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Hubble, Lemaître e Plutone: il dibattito vivace della Comunità Astronomica

La modestia di un sacerdote e la minore diffusione della lingua francese rispetto all'inglese sarebbero le motivazioni alla base di un caso di presunta ingiustizia storico-scientifica al quale l'Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha deciso di porre rimedio

 

 

di Matteo Cazzulani

 

 

 

Nel corso del 30esimo congresso dell'IAU, appena svoltosi a Vienna, l'Unione Astronomica Internazionale ha proposto una nuova denominazione della Legge dell'Espansione dell'Universo che, oltre al suo scopritore, Edwin Hubble, contempla anche la presenza di colui che, parallelamente allo scienziato statunitense, ha studiato e descritto il movimento di allontanamento delle galassie e la loro velocità: l'astronomo belga Georges Lemaître.

Astronomo statunitense con la passione per la pallacanestro, Hubble, nel 1929, pubblica un articolo nel quale fornisce evidenza del nesso che sussiste tra le galassie più lontane a noi e la maggiore velocità con la quale esse si allontanano rispetto al nostro Sistema Solare. Hubble sottolinea anche come un ipotetico osservatore libero di muoversi nell'Universo possa osservare le galassie allontanarsi -e dunque l'Universo espandersi- nella medesima maniera ed alla medesima velocità a prescindere dalla sua ubicazione nell'Universo: un postulato che confuta l'esistenza di un centro dell'Universo in espansione corrispondente al nostro Sistema Solare.

Tale Legge, che pone le basi per il calcolo dell'espansione dell'Universo, finisce per essere diffusa, ed insegnata, sotto il nome di "Legge di Hubble". Tuttavia, da un punto di vista diacronico, la paternità della legge apparterrebbe a Lemaître: un religioso con la passione per l'astronomia che, nel 1927, illustra la medesima teoria di espansione dell'Universo di Hubble in un articolo pubblicato presso la stampa di divulgazione scientifica belga di lingua francese.

Il francese, appunto, sarebbe la ragione che porta gloria ad Hubble ed oblio a Lemaître. Per via della maggiore diffusione della lingua inglese, infatti, l'articolo di Hubble gode di maggiore popolarità ed immediata diffusione, mentre il testo di Lemaître resta confinato ai lettori francofoni. Tale situazione si mantiene fino a quando, nel 1930, il sacerdote belga propone una traduzione del suo articolo in inglese all'astronomo Arthur Eddington, la stella polare dell'Associazione Astronomica del Regno Unito del tempo.

Tuttavia, testimone del grande successo ottenuto da Hubble, e per nulla intenzionato a creare polemiche che avrebbero distratto la Comunità Scientifica dai suoi reali obiettivi, Lemaître decide di resecare i paragrafi inerenti alla velocità di espansione dell'Universo nella versione del suo articolo che sottopone ad Eddington (astronomo, per la cronaca, celebre per avere provato evidenza dell'esattezza della Teoria della Relatività Generale di Einstein nel 1919). Il fattore linguistico sì, dunque, ma è anche e sopratutto un gesto di inaudita umiltà ciò che porta Lemaître a non apparire tra i padri di una delle Leggi più importanti dell'Astronomia contemporanea.

Oggi, con più di 80 anni di ritardo, l'IAU ha proposto di cambiare la denominazione della "Legge di Hubble" in "Legge di Hubble-Lemaître". Successivamente ad un dibattito nel corso del Congresso di Vienna, che ha evidenziato una ricezione abbastanza positiva della nuova denominazione da parte della Comunità Astronomica, l'IAU ha deciso di indire una votazione elettronica tra i suoi aderenti finalizzata a ratificare il cambio di denominazione della Legge di Espansione dell'Universo.

 

Plutone: Pianeta o Pianeta Nano?

Per una questione che si risolve, un'altra, nel mondo dell'astronomia, continua a rimanere aperta, ossia la classificazione di Plutone come "Pianeta Nano". Nel corso del Congresso IAU del 2006, a Praga, l'Associazione Astronomica Internazionale decide di stabilire una definizione di pianeta particolarmente precisa e severa che, come conseguenza più evidente, porta al declassamento di Plutone da "Pianeta" a "Nano Pianeta". Tale conseguenza, in maniera piuttosto inaspettata, provoca una forte ondata di proteste non solo all'interno della Comunità Astronomica, ma anche tra il popolo degli astro-amatori, che arrivano, persino, ad organizzare manifestazioni pubbliche a sostegno dello status di Plutone come pianeta a tutti gli effetti.

Nello specifico, la IAU stabilisce che per "Pianeta" può essere considerato un corpo celeste che risponde a tre requisiti di base: orbitare attorno al Sole (o ad una stella), avere forma più o meno sferica, avere liberato la propria orbita da ogni altro corpo celeste. Dura lex, sed lex, si direbbe: dura, tanto, perché l'adozione di tale definizione porta all'esclusione dalla lista dei pianeti del secondo corpo celeste del Sistema Solare più importante -dopo la Terra- in quanto ad attività sismica. Plutone, appunto.

Oltre ai manifestanti in piazza, a mettere in discussione la classificazione di "Pianeta" varata dall'IAU nel 2006 è anche un gruppo di astronomi capitanati da Philip Metzger dell'Università della Florida Centrale, che, in un articolo-appello reso noto nella giornata di mercoledì, 12 Settembre, ha richiesto all'IAU di riaprire il dibattito su Plutone per modificare, se non revocare, la decisione adottata a Praga.

Secondo Metzger, nel corso degli ultimi anni, grazie anche alla scoperta di un alto numero di pianeti extra solari, il termine "Pianeta" sarebbe stato utilizzato in maniera non conforme ai postulati della Conferenza di Praga. In particolare, lo scienziato statunitense sottolinea come per "Pianeta" siano stati definiti asteroidi, nano pianeti ed altri corpi celesti che, così come Plutone, non hanno sgomberato la propria orbita da altri corpi celesti.

Nel suo appello, Metzger fa dunque menzione di un utilizzo funzionale del termine "Pianeta", ossia un uso non allineato alla definizione ufficiale IAU di cui molti astronomi si sono avvalsi, per questione di comodità e semplicità, in occasioni anche ufficiali.

Quella di Plutone, dunque, assume il profilo di questione di denominazione, che, lungi dall'essere futile, mantiene aperto un dibatto iniziato 12 anni fa.

Il dibattito su Plutone è, altresì, una storia avvincente, che dimostra come, se la matematica non è un'opinione, l'astronomia, per certi versi ed in certi casi, lo è.

Leggi anche: "Fossa Virgilio: una valle su Plutone dedicata alla guida di Dante"

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