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Italia addio

Una sintesi del nuovo rapporto Migrantes "Italiani nel mondo 2016", elaborato come ogni anno dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana

Chi si occupa di italiani all'estero lo ha sempre saputo: il rubinetto delle partenze dal nostro paese non si è mai chiuso del tutto. E non potrebbe essere diversamente in epoca di globalizzazione crescente. Eppure i dati che emergono dal rapporto "Italiani nel mondo 2016", elaborato come ogni anno dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana hanno riacceso prepotentemente il dibattito.

Italia addio, potrebbe essere la sintesi. Perché risulta chiaramente come siano sempre più numerosi i connazionali che staccano un biglietto di sola andata per raggiungere una meta estera. Sempre più numerosi, e pure sempre più giovani. Rispetto al passato cambia però la prospettiva: secondo la definizione di Migrantes, da migranti "bisognosi" si passa all'epoca dei migranti "desideranti", di coloro che cercano qualcosa, qualche opportunità, che l'Italia non sa offrire.

Per tanti la scelta è quindi quella di riempire le valige con i loro titoli e percorsi di studio compiuti nella penisola, per andarsene dove questi sono più apprezzati. Nel 2015 ad espatriare sono stati 107.529 italiani, con un aumento del 6,2% rispetto al 2014. Più di uno su tre, il 36,7%, ha tra i 18 e i 34 anni e fanno arrivare a quasi cinque milioni, (4 milioni e 800 mila per la precisione) il numero di quanti risiedono al'estero pur essendo cittadini italiani. Una comunità che è aumentata in un anno del 3,7%. E forse i numeri sono ancora più ampi, perché le statistiche ufficiali spesso non fotografano il fenomeno alla perfezione.

La linea di tendenza è talmente chiara da sollevare la preoccupazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un messaggio rivolto in questa occasione proprio alla fondazione Migrantes parla di flussi che "talvolta rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze". E per quanto riguarda la mobilità dei giovani, aggiunge, "dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani devono poter andare liberamente all'estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate". Un appello chiaro alla classe politica.

Nel vivace dibattito politico che si è sviluppato sulle poche opportunità che il paese offre, da segnalare anche le parole del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. "Dobbiamo rendere il Paese più semplice. I ragazzi che vogliono andarsene hanno tutto il diritto di farlo, noi dobbiamo creare un clima che permetta loro di tornare".

Ma vediamo i punti cardine del rapporto:

- I NUMERI: Dei 107.529 nuovi iscritti all'AIRE nel 2015, 39.410 rientrano nella fascia dei Millennials, hanno cioè tra i 18 e i 34 anni. Sono cioè i giovani, in genere con elevato grado di istruzione. Seguono i 35-49enni (25,8%), mentre i minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni): a dimostrazione che si spostano anche intere famiglie. Solo il 6,2% di chi parte, invece, ha più di 65 anni.

  • DOVE VANNO: La Gran Bretagna è il primo paese scelto come meta di studi all'estero, anche perchè i dati sono relativi al 2015 e non scontano ancora alcun effetto Brexit. Seguono in graduatoria Germania, Svizzera e Francia.

  • PENSIONE? MEGLIO LONTANO: Alla ricerca di condizioni fiscali più convenienti partono anche numerosi pensionati. Tra le mete Spagna e Portogallo, ma anche Tunisia. Partono però anche i "nuovi italiani", come i bengalesi che si dirigono verso Londra. Un fenomeno per larghi versi inatteso, perchè si tratta di persone che sono emigrate in Italia nei decenni passati, hanno acquisito la cittadinanza, ma che ora cercano nuove opportunità, sfruttando le opportunità che - per ora almeno - offre il passaporto della Comunità Europea.

  • DA DOVE SI PARTE: La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione per numero di partenze, il Veneto (10.374) la seconda. Poi la Sicilia (9.823), il Lazio (8.436), il Piemonte (8.199) e l'Emilia Romagna (7.644). In generale, sono espatriati soprattutto i maschi (56,1%) e i single (60,2%).

  • GERMANIA TERRA PROMESSA: In assoluto la meta più gettonata è la Germania con 16.568 espatri. A pochissima distanza si colloca il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate, la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).

  • UN AUMENTO VERTIGINOSO: All'inizio del 2016 risultano iscritti all'Aire 4.811.163 cittadini italiani, 174.516 in più rispetto all'anno precedente. Un trend di crescita costante, se si pensa che dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9%, visto che solo un decennio fa i connazionali registrati come residenti all'estero erano poco più di 3 milioni. Oggi più della metà (53,8%) vive in Europa (oltre 2,5 milioni), il 40,6% in America. Nel complesso degli iscritti AIRE si rileva una prevalenza del sud, di cui è originario il 50,8% degli iscritti AIRE, mentre le donne sono il 48,1% del totale.

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