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Foibe ed esuli istriani: la Slovenia ora ha deciso di pagare un risarcimento

La storia volta pagina: Lubiana ha votato una legge che dopo 70 anni riconosce i torti patiti dagli italiani dopo la guerra e offre un indennizzo alle vittime e alle loro famiglie

A 70 anni di distanza, la tragedia delle vittime delle foibe e degli esuli dell’Istria e della Dalmazia è a un punto di svolta. La Slovenia ha annunciato di essere pronta a indennizzare le famiglie di coloro che dovettero abbandonare la loro terra d’origine o che ebbero un loro congiunto ucciso e gettato nelle grotte del Carso. Le persone che hanno diritto all’indennizzo sono già state invitate ad avanzare una domanda formale e molte di loro hanno già cominciato a fare la fila nelle sedi delle associazioni degli esuli per chiedere informazioni. Segno che l’iter è uscito dalla sua fase astratte per imboccare quella concreta. Sarebbe la prima volta, dalla fine della seconda guerra mondiale, che un soggetto riconducibile alla ex Jugoslavia riconosce in maniera tangibile il dolore e il danno patito dagli italiani che abitavano quelle zone.

 

Già 2mila persone si sono fatte avanti

Alla base dell’offerta di risarcimento c’è una legge votata dal governo di Lubiana e che intende in qualche modo “sanare” una serie di torti commessi dall’ex regime comunista di Tito; tra i destinatari del provvedimento, la magna pars è costituita da cittadini italiani originari di Istria e Dalmazia. La legge, molto ampia e che abbraccia una casistica che arriva fino agli anni ‘90, fa parte del percorso di integrazione della Slovenia alla Unione Europea e ad essa non è estraneo, con ogni probabilità il viaggio compiuto qualche anno fa dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che nell’occasione sollecitò una soluzione per il problema degli esuli. La riparazione riguarda i familiari di chi è morto, di chi ha subito internamenti in campi di prigionia, chi si è visto privare dei suoi beni. Le persone che già si sono fatte avanti nelle sedi delle associazioni a Trieste e dintorni sono circa 2.000 ma il loro numero è potenzialmente molto più alte e richieste di informazioni telefoniche sono già arrivate non solo dall’Italia ma anche dalla Germania, dal Canada, dall’Argentina.

Braico: «Lubiana meglio di Roma»

La difficoltà per i pretendenti sarà dimostrare di essere stati perseguitati dal governo dell’ex Jugoslavia e di essere stati costretti alla fuga. L’applicazione della legge richiederà la presentazione di documenti o testimonianze. Il testo del provvedimento è scritto per ora solo in sloveno e sarà necessaria quanto prima una sua interpretazione. «La cosa più importante è che il governo di Lubiana si sia mosso concretamente e abbia riconosciuto il danno subito da noi e dalle nostre famiglie», commenta Manuele Braico, presidente dell’associazione delle Comunità istriane. «Anzi — prosegue — è singolare che la Slovenia sia arrivata a questo punto prima dell’Italia. Noi abbiamo ancora aperto un doppio fronte: uno era quello con l’ex Jugoslavia e che ora almeno parzialmente entra in una fase decisiva. L’altro invece è con Roma: l’Italia pagò infatti i danni di guerra a Belgrado attraverso i beni sottratti alle famiglie che lasciarono Istria e Dalmazia ma gli esuli non sono mai stati a loro volta ripagati per quella perdita».

Fonte: www.corriere.it

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