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Sul web la casa del dialetto milanese

Merita una segnalazione questo sito che raccoglie una vasta collezione di parole, canzoni, modi di dire e ricette tipiche della parlata e della cultura popolare meneghina. Da "O mia Bela Madunina" a decine di frasi tipiche e poco conosciute. Per non dimenticare le proprie radici.

"Si può portare via un uomo da Milano, ma non si potrà mai portare via Milano da un uomo". Si presenta con questa citazione di orgoglio meneghino il sito www.scienafregia.it, casa virtuale di qua ti amano la parlata sviluppatasi all'ombra della Madonnina. Ad averlo realizzato, quattro anni fa ormai è un giovane 28enne CAM Engineer & Webmaster, è impiegato per una societa' che si occupa di sviluppo di semiconduttori. Grazie ad un'infinita pazienza ha messo insieme un cospicuo campionario di perle del dialetto milanese, e per la precisione (citando i dati della home page) 1918 parole, 336 modi di dire, 295 proverbi, 90 filastrocche e 74 canzioni popolari, senza dimenticare 59 poesie, 18 ricette e 11 consigli della nonna. Merito di un lavoro certosino che la consentito a Stefano di dire nella home page: "In Sciènafregia ho raccolto proverbi sentiti dire dai nonni o tramandati da qualche amico, termini e idiomi tipici del dialetto, oltre che la storia del meneghino e altre informazioni spiluccate qui e là per la rete". Naturalmente il sito è anche pronto ad accogliere aggiornamenti e integrazioni.

Se cercare il testo di "Oh mia bela Madunina", qui c'è. E così per "La bella Gigogin", oppure "Porta Romana bella". E lo stesso si può dire per la ricetta della cassoela, o per quella del risott giald (o allo zafferano che dir si voglia). Si tratta, insomma, di un'autentica risorsa della rete per conoscere meglio la cultura popolare meneghina. Ma come nasce questo dialetto? Nel sito si trova una risposta articolata:
Il termine pare dal diminutivo di Domenico, Domenichino che si trasforma prima in Menego e poi in Meneghino. La prima ipotesi sull'origine del termine è riconducibile alla lingua parlata dai domenici, (dal latino dominici = appartenente al Signore) cioè usata da chi era uso servire, dal popolo minuto, come contrapposizione al latino o lingua dotta, parlata dalla nobiltà e da quanti avessero un potere da esercitare.

   Un'altra ipotesi si rifà sempre al vocabolo Domenichino, ma come nome derivante dall'uso presso i milanesi dell'epoca di assumere temporaneamente, per il solo giorno di Domenica, un servo che permettesse loro nelle giornate delle visite e dei ricevimenti, una dovizia di personale. Il dialetto a Milano e dintorni è solo la lingua di chi lavora, di chi è sottomesso, e non come altrove la lingua di tutti gli abitanti di una zona.

   Il dialetto milanese pur avendo ovviamente fondamenta latine, risente degli influssi di quanti hanno governato, imponendo di fatto, se non formalmente, i loro usi e il loro linguaggio. Si hanno quindi parole di chiara origine prima gallica poi latina, germanica, francese, spagnola, tedesca, inglese oltre ad altre che sembrano nate spontaneamente non riuscendo a scoprirvi radici straniere.
 

   Volete qualche perla? Partiamo dal semplice "fa un rebelot", cioè fare disordine, che viene così commentato: "Questa parola, tipicamente milanese, non trova l’esatto termine corrispondente nella lingua italiana. Deriva infatti dal francese e non vi è dubbio ch’è stata importata e milanesizzata all’epoca della rivoluzione. Infatti da "rebellion", che vuol dire "ribellione", i milanesi hanno tratto con un conio del tutto ambrosiano la parola "rebelòtt", che esprime disordine, la confusione, il caos che provoca una ribellione e condisce questo stato di cose con un sottile senso d’ironia, perché il "rebelòtt" è per il milanese la confusione inutile, contraddittoria, di poco profitto. Comunque uno stato di cose non gradevole e negativo in tutti i sensi. I milanesi desiderano lavorare in pace e, se non è strettamente necessario, rifuggono dal disordine e dalle manifestazioni di piazza. Quando le vedono dicono: "l’è un rebelòtt".

 Passiamo ai proverbi, tra i quali segnaliamo: "Tempural bergamasc na dà un fiasc,
Tempural da Lodt touch na god
", tradotto come "Temporale bergamasco ne da un fiasco, temporale da Lodi tutti ne godono". Naturalmente si tratta di un detto relativo alla provenienza dei fenomeni meteorologici, che viene così spiegato: "I temporali che vengono dalla bergamasca (est e nord) fanno tanto vento ma non lasciano mai acqua, quelli che vengono da Lodi (sud) piove tanto che tutti ne possono beneficiare".

A proposito? Sapete che cosa significa s'cienafregia? Letteralmente vuol dire schiena fredda, ma in senso lato si riferisce a chi non ha voglia di lavorare, che non ha voglia di piegar la schiena e far fatica. Quanto di meno milanese si potesse immaginare, non trovate?

 

Luciano Ghelfi

 

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