Tu sei qui: Home Lombardi nel Mondo Articoli Cultura Val Camonica: la Valle dei Segni, un mistero lungo dodicimila anni
Accedi a ..
Ospitalità Mantovana .....
logo-albergo-hotel-bianchi-mantova.png
In Evidenza ...

Val Camonica: la Valle dei Segni, un mistero lungo dodicimila anni

Milano 26 Settembre 2018 - In confronto a 12 mila anni, quattro decenni sono davvero poca cosa, eppure per la Val Camonica - eccellenza culturale della Lombardia e primizia dei beni UNESCO in Italia - il prossimo 29 marzo 2019 è una data cerchiata in rosso: saranno passati 40 anni dal giorno in cui le oltre 140.000 incisioni rupestri rintracciate nella maggiore delle valli bresciane hanno fatto il proprio ingresso nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità

 

 

di Maurizio Pavani

 

 

 

Era il 1979, infatti, quando “La valle dei segni” fu inserita nel prestigioso elenco al numero progressivo 94 e fu il primo tra i numerosissimi e invidiabili siti italiani a esservi annoverato. Oggi questo patrimonio è distribuito lungo l’intera valle percorsa dall’Oglio, sparso su 24 comuni (Capo di Ponte, Ceto, Cimbergo e Paspardo, Sonico, Sellero, Darfo Boario Terme e Ossimo sono i principali) in 180 località che presentano incisioni di ogni epoca: da cervi e alci disegnati otto-sei mila anni prima di Cristo alle figure umane e segni geometrici del Neolitico, passando per simboli di armi o oranti dell’Età del Bronzo (II millennio a.C. ca) sino a croci cristiane e segni più laici (come torri e fortificazioni) aggiunti nel Medioevo. Tuttavia, è all’Età del ferro (I millennio a.C.) che risale il 70-80% di tutte le figure censite: duelli tra figure umane, che ostentano armi, muscoli e genitali per simbolizzare gli ideali di virilità e eroicità della popolazione camuna presente a quell’epoca. In definitiva si tratta di palinsesti, dove scene di culto e danze di un tempo si affiancano o si sovrappongono a scene di agricoltura e di caccia realizzati secoli prima, in un gioco non sempre facile da interpretare. Tra i segni rinvenuti – come è noto – c’è anche la cosiddetta 'Rosa camuna,' presa come riferimento per il simbolo ufficiale della nostra Regione.

Fu Walther Laeng a segnalare per la prima volta nel 1909 al Comitato Nazionale per la Protezione dei Monumenti due massi istoriati nei pressi di Cemmo, nel territorio di Capo di Ponte (BS). Si dovette però attendere il 1935 per avviare la prima vasta campagna di studi e la fine della guerra per iniziare a tutelare il patrimonio con l’istituzione del Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane a Capo di Ponte (1955), per iniziativa della sovraintendenza archeologica della Lombardia e primo parco archeologico italiano. Da allora sono sorti altri sette parchi archeologici e un Museo Nazionale della Preistoria (il MuPre) in una rete di aree e percorsi gestiti da Stato, Regioni e Comuni che fa di questa valle un valido esempio di sistema culturale integrato. Dal 2006 è stato anche istituito il Gruppo Istituzionale di Coordinamento, un tavolo di lavoro che ha il compito di occuparsi dell’attuazione del Piano di Gestione di questo sito UNESCO (fondamentale anche il ruolo di coordinamento e supporto alle attività progettuali del Distretto Culturale di Valle Camonica, finanziato da Fondazione Cariplo).

Ma le attività non sono certo finite: ci sono aree della Val Camonica che presentano ricchezze ancora inesplorate e gli enti locali sono sempre più consapevoli che la valorizzazione di un tale patrimonio costituisca una importante prospettiva di sviluppo socio-economico della zona. Gite didattiche, visite di gruppo, passeggiate, festival tematici, mostre documentarie, convegni, pubblicazioni, incontri, laboratori e percorsi con lettura tattile delle incisioni per ipovedenti: le occasioni non mancano perché davvero tutti possano fruire di un patrimonio – è proprio il caso di dirlo – unico al mondo, in cui uomo e ambiente hanno interagito fin dalla Preistoria incidendo nella pietra storie, religioni e sentimenti di ogni epoca.

Maggiori informazioni su: http://www.vallecamonicaunesco.it (Fonte e foto: Lombardia Quotidiano/D. Romano)

Azioni sul documento
Share |
Editoriale

Dall'Italia si continua a partire

Si dice e si ripete che dal 1973 l’Italia non è più terra di emigrazione. Si tratta però di un’affermazione vera solo a metà. In quell’anno si è registrato infatti lo storico sorpasso fra chi parte dal nostro paese e chi decide di trasferirvisi. Questo non vuol dire che non si parta più.continua>>
Altro…