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Luna e Marte: ecco perché gli Stati Uniti hanno ripreso la corsa allo spazio

Si torna sulla Luna, dunque, e forse anche su Marte. Queste sono alcune delle line-guida della politica spaziale dell'Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump: una serie di iniziative atte a riprendere un percorso di esplorazione umana dello spazio che, come spiegato dal Vicepresidente degli Stati Uniti d'America, Mike Pence, durante un evento pubblico presso i quartieri generali della NASA, il 23 Agosto scorso, mira a rilanciare un progetto alquanto ambizioso e costoso

 

 

di Matteo Cazzulani - Coordinatore Editoriale, @MatteoCazzulani

 

 

Come spiegato dal Vicepresidente Pence, che Trump ha posto alla guida del suo progetto di politica spaziale, gli Stati Uniti d'America intendono inviare astronauti statunitensi sulla Luna, oltre che realizzare una base spaziale permanente orbitante la Luna. Questa Stazione Spaziale attorno al nostro satellite naturale, a partire dal 2024, dovrà permettere la realizzazione di ulteriori missioni di esplorazione umana dirette, sopratutto, su Marte.

L'annuncio di Pence de facto riattiva la missione principale del programma Apollo, che gli Stati Uniti hanno avviato negli anni Sessanta per portare astronauti sulla Luna e, così facendo, vincere la concorrenza dell'Unione Sovietica, che, nel frattempo, era riuscita ad inviare il primo mammifero, la cagnolina Laika, oltre l'atmosfera terrestre, a lanciare il primo satellite artificiale, lo Sputnik, e, infine, a permettere al primo umano, Yuri Gagarin, di viaggiare nello spazio ed orbitare attorno alla Terra.

La missione Apollo, terminata nel 1972 per ragioni di bilancio, non ha tuttavia avviato un'esplorazione umana dello spazio costante e duratura. Decidendo, oggi, la ripresa della dell'esplorazione umana dello spazio, Pence pone l'Amministrazione Trump nel solco di una lunga tradizione di programmi spaziali sostenuta in maniera vigorosa, a partire dalla fondazione della NASA negli anni Cinquanta, da alcuni dei principali Presidenti degli Stati Uniti d'America.

 

Da Kennedy a Obama, passando per Nixon, Reagan e i Bush

Ad avviare la corsa allo spazio e l'esplorazione umana di mondi extraterrestri è il Presidente democratico John Fitzgerald Kennedy che, con un discorso dinnanzi al Congresso, lancia il progetto Apollo con il chiaro obiettivo di portare un astronauta statunitense sulla Luna. Kennedy formula il suo discorso il 25 Maggio 1961, ossia sei settimane dopo il viaggio di Gagarin che, il 12 Aprile 1961, sancisce il primato dell'Unione Sovietica nella corsa allo spazio.

Per ragioni di prestigio, ma anche e sopratutto di predominanza militare nello spazio, Kennedy pone alla guida della sua politica spaziale il suo Vicepresidente in persona, Lindon Johnson. Divenuto Presidente in seguito all'assassinio di Kennedy nel 1963, Johnson cerca di implementare il programma Apollo, ma deve fare fronte alla carenza di risorse dovuta alla concomitante guerra nel Vietnam.

Il Presidente che porta alla realizzazione del progetto Apollo è Richard Nixon, sotto la cui Amministrazione avvengono tutti gli allunaggi a partire dal 16 Luglio 1969, quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin compiono i primi passi di un umano su un corpo celeste al di fuori della Terra. Nonostante una lunga serie di sbarchi sulla Luna, Nixon, di appartenenza repubblicana, decide di sospendere il progetto Apollo nel 1972 per destinare più risorse al progetto Shuttle che, secondo le previsioni, avrebbe permesso la realizzazione di moduli per l'esplorazione spaziale sicuri e all'avanguardia. Nixon arriva anche a stilare un accordo di collaborazione con l'Unione Sovietica che, nel 1975, porta alla missione-pilota congiunta USA-URSS Apollo-Soyuz.

Il progetto Apollo non viene ripristinato poiché un altro Presidente repubblicano, Ronald Reagan, ritiene necessario incrementare la partecipazione di privati nell'esplorazione spaziale, così da ridurre le uscite del Governo Federale destinate al budget della NASA. Reagan si fa, altresì, portatore di una visione dell'esplorazione spaziale abbastanza militarizzata, arrivando, nell'ambito della sua Iniziativa di Difesa Spaziale, a destinare ingenti risorse ad un programma di sistema balistico di difesa: uno "scudo spaziale" che avrebbe dovuto difendere gli Stati Uniti ed i Paesi della NATO da possibili aggressioni balistiche da parte del blocco sovietico.

La visione di Reagan viene parzialmente modificata dal suo successore, George Bush senior, un repubblicano che, dopo avere servito da Vicepresidente per Reagan, lancia l'Iniziativa di Esplorazione Spaziale. Questo programma avrebbe dovuto portare alla realizzazione di una base spaziale permanente, la Freedom, ed alla conseguente presenza permanente di umani sulla Luna. L'iniziativa del Presidente Bush prevede anche una missione umana su Marte entro il 2019.

A cambiare il paradigma della politica spaziale americana ci pensa il democratico Bill Clinton, che postula un nuovo corso basato sull'esplorazione scientifica atta a conoscere al meglio il Sistema Solare per mezzo di un'esplorazione sia umana che robotica. La politica spaziale di Clinton porta, da un lato, all'avvio dei lavori per la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale nel 1998. Dall'altro, la NASA inizia tuttavia a concentrarsi quasi unicamente su missioni interplanetarie effettuate per intero da robot e satelliti.

Il paradigma della politica spaziale americana cambia ancora con l'arrivo alla Casa Bianca del repubblicano George Bush junior, che rispolvera la visione militaristica dell'esplorazione spaziale propria dell'era Reagan con la riproposizione di uno scudo spaziale in Polonia e Repubblica Ceca atto a difendere la NATO da possibili attacchi balistici da parte di Iran e Corea del Nord (ed anche, in maniera non dichiarata, dalla Russia). Bush, inoltre, nel 2004 propone una sua Visione per l'Esplorazione Spaziale, che prevede il ritorno degli umani sulla Luna entro il 2020 e, successivamente, l'organizzazione di una missione umana su Marte.

La musica cambia nuovamente con l'elezione del democratico Barack Obama nel 2009, che mette in soffitta lo scudo spaziale di Reagan e Bush, e propone una road map più cauta, mirante a portare gli umani su un asteroide entro il 2025 e, successivamente, anche su Marte. Obama, tuttavia, mantiene l'impostazione di Reagan e Bush in merito alla partecipazione dei privati nella politica spaziale statunitense. Tale decisione, tuttavia, dopo la fine del progetto Shuttle nel 2011 porta la NASA a dipendere unicamente dall'agenzia spaziale russa Roscosmos per potere inviare i propri astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

 

La logica della Guerra Fredda ancora di moda

Oltre al lato politico, lecito sottolineare il lato filosofico-culturale con il quale il Vicepresidente Pence ha presentato la ripresa del percorso di esplorazione umana dello spazio. Si tratta, infatti, di una visione fortemente ancorata ad un pensiero evangelico che il Vicepresidente statunitense, un cattolico di origini irlandesi convertitosi al protestantesimo, condivide con alcuni dei Presidenti USA menzionati poco sopra.

Durante la presentazione dell'iniziativa spaziale, Pence ha citato il passo della Genesi nel quale Dio crea l'Universo e poi la Terra, sottolineando come l'interesse verso stelle e pianeti, e dunque l'esplorazione dello spazio, sia, a suo avviso, un'attività ispirata dalla Bibbia. Tale attività si collocherebbe inoltre in continuità con le scoperte geografiche sulla Terra che portarono, tra l'altro, alla costituzione degli Statu Uniti d'America.

Riferimenti al valore biblico dell'esplorazione spaziale sono stati propri anche di Kennedy, Johnson, e dei due Bush. Questa lettura religiosa dell'esplorazione spaziale era opportuna al fine di presentare il programma Apollo come un'iniziativa simbolica del mondo occidentale "cristiano" anteposta ad un simile programma di esplorazione spaziale attuato da quella che era considerata essere l'icona dell'ateismo: l'Unione Sovietica.

I successi nell'esplorazione spaziale della NASA erano, così, presentati come successi della religione sull'ateismo: una visione, alquanto manichea, tipica della Guerra Fredda.

Il fatto che il Vicepresidente Pence abbia ripristinato tale retorica lascia trasparire quanto gli Stati Uniti ritengano necessario dare nuovo impulso alla politica spaziale.

La Cina, ma anche la Russia e l'India, negli ultimi anni hanno infatti compiuto importanti passi in avanti che, ad oggi, mettono in discussione il primato nell'esplorazione spaziale degli Stati Uniti: per la prima volta dai tempi di Gagarin.

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