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Intervista a Paola Sartorio: settant’anni di Fulbright, una storia sempre attuale

Obiettivo del programma non è solo fare ricerca, ma costruire dei ponti per la conoscenza. A colloquio con Paola Sartorio, Direttore esecutivo della Commissione Fulbright

 

Il programma Fulbright ha compiuto settant’anni. La Farnesina, per l’occasione, ha deciso di organizzare una giornata di celebrazione svoltasi il 14 giugno, con la presenza di ospiti importanti: Enzo Moavero Milanesi, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Lewis M. Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Armando Varricchio, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Anita McBride, Fulbright Foreign Scholarship Board e di Paola Sartorio, Direttore Esecutivo della Commissione Fulbright. È proprio con lei che facciamo il punto della situazione: cosa hanno rappresentato settant’anni di programma Fulbright per la formazione internazionale di eccellenza, qual è la situazione attuale e verso quali obiettivi futuri si indirizzerà lo stesso? Ecco riportate le sue risposte.

 

Settant'anni di Fulbright: qual è il bilancio?

È un bilancio positivo, perché in questi settant’anni, si è confermata l’eccellenza accademica del nostro programma, che viene individuata in modo rigoroso e trasparente, pur tenendo conto dei cambiamenti intervenuti nel tempo, ma sempre in questa stessa direzione. È da ricordare, anzitutto, la caratteristica di Fulbright di operare in modo bilaterale, nel nostro caso tra Italia e USA.

 

Quali ricerche interessanti sono in via di realizzazione?

Per il futuro, ci poniamo l’obiettivo di nuovi programmi, considerato il fatto che negli anni siamo riusciti ad aumentare il numero di borse, declinando l’eccellenza in un modo più ampio. Abbiamo dei valori e li seguiamo: legalità, attenzione alla disabilità, accesso alle opportunità, per esempio, diversificando i nostri progetti in relazione ad essi. Abbiamo recentemente lanciato un nuovo programma nell’ambito della ricerca sulla sordità, un altro assieme allo stilista Zegna, unendo con lui le forze, cosicché i borsisti Fulbright arrivano a coprire tutti i costi unendo la nostra borsa a quella erogata dalla sua azienda, in modo da riuscire a coprire tutti i costi.

 

Qual è lo scenario futuro per il programma Fulbright?

A partire dal prossimo anno, lanceremo un programma nuovo, in coordinamento con l’Università di Berkeley, in Computer Science, a cui parteciperanno molti borsisti italiani. È prevista la partenza per il programma Fulbright di molti ricercatori della Lombardia, in numerose discipline, anche giuridiche e socio politologiche. Si creano così dei ponti per la ricerca molto importanti: una nostra chimica farmacologica, dell’Università di Cagliari, ha soggiornato per alcuni mesi alla Ohio State University e, al suo rientro, ha invitato un gruppo di trenta studenti di dottorato americani che per un mese hanno fatto ricerca nel suo laboratorio.

 

Quali risultati particolarmente significativi, conseguiti attraverso Fulbright, possono essere ricordati nel campo della formazione e ricerca internazionali?

Per quanto riguarda i borsisti italiani, si può ricordare il fatto che, specialmente agli inizi, andavano negli USA, avviando filoni di ricerca o scuole che prima non esistevano. Per esempio, uno di loro è stato Franco Ferrarotti, sociologo che, rientrato dalla borsa Fulbright negli Usa, inventò la prima scuola di sociologia in Italia, alla Sapienza. Si tratta di materie insomma, rinforzate quali discipline a se stanti, se non proprio create da borsisti Fulbright.


Quali altri aspetti del programma, oltre a quelli propriamente scientifici, ritiene meritevoli di attenzione?

Investiamo sulla capacità di fare rete e creare opportunità di scambio che si protraggano nel tempo. Promuoviamo l’eccellenza accademica nell’ambito degli scambi culturali. Tra i nostri borsisti, ci sono sei ricercatori poi divenuti premi Nobel, tra cui Umberto Eco, Margherita Hack, Modigliani, Peter Diamond, Riccardo Giacconi, Carlo Rubbia. Una nostra astrofisica ha scoperto una cometa che oggi porta il suo nome. Abbiamo avuto tanti risultati straordinari, insomma.

 

Viviamo in un'epoca di relazioni internazionali complicate dalle sanzioni in ambito economico, presenti anche tra Paesi dell'area euro-atlantica. Potranno esserci ripercussioni anche sul programma Fulbright?

No, fortunatamente il programma va avanti senza intoppi, anche perché abbiamo quale fonte di finanziamento i due governi. In particolare, il Ministero degli Esteri italiano, proprio nei mesi scorsi, ha aumentato i fondi al programma Fulbright. Anche per il Dipartimento di Stato americano il programma rimane un’assoluta priorità, ragion per cui il supporto allo stesso continua in maniera assolutamente stabile. I programmi sono in ogni Paese e coinvolgono i governi locali di tutti gli Stati in cui opera. Rispondono perciò alle esigenze di entrambi i Paesi; Fulbright è sempre attuale, prorogabile nel tempo. È un programma ancora oggi fortemente sostenuto e finanziato, proprio in quanto è frutto di un accordo bilaterale.

 

di Massimiliano Nespola

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