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Franco Tirelli: “Imprese italiane, tornate a investire in Argentina. Ne sarete ripagate"

In lenta (lentissima) ripresa in Italia, le imprese italiane possono vedere nei mercati all'estero una possibilità di sviluppo della propria attività. D'altro canto, la situazione dei lavoratori italiani è strettamente legata all'emigrazione, ora non più di "bassa manovalanza", bensì di giovani altamente specializzati a cui il mercato del lavoro non è in grado di offrire opportunità di impiego all'altezza della loro preparazione. È su queste due tematiche che Lombardi nel Mondo ha voluto approfondire il discorso con Franco Tirelli, candidato alle elezioni parlamentari per la Circoscrizione Sud America

 

di Matteo Cazzulani

 

 

Dottor Tirelli, lei vive e lavora in Argentina. Qual è la sua opinione in merito al panorama delle imprese italiane che operano, ad oggi, nel mercato argentino?

Sono diverse le imprese italiane solidamente stabilite qui in Argentina e vari i settori che includono, per citare i principali: energia (Enel, Camuzzi), alimentazione (Ferrero, Lavazza, F.lli Branca), autoveicoli (Gruppo Fiat), industria manifatturiera (Arneg, Mapei) e metallurgia (gruppo Techint). Nell’ultimo biennio si è attuata una politica volta a riaprire l’Argentina al commercio internazionale e queste misure hanno fatto registrare, da un lato, un forte aumento degli investimenti dei grandi gruppi già presenti sul territorio argentino e, dall’altro, l’agevolazione all’ingresso di nuove realtà italiane (medie e piccole imprese) interessate ad interfacciarsi con il mercato locale.

 

Dottor Tirelli, secondo lei quali sono le potenzialità che il mercato argentino rappresenta per le imprese italiane? Quali misure, secondo lei, sono necessarie per facilitare gli investimenti italiani nel mercato argentino?

Il mercato argentino ha grandi potenzialità per le imprese italiane e non solo per la vicinanza culturale tra i due Paesi. L’Argentina, per tornare a competere a livello globale, ha fortemente bisogno di sviluppare le proprie infrastrutture e le tecnologie, settori nei quali l’Italia può vendere il proprio know how ed expertise vista l’eccellenza conclamata in questi ambiti. Solo per fare un esempio, si registra un sempre maggiore interesse da parte delle aziende argentine nell’investire nella green economy, settore nel quale l’Italia è all’avanguardia a livello mondiale. Il mercato argentino, che ha un’industria locale piuttosto diversificata, rappresenterebbe quindi un incredibile potenziale per le imprese italiane alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali internazionali. Le misure da intraprendere per appoggiare gli investimenti italiani in Argentina vanno, secondo me, in tre direzioni fondamentali: fomentare la politica di controllo dell’inflazione, come si sta facendo da due anni a questa parte, abbassare le aliquote fiscali e continuare sul corretto cammino di riduzione dei dazi doganali per permettere l’ingresso di aziende italiane che abbiano la possibilità di confrontarsi ad armi pari con gli operatori locali.

 

Per quanto riguarda i lavoratori, che tipo di immigrazione dall'Italia è presente, ad oggi, in Argentina? E qual è, a suo giudizio, la situazione dei lavoratori italiani nel Paese?

L’immigrazione dall’Italia, negli ultimi anni, complice anche la crisi economica che ha attraversato il vecchio continente, è in aumento in Argentina. Trattandosi di un paese che da sempre offre la più ampia accoglienza agli italiani, si registra un costante aumento di giovani laureati italiani desiderosi di intraprendere una carriera lavorativa in Argentina. In generale, la situazione dei lavoratori italiani qui in Argentina è abbastanza buona, sebbene esistano ancora complicazioni dal punto di vista legale e burocratico. Uno dei miei obiettivi per il quale sto lavorando alacremente è che sempre più giovani italiani possano trovare in Argentina un mercato del lavoro che sappia riceverli e valorizzarli.

 

Ampliando il discorso agli altri due maggiori Paesi della circoscrizione Sud America, Brasile e Venezuela, cosa pensa in merito alle imprese italiane che ivi operano? E qual è la sua opinione in merito alla situazione dei lavoratori italiani residenti in Brasile e Venezuela?

Le situazioni sono piuttosto diverse: le imprese italiane in Brasile sono molto numerose ed operano da diversi anni con ottimi risultati. Come nel caso dell’Argentina, sono principalmente grandi gruppi industriali che hanno trovato in quel paese le condizioni più favorevoli per installarsi e prosperare. Ad oggi la realtà è leggermente cambiata, il paese non ha più quella stabilità politica e sociale come nel recente passato e la crisi economica si sta facendo sentire, non facilitando, in questi ultimi anni, un aumento di investimenti da parte di aziende italiane in loco. Per quanto riguarda il Venezuela, nazione nel quale da tempo investono poche consolidate multinazionali italiane, la realtà economico-sociale è purtroppo ogni giorno più difficile e risulta complicato sperare in un cambiamento radicale che permetta alle aziende e ai lavoratori italiani di riprendere a investire in questo paese dalle grandissime potenzialità, ahime, assai poco sfruttate.

 

Infine, una domanda più generale e "secca". Che consiglio darebbe a quegli imprenditori e lavoratori italiani intenzionati a venire in Sudamerica?

Agli imprenditori: abbiate fiducia nell’Argentina e nel potenziale di questo paese e ne sarete ripagati. Ai lavoratori: come hanno fatto generazioni e generazioni di italiani prima di voi, fate valere il vostro impegno, le vostre qualità e l’ingegno che sono da sempre il marchio di fabbrica di noi italiani nel mondo.

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Editoriale

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