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Fabiola Chechetto, Corrispondente Lombarda da San Paolo, ci racconta la magia della “nebbia” che copre Milano e la sua San Paolo natia...

Fabiola è lombarda e si vede, non solo per il temperamento e l’orgoglio delle sue origini, ma anche per come lavora. Instancabile. Da San Paolo racconta e riflette, cusiosa osserva, ricorda. Va in Pianura Padana, torna indietro e traccia parallele. Si sorprende e lo condivide. Brasile e Italia? Sono ad un passo, sono vicine

...E la nebbia che bellezza!

 

Giù dal letto, in fretta se no fai tardi: “Buongiorno Lombardia, tu mi svegli al primo sole…e prima di andar via, sento musica e parole”.

 

 

Sposto timidamente mezza tenda di lino bianco ricamata da qualche brava nonnina e non oso nemmeno aprire i vetri doppi che mi separano dalla temperatura glaciale che c’è fuori. Esco zeppa di vestiti come fossi un panino imbottito, col  mio stupore da tropicolombarda sfegatata:

 

- Uei, gh’è la scighèra!

 

Schighèra, uno dei tanti modi in Lombardia di chiamare la nebbia, sopratutto nel milanese e che nel bresciano diventa “gheba”, nel cremasco e nel lodigiano “bordò”, in Val Vezasca “grenon” mentre a Como dicono “lòva”.

 

In Italia la nebbia è in netta regressione ed è stata calcolata una riduzione del 20-35% negli ultimi 20 anni in Pianura Padana, catalogata, fino agli anni ’90, come una delle zone più nebbiose del mondo, affermano i ricercatori dell’Università di Berkeley negli Stati Uniti che parlano di allarme ecosistemi.

Ma sono sul tram e devo dare in tempo l’allarme al tranviere per poter scendere alla fermata giusta. Non si vede un accidenti, che nebiùn!

Dunque, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’espressione nebbia (indicata FG, dall’inglese fog) si applica quando la visibilità è inferiore ai 1000 metri. Ecco, ci siamo. Per visibilità da 1000 a 5000 metri si usa foschia (indicata BR, dal francese brume). No, non è il caso.

 

Giocare con l’indefinito è un mestiere che richiede non soltanto fantasia ma grande preparazione a tavolino e tra un rumore invisibile e l’altro, sento una vocina rauca che fa: “Gheba bassa, bel temp la lassa!” e proseguo verso il mio destino ricordandomi un detto simile: “Neblina baixa, sol que racha!”. (Nebbia bassa, sole che scoppia)

Ops, siamo  al  Nord d’Italia lassù ma il Sud del Brasile quaggiù ci aspetta e, incredibile, ha a che fare con la nebbia nonostante tutto. Perciò si toccano all’istante i due poli continentali se ripenso alla mia città, la megalopoli San Paolo.

Trafitta dal tropico di capricorno e dove ogni tanto, presto all’alba, una nebbiolina fitta generalmente d’inverno fa scomparire momentaneamente i tre quarti dei grattacieli che compongono un scenario stranamente calmo e raro: una foresta di cemento armato.

 

Sia in Europa che in America Latina, questo fenomeno meteorologico per il quale una nube si forma a contatto con il suolo, ha tanti significati metaforici: può occultare i pericoli, isolare persone, nascondere fatti e oggetti, turbare la visione, obnubilare la mente, nascondere l’improbabile, l’informe, la sorpresa.

Ad esempio, il significato simbolico di alone, bruma, nebbia, foschia è stato trattato da vari scrittori come l’intramontabile Omero, Virgilio, Dante, Pascoli, Carducci, Dickens e dal grandioso Mario Quintana. Ma sopratutto, per noi lombardi della Val Padana, assume una simbologia di riconoscimento territoriale e delle tradizioni folcloristiche, in particolare per i milanesi, affezionati al loro paesaggio, alla casa, alla città, al lavoro e alla famiglia. Mettiamoci anche Giovanni D'Anzi: “e la nebbia che bellezza,  la va giò per i polmon”.

 

E ricordiamoci che la nebbia è femminile. Ma anche la bella Lombardia e la grande San Paolo lo sono. Come le nebbie di Avalon, come Mary Poppins nella nebbia magica londinese, la quale avvolge, protegge, “accarezza le guance e si infila tra il bavero e il mento punzecchiandoti il collo” – come ben dice il Professor Eco. 

E tra questo vede-non-vede moderno, la Regione lombarda delle industrie, degli affari, del lavoro, del design e della moda, del commercio e della fretta indaffarata, rimane viva in noi con le leggende che nasconde nei suoi sentieri difficili da percorrere, di laghi e montagne, di castelli e dell’umidità con la scighèra tosta che sembra non volersene andare come la nostra nostalgia mentre percorriamo le strade di qui, intasate da migliaia di macchine tra le quali passano per un pelo, sgommando forte, i motociclisti del più grande centro urbano brasiliano.

 

“Buongiorno cara la me Lombardia, Bom Dia querida San Paolo, mi svegliate sia al primo che all’ultimo sole…e prima di andar via, sento musica, nebbia e parole”.

 

Fabiola Ballarati Chechetto © Testo & Foto, 10 marzo 2010

Corrispondente Lombardi in America Latina - San Paolo (Brasile)

fabiola@lapisvettoriale.it

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