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Virgilio, profeta di Roma e del Mondo

11 luglio 2018 - In questo articolo il grande poeta classico è raccontato in alcune delle sue molteplici dimensioni attraverso i secoli: da filosofo moderno al profeta di Cristo, dalla presenza in Africa all'anticiparsi sui tempi, diventando un'icona del suo tempo.
Virgilio, profeta di Roma e del Mondo

Palazzo del Bardo

 

“Non omo, omo già fui,

e li parenti miei furon lombardi,

mantovani per patria ambedui”

Dante, Inferno I, 67-69

 

di Gianna Pinotti

Publio Virgilio Marone, nato nella campagna di Andes sulle sponde del Mincio, a pochi chilometri da Mantova, il 15 ottobre del 70 avanti Cristo e morto a Brindisi il 21 settembre del 19 avanti Cristo, è lo scrittore che più di ogni altro ha lasciato un segno nella civiltà, nella letteratura e nell’arte occidentale. I motivi di questa sua unicità sono molteplici.

Poeta etrusco e augusteo Oltre alla coinvolgente magnificenza lirica e ai contenuti impressionanti e rivoluzionari racchiusi nelle sue opere, dove la tradizione etrusca fa sentire il proprio eccezionale peso spirituale e la lingua latina trova modo di sviluppare straordinarie potenzialità semantiche ed artistiche tanto che, come è stato rilevato dettagliatamente, il poeta di Andes può a ragione considerarsi come inventore di una nuova lingua (G. B. Conte, 2002), Virgilio fu uno scrittore augusteo; vicino all’imperatore Ottaviano Augusto e amico di personaggi politici di rilievo, tra cui Gaio Asinio Pollione e Gaio Cilnio Mecenate, entrambi pregevoli scrittori, egli godeva di larga stima nelle vesti di Urbis et Orbis Vates, Vate di Roma e del Mondo.

Anticipatore del pensiero filosofico moderno Le sue straordinarie creazioni poetiche ci parlano di quel rapporto tra uomo e Natura che lo indusse ad indagare i segreti del tempo e i cicli periodici dell’universo, presagendo le svolte della Storia: Virgilio nelle Georgiche dichiarava di essere interessato a conoscere i segreti del mondo, le vie del cielo e le stelle, ossia “le cause dei fenomeni” (felix, qui potuit rerum cognoscere causas), sconfiggendo “ogni paura e l’inesorabile fato e lo strepitio dell’avaro Acheronte”, facendosi così anticipatore del pensiero filosofico moderno (G. Pinotti, 2018). Dalle opere emerge dunque una conoscenza dei ritmi celesti che regolano non solo i cicli della Natura bensì l’intera storia dell’umanità: la più nota profezia virgiliana è quella della IV Ecloga dove il Vate parla dell’avvento di un puer, nunzio di un nuovo ciclo evolutivo del mondo, vaticinio che, secondo la mia più recente ipotesi, si innerverebbe nelle conoscenze astronomiche che permettono al Poeta di intravedere, attraverso precisi calcoli matematici, il mutamento epocale che sarebbe di lì a poco sopraggiunto (G. Pinotti 2017).

Profeta di Cristo Attingendo all’arte divinatoria degli Avi, Virgilio preconizzò dunque una nuova età dell’oro all’insegna della pace, segnata dalla nascita di un eletto. Questo vaticinio fece sì che i cristiani si interessassero appassionatamente alle sue opere. Il primo documento giunto sino a noi dove egli compare come ‘profeta di Cristo’ è quello dell’apologeta Lattanzio, vissuto tra III e IV secolo, che scrisse durante i tempi delle persecuzioni l’Introduzione al Cristianesimo (Divinae Institutiones).

Famoso e celebrato La fama di Virgilio, subito dopo la sua morte, fu grande e indicibile, e grande fu la diffusione dell’Eneide, divenuto il poema nazionale; egli venne considerato uomo divino, degno di onori, preghiere, riti. Ricordiamo che il poeta latino Silio Italico (25-101 dopo Cristo), console sotto Nerone e proconsole d’Asia sotto Vespasiano, divenne proprietario del sepolcro di Virgilio a Napoli, e istituì una celebrazione in memoria della nascita del Vate: la tradizione venne tramandata anno per anno nei primi secoli dell’era cristiana.

Virgilio in Africa L’Africa latina, ossia l’Africa settentrionale sino alle frontiere della Cirenaica, è stata tra i luoghi dell’Impero dove le tracce letterarie e artistiche del culto di Virgilio sono apparse più numerose; d’altra parte “Virgilio, il poeta delle origini cartaginesi, riesce ad essere per gli Afro-romani in certo senso poeta nazionale. Virgilio aveva rappresentato la morte della regina Didone in maniera quanto mai lontana dalla sua tradizionale castità.” (V. Ussani, 1930). Visitando il palazzo del Bardo a Tunisi, dove la collezione di mosaici testimonia la raffinata cultura della borghesia dell’antica Africa romana, si può ammirare un ritratto verosimile del Vate tra le Muse Melpomene e Clio, manufatto del III-IV secolo che copriva il pavimento del tablinum della villa di un ricco uomo di Sousse. Numerose in Africa le reliquie epigrafiche, le iscrizioni metriche pagane e cristiane ispirate a reminiscenze virgiliane. Oltre ai resti archeologici, il virgilianesimo è attestato dalla letteratura latina, nella quale gli africani primeggiavano, mostrando come l’esempio di Virgilio regnasse in tutto l’Occidente: tra questi Floro, Frontone di Cirta, Sulpicio Apollinare, Macrobio, Prisciano di Cesarea.

Da Dante ai neoplatonici Nel Medioevo il Vate conobbe una ulteriore e rivelatrice fortuna che accrebbe la gloria da lui acquisita al tempo della Roma augustea e durante i primi secoli dell’era cristiana: nella Commedia il suo potente ruolo lo innalza quale sapiente conoscitore dei segreti sentieri del mondo dei morti, offrendo all’Alighieri la possibilità di confrontarsi e interagire con gli stessi contenuti dell’Eneide come è stato acutamente esaminato (Maślanka-Soro, 2015). Ma è anche l’Eden virgiliano che suscita meraviglia, quella perfetta Natura dove fioriscono felici connubi, riflesso di quelli tra cielo e terra, cresciuti nell’amore che tutto vince (Enea è figlio di Afrodite) e permette all’uomo di conquistare le più alte vette del sapere. Le opere di Virgilio sarebbero divenute nel corso del Quattrocento oggetto di esegesi e dibattito da parte degli intellettuali dell’Accademia fiorentina, tra questi Cristoforo Landino, commentatore della Commedia, e Marsilio Ficino traduttore e commentatore delle opere dei classici, protagonisti della movimentata scena culturale e artistica che diede impulso al rifiorire letterario dei decenni seguenti.

Virgilio nella letteratura e nell’arte di ogni tempo Virgilio resta il più grande poeta della storia della letteratura occidentale: nel canto dedicato alla Natura e agli eroi, i profughi guidati dall’esule tracio Enea alla ricerca del luogo dove fondare sotto un nuovo culto la civiltà troiana, egli aveva saputo rintracciare i segni di un cambiamento epocale, verseggiando così l’epica dell’umanità tutta. La sua poesia si fa canto universale e annuncio perenne della Storia. L’opera virgiliana offre motivi ispirativi, in ogni epoca, a celebri scrittori e poeti, Dottori della Chiesa, filosofi, scienziati ed artisti. Attraversando i secoli il Vate ci parla di un nuovo tempo che sopraggiunge non senza dolore, non senza malinconia, non senza periglioso e fatale cammino attraverso i regni dell’oscurità, per risalire infine alla luce. “Virgilio è poeta della storia, concepita come tempo carico di significati: è poeta dei “segni del tempo” che mettono fine al vecchio e inizio al nuovo: ha saputo trasformare la sua Roma in un simbolo storico per tutta l’umanità (…) La poesia virgiliana è stata taccuino dell’umanità europea nel corso di venti secoli e lo è tutt’oggi. (…) oggi come mai ci parla dell’uomo che supera sé stesso nella lotta con la storia, che rinnega l’arbitrio: ci parla della fine e del nuovo inizio: si rivolge a noi e noi la sentiamo” (S. Averintsev, 1981).

Cantore delle origini e della caduta Virgilio nell’Eneide cantò dell’esule Enea venuto da Oriente e approdato in Italia; dunque nella celebrazione delle origini di Roma, descritta peraltro nelle Georgiche come regno in preda a pazze contese, empie congiure e bramosia di guerre, si può intravedere la premonizione della sua stessa fine; il Vate, in un mondo segnato da una profonda crisi spirituale ed etica, insedia nel proprio poema qualcosa di ambivalente e rivoluzionario; come è stato rilevato “la poesia virgiliana si muove sul crinale della contraddizione poiché vuol far convivere il tragico e il sentimentale, il dramma e il pathos.” (G.B. Conte, 2002). Osserviamo che nel poema emerge, grazie a straordinarie creazioni verbo visuali come quella dove ruinas Trojae (le rovine di Troia) sono associate ad occasus (Occidente), l’annuncio della stessa caduta dell’Occidente romano: si tratta di immagini poetiche che, accompagnando il peregrinare dell’esule Enea - colui che dovrà sopperire al declino di una civiltà nelle vesti di eroe del buio dal tramonto all’alba - suggeriscono lo scambio tra Oriente e Occidente, tra passato e futuro, e nella loro emblematicità, sembrano prefigurare scenari di apocalissi contemporanee (G.Pinotti, 2003).

Poeta dell’esilio Attraverso le vicende di Enea, il Poeta di Andes sembra descrivere la propria vicenda personale: egli perse il podere mantovano per gli espropri terrieri a favore dei veterani della guerra civile, facendosi poi assegnare dall’amico Mecenate un podere in Campania; come è stato approfonditamente rilevato “Non è un caso se il tema dell’esilio attraversa tutte le opere del Mantovano e gode, nelle Bucoliche e nell’Eneide, della sede proemiale. Spesso è proprio l’esilio – che pure è inizio, l’Eneide insegna, di una nuova storia – a evocare nei suoi protagonisti anzitutto il senso della fine. E davanti alla fine due sono generalmente le immagini che predominano nello ‘sguardo’ di Virgilio: il capovolgimento (l’inversione degli estremi, dunque) e il ritorno” (B. Pieri, 2012).

Profeta del nostro millennio Egli ci insegna che le ere si susseguono secondo una ciclicità in cui i corpi celesti accompagnano le fasi della Storia fatta inevitabilmente di declini e rinnovate glorie. Da etrusco e da esule egli ha esaltato i vinti, raccontando il peregrinare di un gruppo di profughi e di un nuovo sodalizio tra le genti italiche antiche e nuove, riflesso dei sodalizi celesti che periodicamente si rinnovano.

 

*Gianna Pinotti (Mantova, 1963), artista e iconologo, ha compiuto studi scientifici e letterari (Università di Bologna); si è occupata della figura di Virgilio attraverso saggi, esposizioni e conferenze.

 

Nota bibliografica di riferimento per approfondire - consigli di lettura

  • VINCENZO USSANI, Il culto di Virgilio nell’Africa latina, sta in Virgilio, suppl. al n.49 de “L’Illustrazione Italiana” a cura di V. Ussani e L. Suttina, Milano, 7 dicembre 1930;
  • DOMENICO COMPARETTI, Virgilio nel Medioevo, Firenze 1941; AA VV, Virgilio nell’arte e nella cultura europea, catalogo della mostra a cura di M. Fagiolo, Roma 1981;
  • SERGUEJ AVERINTSEV, Alcune considerazioni sulla tradizione virgiliana nella letteratura europea, in “Atti del convegno mondiale di studi su Virgilio” a cura dell’Accademia Nazionale Virgiliana, Mantova-Roma-Napoli, 19-24 settembre 1981, volume I;
  • GIAN BIAGIO CONTE, Virgilio: l’epica del sentimento, Torino, 2002;
  • GIANNA PINOTTI, Virgilio e la caduta di Occidente. Nel buio si svolge l’Eneide, Firenze 2003;
  • GIAN BIAGIO CONTE, Anatomy of a Style: Enallage and the New Sublime, in The Poetry of Pathos: Studies in Virgilian Epic, Oxford Univ Press, 2007;
  • BRUNA PIERI, In extremis. Virgilio, Agostino e la Fine dei tempi, Griseldaonline 12 (2012), Alma Mater Studiorum Università di Bologna;
  • MARIA MAŚLANKA-SORO, L’Oltretomba virgiliano e dantesco a confronto: qualche osservazione sul dialogo inter-testuale nel Purgatorio, Romanica Cracoviensia 15 (2015);
  • GIANNA PINOTTI, Virgilio e i segreti della Natura, inTestimonianze” Pensieri sulla bellezza n. 510-511, Firenze 2017; Il Grande Anno e i fondatori di religione. Pomponazzi nel solco di Virgilio, in Pietro Pomponazzi uomo moderno tra antropologia e determinismo, in Eretici dissidenti inquisitori. Per un dizionario storico mediterraneo volume 2, a cura di L. Al Sabbagh. A. F. Caterino, M. Gargiulo, D. Santarelli, V. Vozza, D. Weber, Roma 2018.
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