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Il Portale Lombardi nel Mondo intervista Oreste Rossi, eletto al Parlamento Europeo per la Lega Nord nella Circoscrizione Nord-Ovest

LE INTERVISTE AI DEPUTATI AL PARLAMENTO EUROPEO; la frase rivelatrice: Tutta la mia attività politica è stata contraddistinta dalla volontà di difendere e promuovere gli interessi e i bisogni del territorio, il file rouge che lega 25 anni di esperienza politica lo si ritrova nella mia voglia di far sentire la voce degli enti locali, di valorizzare e di non deludere le aspettative dei cittadini
Il Portale Lombardi nel Mondo intervista Oreste Rossi, eletto al Parlamento Europeo  per la Lega Nord nella Circoscrizione Nord-Ovest

L'On. Oreste Rossi

Ecco il testo dell'intervista che l'On. Oreste Rossi ha concesso in esclusiva al Portale dei Lombardi nel Mondo.

D: Ci può illustrare brevemente il Suo percorso politico e professionale e quali motivazioni l’hanno spinta a diventare Deputato al Parlamento Europeo?

R: Prima di essere eletto deputato ho lavorato in un’industria americana e partecipato alla conduzione di terreni agricoli di proprietà. Fin dal 1984 ho militato in movimenti locali autonomisti che sono poi confluiti nel 1991 nella Lega Nord. Tutta la mia attività politica è stata contraddistinta dalla volontà di difendere e promuovere gli interessi e i bisogni del territorio: come consigliere comunale della mia città dal 1990, come deputato della Camera dal 1992 al 2000 e come capogruppo in Consiglio regionale del Piemonte dal 2000 al 2009. Il file rouge che lega 25 anni di esperienza politica lo si ritrova nella mia voglia di far sentire la voce degli enti locali, di valorizzare e di non deludere le aspettative dei cittadini che ho l'onore di rappresentare. E il passo in Parlamento Europeo è stato la naturale conseguenza di questo percorso, nel quadro delle sempre più importanti prerogative e poteri dell'UE nei confronti delle politiche per il territorio. Ho ritenuto necessario contribuire alla crescita e allo sviluppo della mia regione e del nord-ovest, cercando di portar porzioni del territorio in Europa, provando a rompere quel muro di silenzio che a volte allontana i cittadini dalle istituzioni europee. Fornire informazioni sui bandi e sui finanziamenti alle imprese e ai cittadini, mettermi a disposizione delle piccole e medie imprese, degli agricoltori, delle organizzazioni non governative, dei rappresentanti del terzo settore, con l'obiettivo dichiarato di "dare voce al territorio" in Europa, cercando di difendere il principio di sussidiarietà, di imprimere una svolta all'agenda delle priorità europee.

Tra gli obiettivi raggiunti nei primi due anni e mezzo di mandato, ascrivo la realizzazione di una completa piattaforma comunicativa con gli elettori - cittadini del nord ovest, con la creazione del mio sito personale, www.oresterossi.it, della mia pagina facebook, twitter, youtube, e di una newsletter mensile che riassume la mia attività parlamentare, e da questo mese anche una newsletter dedicata alle opportunità di finanziamento dell'UE.

 

D: In riferimento alla riforma della PAC, quali criticità pensa possono emergere per l’Italia e, in particolare, per le regioni settentrionali?

R: Le prospettive della Politica Agricola Comune in seguito alla pubblicazione della Commissione Europea delle proposte legislative per il periodo 2014 - 2020 non sono rosee per l'Italia, e danneggeranno ancora una volta soprattutto le regioni settentrionali. La riforma comporterà, se non modificata, una forte e iniqua redistribuzione degli aiuti diretti e pagamenti per un’agricoltura verde troppo orientati alle produzioni eccessivamente estensive a danno dei piccoli e medi sistemi agricoli tipici delle regioni settentrionali. Ci sarà un aumento del livello di complessità delle procedure e dai costi burocratici difficilmente sostenibili, e ciò comporterà un impatto negativo per i sistemi produttivi del nord Italia, che sono basati su produzioni di qualità con elevato impiego di capitali e di innovazione. Rischi evidenti si produrranno in molti territori rurali, in termini di squilibri climatici, energetici e idrogeologici, oltre ad una perdita netta per l'Italia nel periodo considerato di circa 250 milioni di euro di contributi.

Alcune modifiche necessarie al piano riguardano il ripristino di un più adeguato livello di sussidiarietà in merito ai poteri di delega e di esecuzione dei programmi, tenendo conto delle enormi diversità regionali dei 27 Paesi, oltre a focalizzare meglio le risorse verso un più convinto sostegno alle produzioni tipiche e a denominazione di origine, eccellenza delle nostre regioni settentrionali. Ad esempio nel comparto dei pagamenti diretti si potrebbe prevedere la possibilità di trasferire le risorse non utilizzate dal pilastro sul greening al budget dello sviluppo rurale, e nella definizione di agricoltore attivo si potrebbe lasciare la responsabilità della definizione agli Stati membri per facilitarne l'applicazione. Ciò che risulta inaccettabile è la previsione di omogeneizzare su scala europea il contributo ad ettaro per il 2028, come é allarmante la proposta di prendere in ostaggio i fondi strutturali ed agricoli dei paesi membri che non rispettano gli impegni sul risanamento del debito, una misura che farebbe venire meno il sostegno europeo alla coesione ed alla competitività oltre a far scomparire ancora di più il principio di solidarietà che dovrebbe contraddistinguere l'Unione Europea.

 

D: In una Sua recente interrogazione parlamentare ha attirato l’attenzione della Commissione sulla distribuzione dei fondi europei alle Regioni: secondo Lei quali iniziative dovrebbero essere prese per garantire un utilizzo migliore di tali fondi?

R: Analizzando i dati, si vede come nel solo 2011, l'Italia abbia perso il 50% dei fondi Ue disponibili, in quanto non utilizzati, una situazione insostenibile che penalizza le regioni con ottima capacità progettuale e di spesa. La Commissione europea dovrebbe rivedere il metodo di ripartizione dei fondi Ue tra le Regioni, modificando il sistema esistente, per cui i finanziamenti non utilizzati vengono poi ridistribuiti anche tra le Regioni dimostratesi inadempienti, e far sì che, al contrario, tali fondi vengano riassegnati ad altre Regioni più virtuose, che hanno raggiunto gli obiettivi richiesti per l'attuazione dei progetti. Un dato è allarmante: della nostra quota di adesione all'Europa, ovvero 15 miliardi, ne abbiamo persi 5 per i costi di gestione dell'Ue e altrettanti per incapacità di progettazione. Stando a questi dati l'Italia, nel 2011, ha avuto un differenziale negativo di oltre 9 miliardi di euro soprattutto per le irresponsabilità delle Regioni del Sud che non usano, o usano in modo scorretto, i fondi comunitari, è giunto il momento di togliere i fondi Ue alle Regioni irresponsabili. Proprio nell'ottica di incentivare le regioni più responsabili, mi sto adoperando per istituire la macroregione europea che dovrebbe ricomprendere la Padania, alcuni cantoni svizzeri, Austria ed una parte della Francia.

 

D: A metà dicembre la Commissione Europea ha presentato la “Tabella di marcia per l’energia 2050”: come valuta gli obiettivi fissati nel testo e quali effetti pensa possano avere sulle economie nazionali?

R: La proposta che prevede una nuova tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050 prevede norme restrittive, unilaterali, che vanno a impattare sulla futura legislazione climatica, senza tenere conto, se si applicassero tali limiti, dei problemi che nascerebbero per le imprese europee e per i cittadini. Non è altro che l'ennesimo provvedimento inapplicabile, dalle conseguenze disastrose per gli Stati dell'UE, come quello sulle polveri sottili o sull'efficienza energetica. Pensare di far pagare alle nostre industrie cifre astronomiche, al fine di accaparrarsi le quote di CO2 del mercato ETS, per poter continuare a produrre, equivale ad affossare la nostra economia; le nostre imprese oggi già faticano a resistere alla concorrenza sleale di Paesi extra-comunitari che, non solo non devono rispettare limiti particolari di emissioni, ma hanno anche costi del lavoro, e quindi di produzione, enormemente inferiori ai nostri. Quello che alcuni integralisti verdi − presenti purtroppo in quasi tutte le forze politiche − non vogliono capire è che l'inquinamento è globale e un'industria che delocalizza in un Paese extra-comunitario, che non partecipa alla lotta al cambiamento climatico, inquina di più e contribuisce all'aumento della disoccupazione in Europa. Mi sembra evidente che se si opta per delle scelte drastiche, queste devono essere condivise dalla totalità dei Paesi industrializzati ed emergenti, infatti nel caso in cui alcuni di essi non vi aderiscano, sarebbe doveroso applicare i dazi alle loro merci in entrata in Europa e poter così finanziare con i proventi, dei migliori impianti di produzione

 

D: Recentemente una delegazione del Consiglio regionale lombardo ha incontrato gli europarlamentari eletti nella Circoscrizione Nordovest. A Suo parere vi è la possibilità di instaurare una proficua collaborazione col Consiglio Regionale e, se sì, su quali tematiche?

R: L'organizzazione di questa tipologia d'incontri è stata un'ottima esperienza, e mi auguro possa ripetersi a cadenze prefissate. Tutte le iniziative volte ad avvicinare gli europarlamentari al territorio che rappresentano, sono utili e proficue, in quanto permettono ai cittadini di ricevere risposte immediate e diminuiscono la distanza tra le istituzioni europee e gli enti locali. Si possono prevedere incontri tematici, come sui nuovi poteri dei consigli regionali nella definizione della legislazione europea, sulle prospettive finanziarie dell'UE dal 2014 al 2020, sulle conseguenze della nuova politica di coesione, ed in generale su tutto ciò che maggiormente può legare e promuovere la politica del territorio in Europa.

Emanuele Giovenali

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