese Mathias Lessort, prelevato da Nanterre. Alimplijević porta con sé anche Davidovac, Lazarević ed Apić dall'FMP, e chiude la campagna acquisti con il "botto", ossia con il ritorno di Pero Antić, esterno tiratore liberato dal Fenerhbaçe. I nuovi acquisti vengono integrati con i (pochi) reduci della stagione precedente: la guardia Branko Lazić, promosso a capitano, e gli esterni Milko Bjelica e Nemanja Dangubić sotto le plance.

 

L'americanizzazione di una squadra che la stagione precedente ha fatto della promozione della scuola cestistica serba una filosofia capace di portare risultati concreti consegna alla Zvezda riscontri alterni, con vittorie sui più deboli e sconfitte con le dirette concorrenti. Belgrado gioca una pallacanestro molto fisica e interna, puntando molto sull'aggredire il canestro ed utilizzando il tiro dal perimetro in casi di emergenza. La Zvezda vince le prime tre partite di campionato contro Mornar Bar, Mega e Olimpija Liublijana, ma viene fermata, per due occasioni consecutive, in casa dal Budućnost e in trasferta dal Cedevita Zagabria, alla quarta e quinta giornata di campionato rispettivamente. Risollevato il morale con la vittoria sul Partizan nel Derby di Belgrado, la Zvezda infila un filotto di 9 vittorie consecutive che riconsegnano ai biancorossi la vetta della classifica: un risultato perso con la sconfitta a Podgorica contro il Budućnost, ma poi ristabilito con una vittoria casalinga contro il Cedevita, e un filotto di 8 vittorie consecutive (tra cui quella nel Derby di ritorno contro il Partizan) che consentono ai ragazzi di Alimplijević di chiudere la Stagione Regolare al primo posto.

Chiamata all'impegno in semifinale con la quarta della classe, il Mornar Bar, la Zvezda convince nel primo match casalingo con una vittoria, ma viene sconfitta nella rivincita in Montenegro. Agguantata la finale con la vittoria nella "bella" di semifinale a Belgrado, la Zvezda ritrova il Budućnost che, come noto, riesce a battere solamente una volta nella serie di finale.

 

Oltre alle due principali contendenti della Lega Adriatica, degne di menzione sono altre tre squadre del campionato jugoslavo, a partire dalle due semifinaliste: il Cedevita di Zagabria e il Mornar Bar.

 

Chiamato a migliorare il risultato delle due precedenti stagioni, nelle quali il tandem Mršić-Pozzecco (finiti rispettivamente ad allenare il Bilbao e la Fortitudo Bologna) è riuscito a portare gli arancioni in finale, in entrambe le occasioni perse contro la Zvezda, il Cedevita affida la squadra a Jure Zdovc, vecchio giocatore della virtus Bologna che ben ha fatto nella stagione precedente sulla panchina dell'AEK Atene. Per la gioia di Dragan Šakota (dirigente dell'AEK finto a guidare la squadra, nonché altra vecchia conoscenza del campionato italiano in quanto ex-coach della Fortitudo Bologna), Zdovc porta con sé da Atene il play Leno Ukić, e rafforza il roster con il centro Andrija Stipanović e due americani: il play Will Cherry e il lungo Demetris Nichols. I nuovi acquisti si vanno a sommare ad alcuni giocatori confermati dalla precedente stagione: il play Džanan Musa e i lunghi Marko Arapović e Karlo Žganec.

 

Nuovo roster e nuovi risultati: il Cedevita chiude la Stagione Regolare al terzo posto, con 17 vittorie e 5 sconfitte, e viene eliminato in semifinale dal Budućnost con due sconfitte sulle tre partite della serie.

 

"Devo evitare la retrocessione, e in un campionato di sole 12 squadre l'unico modo per salvarsi è puntare ai playoff" dichiara il coach del Mornar Bar Mihailo Pavićević appena ingaggiato all'inizio della stagione. Detto, fatto: il Mornar ingaggia il centro Uroš Luković dal Partizan (che finirà per essere MVP della squadra), preleva  l'esterno Nemanja Vranješ dal Budućnost, e compra il play Derek Needham da Reggio Emilia. La squadra è competitiva, e inanella 14 vittorie su 22 partite, tanto da consentire il quarto posto in Regular Season, e una qualificazione storica alle semifinali.

 

Ultima squadra degna di essere menzionata è il Partizan. Semifinalista della precedente stagione, l'altra squadra di Belgrado vive una stagione travagliata, con tanto di cambio alla guida della squadra nel corso della stagione che vede avvicendarsi Miroslav Nikolić con Nenad Čanak. La squadra inanella un filotto di tre sconfitte consecutive all'inizio della Stagione Regionale, e il roster fatica ad assimilare uno schema di gioco determinato e convincente. Nonostante i ruotati alterni, il Partizan chiude la Regular Season al quinto posto, fuori dalle semifinali, con 11 vittorie ed 11 sconfitte.

 

Aspetto positivo della stagione dei bianconeri è la performance convincente di Vanja Marinković, play di scuola serba con un buonissimo tiro da tre ed una lettura di gioco. Senza ombra di dubbio, Marinković, già pronto per giocare in altri grandi club europei, dimostra come il Partizan sia una società ancora in grado di sfornare playmaker di livello europeo, come già fatto con il già citato Djordjević, ma anche Vlado Šćepanović e a Miloš Vujanić, già campione d'Italia con la Fortitudo Bologna e campione d'Europa con il Panathinaikos.

 

Matteo Cazzulani

Coordinatore Editoriale

Lombardi nel Mondo

@MatteoCazzulani

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