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Il Divino Palazzo di Palanti. Un milanese amante del Dante

Nel mezzo del cammin di Av. De Mayo, ci ritrovammo di fronte a uno dei più importanti edifici di Buenos Aires. Il Palazzo Barolo. La tomba perfetta per il Dante. La prima costruzione piú alta del Sudamerica. Di María Paula Barbetti

Nel mezzo del cammin di Av. De Mayo, ci ritrovammo di fronte a uno dei più importanti edifici di Buenos Aires. Il Palazzo Barolo.

 

 

 

La tomba perfetta per il Dante. La prima costruzione piú alta di Sudamerica. Quella che alberga miti di societá segrete, storie di immigrati arricchiti e immigrati operai. 

Quella che ha una sorella chiamata Salvo a Montevideo, con cui si comunicava attraverso segnali luminiche per mostrare il loro potere.

Luigi Barolo, un immigrante dedicato all’industria tessile e amante confesso della Divina Commedia, conosce l’architetto milanese Mario Palanti durante i festeggiamenti dei cento anni dell’indipendenza argentina. Barolo aveva intenzione di costruire un edificio che lo caratterizzasse, e Palanti era convinto che l’Europa avrebbe continuato ad essere vittima di guerre che la finirebbero di sopprimere. Così, l’idea di fare una costruzione che albergasse le ceneri di Dante Alighieri, finí per essere l’idea più accertata per accordare un fine comune.

Il 7 luglio 1923 fu finalmente inaugurata l’edificazione che, sebbene non fu il il santuario di Dante – che mai uscí dall’Italia -  ma bensì in 261 uffici, si convertí rapidamente in leggenda per aver compiuto strettamente con le caratteristiche strutturali della Divina Commedia.

L’ imprenditore Barolo era morto un anno prima dell’inaugurazione, perció Palanti si occupò personalmente che l’immensa opera onorificasse il suo ammirato Dante in questa terra lontana dove vissero l’ultima parte della loro vita. Il palazzo ostenta uno stile architettonico neogotico ed elementi dell’architettura religiosa dell’India nei suoi cento metri di altezza, come i cento canti della Divina Commedia. Il piano generale, è diviso in tre: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ogni piano è diviso in 11 moduli e ogni blocco ha 22 uffici, come le strofe di ogni canto. Si accede dalle volte, nove – come le gerarchie infernali - e nove sono i cori angelicali del faro, che si trovano sotto la Croce del Sud. Nei primi giorni del mese di giugno alle 19.45, che sarebbe l’asse di ascensione di Alighieri se si trovasse sotto la volta centrale a piano terra, in un punto di bronzo che poi, in mancanza delle ceneri, si convertí in una statua di bronzo che rappresenta appunto l’ascensione. I primi quattordici piani rappresentano il Purgatorio, i seguenti il Paradiso, e la cupola -dove si trova il faro- ispirata nel tempio induista Rajarani Bhudaneshvar, Dio. Lí si consuma l’ansiata unione fra Dante e Beatrice.

Tutto quanto si è pensato prima di costriure questo meraviglioso edificio, tutto, con l’intenzione di rispettare la sezione aurea e il nuemero d’oro, proporzioni di origine sacro che secondo Palanti si trovano in tutto il poema dantesco. 

Dopo la costruzione del Palazzo Barolo, l’architetto partecipò ad un concorso per costruire un’altro edificio che doveva avere imponenza e carattere per abbellire queste cittá sudamericane in formazione: il Palazzo Salvo in Montevideo, Uruguay. Compito difficile sarebbe essere al posto della “Giralda”, edificazione che era stata rappresentativa della cittá e che era stata (demolida).

Essendosi attribuita la costruzione di questo edificio, Palanti decise di seguire la línea del Barolo per imporre altezza, belleza, ornamentazione, luce. Cosí costruì il Palazzo che fu poi il piú alto di Sudamerica, con un faro che si comunicava con l’argentino.

Finalmente, Palanti ritornó in Italia con l’illusione di servire Mussolini, però per fortuna non è mai stato chiamato. Invece sì, si puó dire che contribuí ad alzare l’orgoglio degli immigranti, mostrare che gente umile venuta da lontano poteva arricchirsi ed imprendere costruzioni che sarebbero emblemi di cittá, che gli anni ’20 erano prosperi per queste terre, che sogni e fantasie si potevano compiere.

Conviene ricordare che il Palazzo Barolo conta con visite guidate per il pubblico che vuole sentire l’atmosfera mistica dell’edificio, ascoltare le storie che lo coinvolgono, e vedere gli elementi che lo fanno unico in Sudamerica in mano di un Virgilio che ci fa avventurare nella Divina Commedia.

Specialmente quest’anno, che è stato dichiarato “Il faro del bicentenario”, in onore ai duecento anni che compie la cittá di Buenos Aires. Come parte dei festeggiamenti, ogni 25 del mese si accenderá in omaggio al 25 maggio 1810. Uno spettacolo che vale la pena apprezzare.

Il Palazzo Salvo non ha visite guidate perchè non ha uffici ma bensì appartamenti abitati, però ammirarlo dalla Piazza dell’Indipendenza é uno spettacolo affascinante.

Tutti e due gli edifici di Palanti mostrano ancora oggi le avventure di chi furono appassionati per la letteratura e l’architettura, materializando meravigliose opere d’arte.

 

Inviato da María Paula Barbetti

(Gruppo Corrispondenti Lombardi per la Promozione della Regione Lombardia, Buenos Aires, Argentina)

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