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Cose che ci uniscono

Biciclette, raggi, freni, curve e la gente per strada curiosa, che fa il tifo. Il Giro d’Italia è non solo un evento sportivo, è un evento di passione e unione. Leandro Vanoli condivide il suo stupore e la sua gioia “del cerchione”, come in Italia anche in Uruguay si gira e gira, sempre insieme

Da anni possiamo vedere su Rai International, e leggere nei giornali che arrivano al Sud, delle diverse attività che si svolgono in torno al Giro d’Italia. Veramente, l’amore per la bicicleta in tutta l’Italia mi ha affascinato. Tutti quelli che vivono per questo sport e tutte le attività che si fanno anno dopo anno ... sono incredibili.

 

Nel 2008, quando ero in Italia a visitare i miei zii e cugini a Varese, ho vissuto tutto il lavoro di questa bellisima città per prepararsi l’evento di ciclismo. Dopo, tornando in Uruguay, ho potuto vedere le diverse attività svolte via Rai International. Che bella si vedeva la città dei parchi, con le sue strade verso il lago, le colline anche l’ippodromo preparato specialmente per questo evento.

 

Vedere questa città, come girava intorno alla bici, ho ricordato le belle immagini del Giro d’Italia, tutte le città attraversate da questa meravigliosa gara, le diverse squadre che si fermavano in quei giorni, tutti gli anni.  In quel momento, ho ricordato che anche in Uruguay, terra lontana, construita da emigranti italiani ed spagnoli, ha la passione per la bici.

 

In Uruguay, la terra dei nostri “nonni”, si vive la bicicleta tutto l’anno da moltissime persone. Una dell’attività più importanti e simili che possiamo trovare è “Vuelta Ciclista del Uruguay” (Giro Ciclistico dell’ Uruguay). 

Questo evento, nato nel 1939 ha un percorso che attraversa tutto il paese. Per dieci giorni, le diverse squadre devono percorrere più di 2.000 kilometri. Nell’ultima edizione (finita la domenica di Pasqua) hano partecipato 15 squadre nazionali e 9 internazionali (due degli Stati Uniti, due del Brasileed  ed una rappresentando Argentina, Cuba, Cecoslovacchia, Polonia e Canadà), tantissima la gente che lavora e vive intorno a questo evento.

 

Sul sito web della Federazione Ciclistica dell’Uruguay, possiamo vedere le squadre internazionali che hanno participato ogni anno. Possiamo anche vedere che squadre italiane hanno fatto storia vincendo questa sfida in Uruguay.

Nel 1970, la Federazione Italiana ha partecipato e vinto questo evento, grazie allo sforzo di Giuseppe Maffei.

L’organizzazione e la mobilitazione in Uruguay è come in Italia: tutti gli abitanti di quelle città e paesi vivono ed aspettano con gioia questo evento.

 

Questo fatto mi ha fatto pensare. Diversi paesi, con possibilità economiche diverse e realtà sociale differenti tra loro, sono tanto simili quando si tratta del piacere di condividere. È vero che l’Uruguay è un paese con una massiva influenza italiana ed europea, però è anche vero che siamo molto diversi. Però quando siamo di fronte ad eventi come questi, sembra che le radici del nostro popolo crescano e diventino chiaramente italiane.

 

È incredibile come siamo uguali, quando un evento ci unisce, quando una passione ci identifica, quando un’attività ci fa crescere.

 

Magari è chiaro anche nel calcio, la musica, o le tradizioni culturali come il ballo, il cibo, però è chiaro anche in una attività come il ciclismo.

 

Ogni giorno, con gli occhi ben aperti, possiamo trovare tantissime cose che ci uniscono. Il nostro dovere, come italiani all’estero è trovare questi elementi e rafforzarli come elementi d’unione. Perchè alla fin fine siamo fatti dello setsso sangue, siamo tutti figli di uno stesso popolo, siamo cresciuti lontanti, ma ci riconosciamo nelle cose di tutti i giorni. Ci ricordiamo sempre di dare alimento alle nostre radici, perchè sono nostre, perchè siamo italiani.

 

Leandro Vanoli

Corrispondente Lombardo in America Latina – Montevideo, Uruguay

lvanoli@gmail.com

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