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Convegno alla Sapienza “Le parole per dirlo. Migrazioni, comunicazione e territorio”

Un confronto critico ed interdisciplinare, di forte spessore scientifico e culturale, quello emerso all’Università La Sapienza durante il convegno “Le parole per dirlo. Migrazioni, comunicazione e territorio”, svoltosi il 22 settembre presso la Sezione di Geografia del Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche.

L’università ha chiamato a sé ed ha coinvolto molti rappresentanti delle Istituzioni e dell’amministrazione locale, oltre a studiosi e accademici, affinché dall’incontro scienza-società potessero scaturire nuove consapevolezze per un governo attento del territorio. Ideato e presieduto dalla Prof.ssa Flavia Cristaldi, docente di Geografia delle Migrazioni della Sapienza, l’evento ha messo in luce la possibile ambiguità del linguaggio nella trattazione delle migrazioni, il verosimile uso manipolatorio delle parole ma, allo stesso tempo, ha evidenziato le potenzialità che possono scaturire da una lettura profonda dei termini legati ai processi.

Ad aprire i lavori il Direttore del Dipartimento, il Prof. Di Giovine, glottologo, il quale ha sottolineato la complessità del rapporto esistente tra linguaggio e migrazione. Il linguaggio come segno, come identità, come nome di luogo, come storia, ha preso vigore nell’esposizione di Mina Cappussi e Tiziana Grassi, ideatrici e curatrici del Primo Dizionario dell’Emigrazione Italiana. Le due giornaliste hanno anticipato alcuni dei contenuti dell’opera corale che ha visto al lavoro decine e decine di studiosi, impegnati da tempo e in varie discipline, nello studio delle migrazioni evidenziando come alle parole dell’emigrazioni si affianchino i segni e i sogni dei migranti. Flavia Cristaldi ha sottolineato il legame esistente tra linguaggio e territorio, legame che si è manifestato nei processi di territorializzazione attuati dai nostri emigranti nel momento in cui hanno dato i nomi ai luoghi abitati, alle baie, alle strade, alle chiese, disseminando segni d’italianità per il mondo, costruendo città che portano l’italianità nel loro nome.

Il rapporto con il territorio emerge chiaramente anche attraverso l’uso improprio dei termini con i quali si individuano gli immigrati. Attraverso l’esempio dell’utilizzo del termine extracomunitario per individui immigrati da Stati oggi appartenenti all’UE, Cristaldi ha evidenziato la scarsa consapevolezza geografica che ne sottintende l’uso improprio, così come Franco Pittau, della Caritas/Migrantes, nel presentare il Rapporto EMN Glossario Migrazione e Asilo, ha affermato che “si può usare un vocabolo di per sé neutro in senso connotativo o spregiudicativo e tutto dipende dalle intenzioni dei singoli”. Delfina Licata, in qualità di curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo 2011, ha affrontato il tema degli stereotipi legati alle vecchie emigrazioni e ha concluso l’intervento ricordando come le storie individuali possano diventare universali attraverso il linguaggio poetico.

Marco Bruno, in rappresentanza di un gruppo di sociologi della Sapienza da anni impegnati nello studio della comunicazione attuata dai mass media sui problemi legati alle migrazioni, ha raccontato al folto pubblico l’esperienza della Carta di Roma, Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti con i quali i giornalisti s’impegnano ad utilizzare un linguaggio corretto nei loro articoli e nei programmi televisivi. Dal momento che la disinformazione passa anche attraverso la non informazione, la geografa Flavia Cristaldi ha invitato i giornalisti ad inserire nei loro lavori le carte geografiche, affinché sia possibile localizzare anche visivamente gli eventi narrati per sviluppare una consapevolezza spaziale del Pianeta Terra e dei suoi abitanti. I due rappresentanti delle Istituzioni legate al Comune di Roma, Folco Cimagalli della Fondazione Roma Solidale e Valentina Fabbri del Programma Integra, hanno efficacemente evidenziato il ruolo degli Enti locali nel processo di accoglienza e d’integrazione degli immigrati. Carlo Brusa, dell’Università del Piemonte Orientale, ha ricordato come la scienza geografica sia impegnata ormai da più di un secolo nell’analisi del fenomeno migratorio, essendone in grado di leggere, scomporre, interpretare e indicare i percorsi per la gestione della complessità. Un pomeriggio ricco di stimoli, nel quale le parole sono state segni, strumenti e metafore, che si è concluso con l’invito di Flavia Cristaldi a continuare il confronto, a non cadere nell’assuefazione e a non usare il silenzio per scivolare nell’indifferenza.

Fonte: www.litaliano.it

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