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Massimiliano Codoro sulla fuga dei cervelli: "Chi torna in Italia, deve pagare di meno"

Seconda parte dell'intervista di Maurizio Pavani a Massimiliano Codoro, Amministratore Unico de Il Solferino Srl, società che a Milano opera con successo e nel settore della ristorazione, catering e organizzazione convegni.

Massimiliano Codoro, la fuga dei cervelli è uno dei fenomeni più complessi e preoccupanti dei nostri giorni. Come la vede?

Il tema della cosiddetta “fuga dei cervelli” e del conseguente programma a sostegno del loro rientro in Italia è più che mai attuale e d’affrontare senza indugio. Questo è infatti uno dei fenomeni sociali e culturali più complessi e preoccupanti, da trattare con attenzione per diverse ragioni.

Il nostro Paese, bisogna proprio ammetterlo, risente ancora della crisi economica e della conseguente congiuntura che di fatto ha costretto molti dei nostri giovani, qualificati nel campo non solo tecnologico, ingegneristico o farmaceutico, a lasciare il Paese in cerca di un’occupazione più stabile e remunerativa presso le multinazionali e società di altre Nazioni.

In parole semplici, si tratta, dell'abbandono di un Paese a favore di un altro da parte di professionisti o persone che hanno comunque un elevato livello di istruzione, al fine di poter migliorare e rendere più stabile il loro futuro non solo professionale. In sostanza, si lascia il proprio Paese per un’altra nazione dove poter realizzare un migliore stile di vita, mix di professione ben retribuita e vita sociale.

Meno grave è la circolazione dei cervelli, ovvero quando ci si sposta all’estero per completare gli studi e si trova un lavoro sempre all’estero ma poi, dopo l’esperienza, si ritorna in patria, dove si mettono a frutto le conoscenze culturali e tecnologiche acquisite all'estero, al fine di poter occupare una posizione migliore. Questo aspetto non è svantaggioso per il Paese d'origine. In Italia però non vi è nessuno scambio con gli altri Paesi per quanto riguarda queste persone e al momento le prospettive occupazionali di un certo livello, per i giovani, non sono per nulla positive.

La fuga dei cervelli rappresenta una pesante perdita di risorse umane per il Paese d'origine e l'Italia purtroppo è proprio uno dei Paesi più colpiti da questo fenomeno, causa il perdurare della crisi economica, fenomeno questo non del tutto ancora alle nostre spalle.

Questo problema comporta una perdita ovviamente di persone e di denaro speso per formarle con un mancato rientro da parte della produttività, infatti tutte le innovazioni prodotte all’estero dai cervelli in fuga saranno proprietà dei Paesi in cui saranno realizzate e il Paese d’origine dovrà poi ricomprarle. Una vera emergenza questa che sta diventando insostenibile.

I rimedi? Se la situazione economica e lavorativa in Italia non tende a migliorare le soluzioni a questo fenomeno a mio parere sono ben poche.

Una possibilità più che concreta, potrebbe essere quella di facilitare e incentivare la chiamata diretta di quei giovani talenti emigrati all'estero; magari proponendo loro offerte migliori, ad esempio, favorendo la loro stabilizzazione nelle Università italiane, così potrebbero trasferire in Italia la conoscenza acquisita all’estero.

Ma questo, in primis, dovrebbe essere un impegno in capo alla Pubblica Amministrazione e alle Istituzioni, agli Osservatori, gli Atenei e Dipartimenti vari.

Per fare ciò, occorre però un impegno vero, costante nel tempo e incisivo senza troppi giri di parole che fino ad oggi abbiamo sentito. Oggi ci vogliono fatti concreti.

La preoccupazione riguarda soprattutto le nuove generazioni, cosa sarà dei nostri figli? Io ancora non ne ho ma sono comunque preoccupato per quelle famiglie che hanno dei figli ai quali non possono dare serie prospettive di occupazione, nel breve e medio termine. Nella fuga molti vedono uno spiraglio di luce, mentre nel nostro Paese continua a vedersi solo un impenetrabile foschia. Innanzi a queste situazioni, si devono prendere per forza dei provvedimenti seri al riguardo.

Una soluzione che sembra abbastanza interessante, è quella di realizzare una Rete globale per favorire la sinergia della conoscenza tra gli scienziati italiani; per fare in modo che anche tramite un social network, si può contribuire alla crescita economica e culturale del nostro Paese, pur risiedendo all'estero. In sostanza: un'azienda, un'istituzione o un numero indefinito di persone lavorano allo sviluppo di uno o più progetti senza essere fisicamente in contatto e servendosi unicamente di risorse condivise attraverso la Rete. Un esempio di crowdsourcing è quello che sfruttò Facebook nel 2008 quando chiese l'aiuto di tutti suoi utenti per tradurre varie parti del suo social network.

Il contributo alla conoscenza da parte di un lavoratore, può svolgersi in modalità smart-work in qualunque luogo e contestualmente contribuire al benessere di persone e luoghi lontanissimi da quelli in cui ci si trova. E questo, a mio avviso, è un dato di fatto.

Il lavoro all’estero non va discriminato. Chi torna in Italia, deve pagare di meno. Per i lavoratori qualificati all’estero che intendono rientrare devono essere riconosciuti i contributi pensionistici versati in Italia. Vanno riconosciuti inoltre il cumulo e la conseguente erogazione di pensione italiana anche ai dipendenti di organizzazioni internazionali. Per i lavoratori rimpatriati, docenti e ricercatori, includendo anche i contro-esodati, bisogna ampliare le caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore per le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia.

https://www.youtube.com/watch?v=FpUe78NLC3w

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