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Celestino Usuelli, il milanese volante

L' uomo che scavalcò le Alpi nel novembre del 1906 in pallone è passato anche alla storia per le sue imprese nelle Ande, in particolare in Ecuador

Celestino Usuelli nasce a Milano l'8 aprile 1877. «Un gigante nella storia del più leggero dell' aria»; così è stato definito. Ma un gigante, occorre riconoscerlo, del tutto ignorato. Al di fuori degli storici e dei protagonisti dell' aviazione, pochi conoscono il suo nome. Eppure è un nome legato a straordinarie ed avventurose imprese sportive, compiute sia come alpinista, sia come pioniere dell' aeronautica.

L' impresa, di cui ricorre oggi il centunesimo anniversario, è la prima trasvolata delle Alpi, avvenuta a bordo di un pallone sferico, il 6 novembre 1906. Nell' ambito delle numerose manifestazioni organizzate per la Esposizione Internazionale di Milano, la Regina Margherita di Savoia, da pochi anni vedova del Re Umberto I, aveva promosso una gara internazionale di palloni sferici, avente come base di partenza la città di Milano e come meta di arrivo una qualsiasi località, purché posta al di là della catena alpina. Celestino Usuelli, con il compagno Carlo Crespi, si solleva in pallone dall' Arena di Milano, supera la catena delle Alpi e dopo quattro ore di volo impegnativo atterra felicemente ad Aix Les Bains in Francia. Nella traversata, durante la quale il pallone raggiunge l' altezza di 6000 metri, e la temperatura scende a 30° sotto zero, il compagno di viaggio, affetto da un violento mal di montagna, si accascia sofferente sul fondo della navicella (un cestino di vimini appeso sotto l' involucro del pallone), mentre Celestino Usuelli senza mai perdere il controllo della navigazione, indovina e sfrutta il percorso dei venti e si fa trasportare nella direzione voluta.

Da dove proviene questa sua straordinaria competenza nel campo dei fenomeni meteorologici e delle condizioni climatiche? Da dove questa sua non comune assuefazione all' aria rarefatta, alla scarsità di ossigeno, al freddo polare? La risposta va ricercata nell' intenso allenamento da lui acquisito durante le numerose ascensioni compiute nelle Ande del Sud America. Ancora giovanissimo infatti, durante gli intervalli di una intensa attività commerciale intrapresa negli Stati dell' America centro-meridionale, Usuelli (1873-1926) prepara, finanzia e organizza la scalata di molte fra le più alte vette delle Ande. Nel 1901 è il primo alpinista del mondo a scalare in Perù la vetta coperta di neve del vulcano Chachani, alto 6.250 metri. Nel 1903 è il secondo del mondo - dopo l' inglese Whymper, già vincitore della vetta del Cervino - a scalare in Ecuador la più alta vetta delle Ande, il cratere ghiacciato del vulcano Chimborazo, alto 6.500. La fortunata trasvolata delle Ande era stata preceduta, pochi mesi prima, da una sfortunatissima, anzi tragica, ascensione nei cieli del mare Adriatico. Partito da Milano nel giugno del 1906, con a bordo due amici aeronauti, il pallone di Usuelli, trascinato da un vento di estrema violenza, precipita al largo di Ancona e si inabissa nelle acque del mare in tempesta. I due compagni non sopravvivono. Usuelli a stento riesce a scampare. Eppure, nonostante la sconfitta sportiva ed il dolore morale, non si dà per vinto; riprende a partecipare alle gare di pallone, e pochi mesi dopo vince la Coppa Regina Margherita, dando una straordinaria prova di forza, di tenacia, di coraggio.

La sua partecipazione alle principali gare internazionali per aerostati continua anche negli anni successivi: nel 1909 si iscrive alla famosa Coppa Gordon Bennet, la più importante gara internazionale di palloni. Nel 1912, presentatosi di nuovo alla stessa gara, vince la medaglia d' argento. Dopo l' attività di alpinista e dopo le ascensioni in pallone, Celestino Usuelli si impegna nella progettazione di dirigibili e diviene presto un costruttore di grande competenza. Installato un laboratorio alla periferia di Milano, in zona Bovisa, inizia la produzione dei primi prototipi e, dopo averli sufficientemente perfezionati, li vende all' Esercito Italiano, il quale li usa per particolari operazioni belliche, come l' avvistamento di truppe in alta montagna e l' osservazione di sommergibili in alto mare. Molto efficiente in queste operazioni si dimostra il dirigibile U5, impiegato ripetutamente per tutta la durata della prima guerra mondiale. Finita la guerra si presenta l' angosciosa necessità di trovare un lavoro per quanti, negli anni precedenti, erano stati impegnati nell' industria militare.

Il dirigibile, da strumento di guerra, viene destinato ad usi civili. Lo Stabilimento di Costruzioni Aeronautiche (SCA), collocato alla periferia di Roma, inizia nell' anno 1919 la costruzione del più grande dirigibile realizzato in Italia: il T34, battezzato "Roma". Il dirigibile ottiene un tale successo internazionale da convincere gli Stati Uniti ad acquistarlo ed usarlo nei loro cieli al di là dell' Oceano. Pochi anni dopo Usuelli costituisce una società di navigazione con tre grandi personaggi dell' Aeronautica Italiana: Gaetano Arturo Crocco, Umberto Nobile, Eugenio Prassone. La società si propone di aprire una linea di passeggeri tra Europa ed America; ed avvia lo studio di una dirigibile molto più grande del T34: il T120.

Nel 1926 il progetto è pronto, ma sfortunatamente non viene mai realizzato, sia per difficoltà di finanziamento fatte presenti dal governo di Mussolini, sia per la morte improvvisa di Celestino Usuelli, avvenuta alla età di quarantanove anni, per un banale incidente d' auto. La stima di Usuelli per Nobile, di cui era collega e amico, era molto alta, ed era soprattutto motivata dalla grande competenza di ingegneria aeronautica che Nobile possedeva. Meno convinto era il suo giudizio sulle conoscenze climatiche e meteoriche che Nobile, come comandante di dirigibili, avrebbe dovuto avere, e che, purtroppo, nella tragica spedizione al Polo Nord dell' anno 1928, dimostrò di non possedere. Usuelli è un convinto sostenitore delle prestazioni che offre il dirigibile, mezzo di trasporto "più leggero dell' aria"; e lo preferisce all' aeroplano, sensibilmente più pesante dell' aria. Le due diverse concezioni di trasporto aereo convivono, con pari successo, fino al periodo compreso fra la prima e la seconda guerra mondiale. In seguito il più "pesante dell' aria" prevale e si impone definitivamente. Lo dimostrano gli innumerevoli aerei che oggi solcano i cieli di tutto il mondo. Eppure il destino del dirigibile non è ancora morto.

Per trasporto di merci voluminose o pesanti, il dirigibile può sostituire vantaggiosamente gli ingombranti autocarri che invadono le autostrade e minacciano la sicurezza delle automobili. Per viaggi di turismo o crociere marine il dirigibile può sostituire i debilitanti autopullman o le navi da diporto, ed offrire insolite possibilità di movimento, di sosta, di vedute panoramiche. Sarebbe la rivincita del più leggero dell' aria, ed un parziale riconoscimento di quanto era sempre stato sostenuto con convinzione da Celestino Usuelli.

 

JACOPO GARDELLA www.repubblica.it

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