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Dimostrata la Relatività di Einstein: per l'Europa un altro successo astronomico

30 luglio 2018 - Dopo l'acqua liquida su Marte, la prova della relatività di Einstein nel centro della Via Lattea. È un'estate di successi astronomici quella che sta vivendo la comunità scientifica europea, capace, nel corso degli ultimi giorni, di mettere a segno due scoperte di peso storico e scientifico che, senza ombra di dubbio, influiranno sugli studi che la comunità scientifica internazionale intraprenderà da qui in avanti

 

Dopo la scoperta di acqua liquida sotto la superficie di Marte, resa nota nella giornata di mercoledì 25 Luglio per mezzo della missione Mars Express dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) - notizia per altro già riportata dal nostro portale - l'Osservatorio Europeo Australe (ESO) ha reso noto, nella giornata di giovedì, 26 Luglio, la conferma della teoria della relatività di Einstein per mezzo dell'osservazione del transito di una stella, la S2, nei pressi del Buco Nero supermassivo ubicato al centro della Via Lattea.

La stella S2, osservata durante il suo passaggio vicino al Buco Nero supermassivo lo scorso mese di Maggio, ha infatti subito una variazione della luce emessa, assumendo una lunghezza d'onda più lunga per causa del forte campo gravitazionale del Buco Nero supermassivo. L'osservazione del Red Shift della stella S2 nel momento del transito nel punto più vicino al Buco Nero supermassivo, che sta al centro della nostra galassia, ha provocato un fenomeno che, circa 100 anni fa, Einstein aveva predetto nella sua teoria generale della Relatività.

Oltre ad avere dimostrato la Relatività del fisico tedesco, a discapito della teoria della gravità di Newton, che, al contrario, non prevedeva alcuna variazione d'onda di una stella transitante un Buco Nero supermassivo, l'osservazione conferma le enormi potenzialità dell'ESO. Grazie ad una serie di installazioni ubicate nel deserto di Atacama, nel Cile settentrionale, l'ESO si conferma, infatti, l'Osservatorio astronomico terrestre più produttivo in assoluto.

Nello specifico, l'ESO può vantare lo strumento VLT (Very Large Telescope), un insieme di 4 telescopi principali, dotati di lenti primarie di 8 metri circa, e di altri 4 ausiliari che, da una delle pochissime regioni priva di inquinamento luminoso e con una scarsissima umidità, permette di analizzare a fondo porzioni di cielo ad altissima risoluzione. In cantiere, per l'ESO, vi è anche la realizzazione del ELT (Extremely Large Telescope), ossia un'installazione con uno specchio di 39 metri di diametro che permetterà alla comunità scientifica di studiare, in maniera ancor più approfondita, pianeti extra solari (esoplaneti), buchi neri supermassivi, e la distribuzione della materia oscura nello spazio.

Già prima della dimostrazione della teoria della relatività di Einstein, l'ESO è stato autore di importanti scoperte. L'Osservatorio ha prodotto evidenza dell'esistenza di un Buco Nero supermassivo al centro della nostra galassia nel 2004 e, nello stesso anno, ha fornito la prima foto di un pianeta extra solare, il 2M1207b, orbitante una stella nana marrone nella costellazione del Centauro. Grazie alla strumentazione radio in suo possesso, l'ESO ha poi guidato la scoperta di altri esoplaneti. Tra essi, l'esoplaneta Gliese 581c, nella costellazione della Bilancia, considerato uno dei pianeti extra solari più piccoli osservati dalla Terra.

Storia di un'integrazione europea ed extraeuropea

Concepito per dotare i Paesi dell'Europa di un osservatorio comune in un luogo privo di inquinamento luminoso, l'ESO nasce nel 1962 su iniziativa dell'astronomo olandese Jan Oort, che individua nel deserto di Atacama la sede ideale per l'Osservatorio, preferendola all'Africa del Sud. Avviata la realizzazione dell'Osservatorio con l'installazione delle prime strutture e dei primi telescopi da parte dei membri fondatori - Belgio, Germania, Francia, Olanda e Svezia- l'ESO integra la Danimarca nel 1967, la Svizzera nel 1981 e l'Italia nel 1982.

Dopo una pausa di circa vent'anni, l'integrazione astronomica europea riprende vigore nel 2000, quando nell'ESO entra il Portogallo. Nel 2002 è la volta del Regno Unito, seguito, nel 2004, dalla Finlandia, e, nel 2006, dalla Spagna.

Con l'integrazione dell'"Altra Europa" (leggasi dell'Europa Centro-Orientale) nell'Unione Europea, l'ESO apre le porte anche ad alcuni Paesi della regione: nel 2007 entra la Repubblica Ceca, nel 2014, invece, la Polonia. Prima di esse, nel 2008 è l'Austria a fare il suo ingresso nell'Osservatorio.

Al fine di integrare il meglio delle potenzialità di ricerca, oltre che per reperire risorse necessarie per mantenere, e sviluppare, le strutture, l'ESO ha aperto le sue porte a Paesi che non appartengono né al continente europeo, né all'Unione Europea.

Oltre alla già citata Confederazione Elvetica, membro dal 1981, dell'ESO fa parte anche il Cile, dal 1962, come Paese fondatore di diritto in quanto Paese ospitante delle strutture dell'Osservatorio.

Il Brasile, invece, ha finalizzato la sua membership nel 2017.

 

Matteo Cazzulani Coordinatore Editoriale Lombardi nel Mondo - @MatteoCazzulani

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