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“50 x Rio”, il mito di Alex Zanardi in un film documentario

Presentato al Teatro Franco Parenti di Milano, il documentario sulle gesta sportive di Alex Zanardi. Tutta la grandezza dell’uomo e del campione, racchiusa nella medaglia d’oro conquistata nella gara a cronometro e staffetta di ciclismo alle para Olimpiadi 2016 in Brasile

In generale, la normalità non è qualcosa di eccezionale. Questo vale per tutti noi ma non nel caso di Alex Zanardi, ex campione dell’automobilismo formula Uno, nel 2001 sfortunato protagonista di un tragico incidente sul circuito di Lausitzring.

Sono passati 15 anni da quel fatidico giorno, ossia da quando Alex, in testa alla gara, a 13 giri dal termine si vede costretto a rientrare ai box per fare rifornimento. Ciò che accade pochi secondi più tardi è noto a tutti: al suo rientro in pista, l’auto perde il controllo e viene centrata in pieno da quella del pilota Alex Tagliani che sopraggiungeva a tutta velocità. Un impatto tremendo; quello che segue è solo il buio; il coma e i successivi innumerevoli interventi chirurgici e varie settimane di degenza all’ospedale di Berlino.

Un sequel drammatico di drammatiche coincidenze in grado di distruggere l’esistenza di qualsiasi essere umano e della sua famiglia. Ma l’uomo Alex Zanardi, circondato dall’affetto dei suoi cari,  è fatto di una tempra diversa dagli altri comuni mortali; la sua è la peculiarità della straordinarietà. Basti pensare che, a meno di tre mesi dall’incidente del Lausitzring, si è presentato a Bologna per la cerimonia di consegna dei Caschi d’Oro di Autosprint, tra scroscianti applausi e acclamazioni dei convenuti.

Ma ad Alex, stare solo in piedi con l’ausilio delle protesi non basta!

Con la BMW riesce a inventarsi una seconda vita da pilota, vincendo addirittura nel mondiale turismo. Nel giro di breve tempo, Alex scopre il ciclismo handbike e comincia a macinare migliaia di chilometri e allenamenti su allenamenti che nel breve volgere di tempo lo consacrano come migliore atleta nella specialità; un impegno questo portato avanti sempre con passione e determinazione ma anche con disinvolta curiosità per la vita che vale la pena di vivere anche al di là delle avversità e che, per chi è stato meno fortunato di altri, può ancora regalare un abbraccio, un sorriso oppure la gioia di un successo, ancor più se comporta la conquista di medaglie d’oro.

In tutto ciò, un tratto in lui rimane indelebile: il suo eterno sorriso e l’immutata voglia di confrontare se stesso attraverso l’handbike, la specialità paralimpica che meglio di altre gli ha consentito di mettere a frutto le sue innate e mai dimenticate doti di pilota, questa volta su strada.

"Questa medaglia non me l'hanno regalata perché mi chiamo Zanardi. L'ho vinta andando a 43 all'ora di media e con la forza delle sole braccia”. Così spiega l'ex pilota di F1, oggi fortissimo atleta di handbik.

La moglie Daniela, esce dalla sala quando viene chiamata dal palco, in omaggio alla sua riservatezza. La mamma Anna, scoppia a piangere quando Alex la ringrazia insieme al papà Dino che gli ha fatto da maestro nella capacità di mettere a punto la sua personale bicicletta. Il figlio Niccolò, si alza in piedi quando viene ricordata la scena dove compare nel documentario. Seduto in prima fila c’è Vittorio Podestà, l'atleta paralimpico che ha trasmesso ad Alex la passione per l'handbike dopo un fortuito incontro all'autogrill: "Avevo parcheggiato la mia macchina dietro alla sua BMW credendo che fosse il solito sbruffone che occupa il posto dei disabili". Poco più indietro il suo preparatore Francesco Chiappero con cui Alex condivide meticolosissime sedute di analisi dati. Ma il vero personaggio è Mario Valentini, incontenibile e simpaticissimo CT della Nazionale paralimpica di ciclismo, vincitore di ben 41 ori tra Mondiali e Olimpiadi.

Il documentario restituisce verità date spesso per scontate perché ormai Alex Zanardi sembra un'icona dell'impossibile.

A Rio, il cinquantenne atleta bolognese ha battuto altri più giovani di lui: nessun altro sportivo è riuscito a vincere un oro a 50 anni!

Impressionanti i passaggi del documentario quando riprendono Zanardi impegnato ad allenarsi dentro una galleria in mezzo alle macchine, oppure lanciato su strade trafficate. Volutamente la gara di Rio fa quasi da sfondo anziché essere l'elemento principale della narrazione: dura pochi secondi la ripresa della volata di Rio e della premiazione per gli ori individuali e staffetta. Quello che nel documentario emerge di più su altri aspetti, è la preparazione atletica alla luce delle difficoltà di ogni giorno che vengono superate attraverso gesti di incredibile abilità: Alex che si fa la barba issandosi sul lavandino oppure fa benzina appoggiato sul finestrino posteriore della sua macchina. Molto emozionanti anche le riprese video degli allenamenti in cui Zanardi si vede intento ad osservare l'orizzonte con accanto la sua handbike. "E adesso penso ai prossimi obiettivi e alle Paraoimpiadi di Tokyo 2020".  E … scusate se è poco!

Di Maurizio Pavani

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