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I grandi della cultura lombarda. Virgilio: la guida astronomica di Dante

Scrivere un pezzo su Virgilio non è mai facile (specie se per un giornale online), tenendo conto della mole di opere e scritti che ne analizzano, in maniera adeguata, vita ed attività letteraria. Per questo, ed anche per aderire alla campagna di pubblica lettura della Commedia di Dante (una iniziativa lanciata dal letterato argentino Pablo Maurette sotto l'hashtag #Dante2018 per promuovere la cultura italiana nel mondo, alla quale la redazione di Lombardi nel Mondo ha aderito con convinzione), lecito analizzare la figura di uno dei padri della cultura lombarda in base al ruolo, importantissimo, attribuitogli da Dante Alighieri come guida nell'Inferno e in gran parte del Purgatorio.

In primis, tuttavia, una breve biografia per inquadrare un lombardo dalla straordinaria capacità letteraria. Publio Virgilio Marone nasce nei pressi di Mantova il 15 Ottobre del 70 AC da famiglia probabilmente di modeste origini. Dimostrata una viva attenzione per la filosofia, Virgilio studia a Cremona, Mediolanum (oggi Milano), Roma e Neapolis (oggi Napoli), dove entra in contatto con le tendenze filosofiche e letterarie dell'epoca. Giunto a conoscenza della perdita, da parte della sua famiglia, della casa natia, in seguito alla vittoria di Ottaviano nella guerra civile, Virgilio compone le Bucoliche, componimento poetico improntato su tematiche prettamente pastorali a ricordo della sua infanzia e del suo luogo d'origine.

 

Il più importante componimento di Virgilio è, tuttavia, l'Eneide: poema epico, commissionato con tutta probabilità dall'Imperatore Augusto, che narra le vicende di Enea, importante esponente della società troiana, figlio della dea Venere, dalla caduta di Troia alla fondazione di Roma. Virgilio, che compone l'Eneide prendendo spunto dai due grandi poemi epici di Omero (l'Iliade e l'Odissea) si reca in Grecia per perfezionare il suo Poema. Tuttavia, al suo ritorno nella penisola italiana contrae una febbre che lo porta alla morte, nel 19 AC, a Brindisi.

 

Cantore dell'ascesa di Roma e del potere imperiale ad essa collegato, emblema della razionalità umana, e per alcuni anche profeta della venuta di Cristo (Quarta Bucolica), Virgilio esercita un importantissimo ascendente su Dante, che lo identifica come proprio Maestro e guida nel suo viaggio, attraverso l'aldilà, raccontato nella Commedia. Per Dante, tuttavia, Virgilio non è solamente una guida presso Inferno e Purgatorio, ma ricopre un significato fondamentale nel comunicare alcune conoscenze avanzate per l'epoca, sopratutto nel campo dell'astronomia. Dante, che compone la Commedia attorno all'anno 1300, inserisce infatti una serie di accurate annotazioni astronomiche che dimostrano una conoscenza molto dettagliata di tale scienza, ovviamente influenzata dalla teoria geocentrica Tolemaica.

 

Oltre a segnalare il movimento di Sole, Luna e pianeti tra le costellazioni dello Zodiaco, Dante, assieme a Virgilio, si sofferma sulla descrizione di costellazioni all'epoca sconosciute. Nel Canto Primo del Purgatorio, una volta approdato ai piedi della montagna purgatoriale, che è ubicata nell'emisfero australe agli antipodi di Gerusalemme, Dante, osservando il cielo poco prima dell'alba, riporta i seguenti, famosissimi versi:

 

 

Lo bel pianeto che d’amar conforta

faceva tutto rider l’oriente,

velando i Pesci ch’erano in sua scorta.                         21

 

I’ mi volsi a man destra, e puosi mente

a l’altro polo, e vidi quattro stelle

non viste mai fuor ch’a la prima gente.                          24

 

Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:

oh settentrional vedovo sito,

poi che privato se’ di mirar quelle!                                 27

 

 

Se per Bel Pianeto non si hanno dubbi nell'identificare il pianeta Venere (che appare agli osservatori come l'astro più brillante del cielo, osservabile o all'alba, come in questo caso, o al tramonto), per quanto riguarda le QuattroStelle, che Dante osserva in direzione sud, non si hanno problemi ad identificare le stelle della Croce del Sud: costellazione circumpolare tanto riconoscibile da essere stata riportata sia dalle primissime cronache dei navigatori negli oceani del sud del mondo, che sulle bandiere di alcuni Stati dell'Emisfero Australe, Australia, Nuova Zelanda e Brasile in primis.

 

Conosceva, dunque, Dante la Croce del Sud in un periodo in cui l'Emisfero Australe non era stato ancora esplorato? Il mistero viene risolto, dalle interpretazioni tradizionali, con una lettura simbolica delle Quattro Stelle come allegoria delle quattro virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza). Tuttavia, resta alquanto curioso come un osservatore preciso di stelle e costellazioni come Dante abbia potuto attribuire alle Quattro Stelle un valore unicamente simbolico.

 

A risolvere il dubbio arriva proprio Virgilio, che nel Canto VIII illustra a Dante (impegnato in una conversazione con Sordello, poeta mantovano in lingua provenzale) come le Quattro Stelle ruotino attorno al Polo Sud celeste nella parte opposta rispetto a Tre Facelle che attirano l'attenzione dell'Alighieri.

 

Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,

pur là dove le stelle son più tarde,

sì come rota più presso a lo stelo.                                 87

 

E ‘l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».

E io a lui: «A quelle tre facelle

di che ‘l polo di qua tutto quanto arde».                         90

 

Ond’elli a me: «Le quattro chiare stelle

che vedevi staman, son di là basse,

e queste son salite ov’eran quelle».                              93

 

Le interpretazioni tradizionali riducono la questione con la solita, presunta allegoria, tale per cui le Tre Facelle raffigurerebbero le tre virtù teologali (Fede, Speranza, Carità) in opposizione alle Quattro Virtù Cardinali rappresentate dalle Quattro Stelle. Tuttavia, ignorare un'accuratezza astronomica nelle osservazioni di Dante è riduttivo, sopratutto se considerato che, nel cielo australe, all'opposto della Croce del Sud vi sono effettivamente tre Facelle (nota bene: "Facelle" e non "Stelle") che ruotano anch'esse attorno al Polo Sud in maniera circumpolare: la Grande e la Piccola Nube di Magellano, (galassie satellite della Via Lattea visibili ad occhio nudo) e Achernar (la stella più brillante della costellazione dell'Eridano).

 

Oltre a fornire a Dante una spiegazione appropriata della disposizione delle costellazioni circumpolari dell'Emisfero Australe e del loro movimento (costellazioni che non possono essere osservate dall'Emisfero Boreale alle latitudini dell'Italia), Virgilio, precedentemente nel Canto IV, spiega all'Alighieri -sorpreso nell'osservare il sole più vicino all'orizzonte Nord rispetto che a quello Sud, come invece avviene nell'Emisfero Boreale- anche il movimento apparente delle costellazioni rispetto ai poli.

 

Li occhi prima drizzai ai bassi liti;

poscia li alzai al sole, e ammirava

che da sinistra n’eravam feriti.                                       57

 

Ben s’avvide il poeta ch’io stava

stupido tutto al carro de la luce,

ove tra noi e Aquilone intrava.                                          60

 

Ond’elli a me: «Se Castore e Poluce

fossero in compagnia di quello specchio

che sù e giù del suo lume conduce,                              63

 

tu vedresti il Zodiaco rubecchio

ancora a l’Orse più stretto rotare,

se non uscisse fuor del cammin vecchio.                    66

 

Prese come esempio le stelle principali della costellazione dei Gemelli (alla quale Dante è particolarmente legato), Virgilio illustra come un osservatore situato nell'Emisfero Australe sia portato a vedere la costellazione dei Gemelli molto bassa verso l'orizzonte Nord, mentre l'osservatore ubicato nell'emisfero Nord osserva i Gemelli molto alti nel cielo (decisamente più vicini allo Zenit).

 

Virgilio, dunque, è per Dante la voce con la quale l'Alighieri comunica un sapere astronomico decisamente più avanzato rispetto alle conoscenze dell'epoca: una lettura che rende riluttanti i commentatori tradizionalisti, ma che, alla luce di un'analisi della Commedia basata sulla geografia astronomica (una scienza che Dante dimostra di conoscere molto bene, ed alla quale si ispira nel comporre la Commedia) sembra essere tutt'altro che peregrina.

 

Resta, tuttavia, una questione da risolvere: come faceva Dante a conoscere le stelle circumpolari dell'Emisfero Australe due secoli prima che i primi navigatori riportassero l'esistenza della Croce del Sud e delle Nubi di Magellano? La riposta resta un mistero, così come la figura di Dante di per se è, tuttora, tra le più enigmatiche della storia. Con tutta probabilità, tale spiegazione può essere risolta da un altro lombardo come Gherardo da Cremona, traduttore dell'Almagesto di Tolomeo, che Dante avrebbe avuto modo di consultare. Dante, altresì, avrebbe potuto attingere da fonti arabe di navigatori che avrebbero riportato la presenza della Croce del Sud.

 

Mistero a parte, resta senza ombra di dubbio che Dante giovasse di una fama di conoscitore del cielo australe da parte di quegli stessi navigatori che, una volta osservato il cielo australe per la prima volta, non esitarono a collegare la Croce del Sud con le Quattro Stelle riportate da Dante nella Commedia, fornendo, così, alle spiegazioni di Virgilio una connotazione tanto reale quanto precisa.

 

Un esempio lampante è la descrizione che Amerigo Vespucci diede della Croce del Sud in una lettera inviata a Lorenzo di Pierfancesco De' Medici nel 1500 (due secoli dopo la composizione della Commedia):

 

"Mi pare che il Poeta in questi versi voglia descrivere per le"quattro stelle" del polo dello altro firmamento, e non mi diffido fino a qui che quello che dice non salga verità: perché io notai quattro stelle figurate come una mandorla, che tenevano poco movimento."

 

 

 

Matteo Cazzulani

Coordinatore Editoriale

Lombardi nel Mondo

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