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The Struggle For Catalonia: un libro per capire la Catalogna ed aprire le menti sulla Questione Catalana

Milano 2 maggio 2018 - Cultura, economia, storia, geografia, lingua, politica, ma anche religione, diritti civili, sport e cucina (senza cadere nella tanto banale quanto scontata Paella). The Struggle For Catalonia è un saggio da leggere se si vuole davvero cogliere il senso di quanto accade oggi in Catalogna, e del perché una nazione senza stato, orgogliosa delle sue radici mediterranee miste ad uno storico cosmopolitismo, oggi si batte, pacificamente, per la propria indipendenza

 

A colpire in The Struggle For Catalonia è lo stile neutro ed equilibrato, frutto della profonda conoscenza della Penisola Iberica e dei tanti incontri che l'autore, il giornalista svizzero Raphael Minder, ha avuto con personalità di spicco della politica, della cultura e dello sport appartenenti sia alla fazione indipendentista catalana, che a quella centralista spagnola. Tale stile, capace di portare il lettore tra i meandri della Catalogna -dalle sue feste rionali nelle valli al confine con l'Aragona fino al Delta dell'Ebro, passando per Montserrat, Barcellona e la Catalogna francese- fornisce un quadro ben preciso ed esaustivo della Questione Catalana, con il classico stile del giornalismo investigativo e del racconto pubblicistico che rende un libro leggibile e gradevole.

 

Il saggio parte con la spiegazione dell'importanza della piazza e della protesta pacifica e non violenta come strumento di militanza politica e sociale da parte del popolo catalano. Una tradizione, la piazza, che celebra il suo picco ogni 11 Settembre con la Diada, ossia la rievocazione della perdita dell'esistenza politica che la Catalogna ha sofferto, nel 1714, a seguito della vittoria di Filippo V di Borbone nella Guerra di Successione Spagnola. Ricordata in un immenso corteo per le strade principali di Barcellona atto a celebrare sia il passato della statalità catalana che il presente, oggi visto come possibilità (tanto difficile quanto improbabile come ammette l'autore) di riottenere uno stato indipendente all'interno dell'Unione Europea, la Diada, come l'autore spiega, ha assunto i connotati di manifestazione di massa a favore dell'indipendenza della Catalogna sopratutto in seguito alla crisi economica del 2010 ed alla conseguente decisione del Governo centrale spagnolo di abolire lo Statuto di Autonomia della Catalogna: una mossa che ha seguito i ripetuti dinieghi con cui le autorità di Madrid hanno quasi sempre risposto alle richieste di maggiore autonomia fiscale da parte di Barcellona.

 

La Diada, tuttavia, dà all'autore anche lo spunto per ripercorrere, a flash, la storia della Catalogna. Stato cuscinetto realizzato dai franchi per resistere all'avanzata degli arabi, la Catalogna (in una Unione Monarchica con l'Aragona) nel XIII secolo espande i suoi confini a Valencia, alle Baleari, all'Occitania, a Sicilia e Sardegna, fino a parte della Grecia. Incorporata nel Regno di Spagna dei re cattolici nel 1492, la Catalogna gode di considerazione solo da parte dell'Imperatore Carlo V, ma, seppur rimanendo a maggioranza cattolica, diventa presto sede di ebrei, mussulmani e protestanti e, così, entra presto nel mirino della Corona spagnola, fortemente condizionata dall'Inquisizione e dalle sue politiche repressive. Sempre memore della sua specificità culturale e storica, la Catalogna diventa preda dei giochi di potere (leggasi ambizioni imperialistiche) di Francia e Spagna e, privata di un proprio stato, si vede fortemente condizionata dalle Rivoluzioni Industriali, con l'affermarsi di una borghesia imprenditoriale da un lato e, dall'altro, delle prime organizzazioni sindacali. Proprio grazie alla sua forte tradizione sindacale ed anarchica, la Catalogna, nel XX secolo, si afferma anche come roccaforte del repubblicanesimo contro nazionalismi e fascismi, leggasi principale bastione della resistenza alle dittature di Primo de Rivera e Francisco Franco.

 

Come trait d'union che ha tenuto unito il popolo catalano durante tutta la sua travagliata storia, l'autore identifica innanzitutto la lingua che, malgrado politiche di spagnolizzazione forzata, ha saputo mantenersi viva pur senza godere dell'appoggio di uno stato-nazione forte alle sue spalle. Un forte attaccamento alla lingua che, come spiega l'autore, pur senza trascurare singoli ed isolati casi di intolleranza da ambo le parti, non ha mai vietato ai catalani di essere fieramente e perfettamente bilingue, indipendentemente dall'orientamento politico. L'apertura linguistica dei catalani, sottolinea l'autore, è indice della tradizionale tolleranza ed accoglienza della Catalogna nei confronti di migranti provenienti non solo dai Paesi iberofoni dell'America Latina (Cuba ed Argentina in primis), ma anche dalle regioni più povere della Spagna (ad esempio l'Andalusia, con gli illustri esempi di Picasso e dell'ex-Presidente del Governo catalano, José Montilla), oltre che da Francia, Portogallo, Italia e, in epoca più recente, Nord Africa. Accanto a ciò, l'autore descrive in maniera minuziosa la fitta ed attivissima rete dell'associazionismo catalano, che trova nella condivisione una ricchezza non soltanto per la società catalana, ma anche per la propria economia. Infine, l'autore non trascura due aspetti che rendono la Catalogna famosa ed apprezzata in tutto il mondo. In primis, il calcio, con il FC Barcellona capace, grazie alle sue imprese sportive ed ai suoi campioni, molti dei quali olandesi, brasiliani ed argentini, di fare conoscere la Catalogna in ogni angolo del pianeta. Non a caso, l'autore vede nel motto del Barça "Més que un club" (Più che una squadra) la spiegazione del perché la Catalogna attira molte simpatie proprio grazie ai Blaugrana. "È singolare come l'ambasciatore più attivo della Catalogna sia un argentino", commenta l'autore facendo allusione a Lionel Messi, la "bandiera" del Barcellona, nonché giocatore di spicco della nazionale di calcio Argentina.

 

Non solo il calcio, tuttavia, serve a cementare la coscienza nazionale catalana e a rappresentare la Catalogna nel mondo dello sport. A Perpignan (Perpinyà in catalano), nella Francia del sud, la squadra locale di rugby, l'USAP, veste con orgoglio i colori della bandiera catalana. L'USAP (che attualmente milita nella Serie B francese dopo una lunga storia ai vertici del rugby transalpino, come testimonia la vittoria del campionato nel 2009, ed una discreta serie di finali perse) raccoglie un vastissimo numero di tifosi provenienti non solo dalla Francia, ma anche da quei Paesi Catalani che considerano gli Arlecchini (come sono definiti i giocatori dell'USAP) ambasciatori della cultura sportiva (e non) catalana al pari dei calciatori del Barcellona. Dulcis in fundo (ed è proprio il caso di dirlo), l'autore fa menzione della cucina catalana, un misto di Chilometro Zero ed innovazione capace di lanciare la concorrenza alla cucina francese in quanto a raffinatezza. Una cucina catalana che, come l'autore sottolinea rifacendosi ai capitoli precedenti, racchiude il carattere multietnico, sociale ed umile della cultura catalana, basti pensare al Pa amb Tomàquets (Pane con i pomodori) e alle Calçotadas: cipolle arrostite mangiate rigorosamente in compagnia. Suma sumarum, il saggio The Struggle For Catalonia ha un valore aggiunto che permette al lettore di capire davvero sia il perché la Catalogna, oggi come ieri, vuole fortemente l'indipendenza, che la motivazione per la quale la Spagna vi si oppone fortemente. A permettere questo valore aggiunto è, indiscutibilmente, la nazionalità dell'autore: uno svizzero che, proprio nella Confederazione Elvetica, ha un esempio ben chiaro nella propria testa di come indipendenza, autonomia e democrazia possono coabitare e funzionare in maniera spesso ottimale e pacifica: una prospettiva che permette un'analisi seria ed equilibrata di una situazione complessa e delicata. The Struggle For Catalonia: Raphael Minder - Hurts and Company, Londra 2017 355 pp.

Matteo Cazzulani Coordinatore Editoriale Lombardi nel Mondo @MatteoCazzulani

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