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I personaggi lombardi di rilievo nel periodo italo normanno

Nel periodo italo normanno non furono soltanto le forze militari lombarde a scendere in Sicilia e a stanziarsi nell’ isola, ma ad esse si affiancarono numerosi personaggi che hanno segnato i tempi. Un racconto storico a cura di Laura Bisso.

Al mosaico di popolazioni presenti in Sicilia, diversi per religione, cultura , lingua e tradizioni,si aggiunsero elementi normanni e quelli provenienti dall’Italia settentrionale , particolarmente dall’ area dell’ attuale Lombardia.

I flussi migratori verso l’ isola ,iniziati alla fine del sec. XI , continuarono in misura massiccia almeno fino al XIII sec.

Secondo le stime di alcuni studiosi si ritiene che i gallo – italici presenti in Sicilia tra l’ XI  e il XIII  sec. siano stati circa 200 000 , cifra alquanto rilevante per quei tempi.

Certo è che  con l’ apporto di questi immigrati si verificò anche l’ italianizzazione della Sicilia. 

La  vastità e la complessità di questo fenomeno migratorio sono state recentemente anche oggetto di studio da parte di alcuni biologi che hanno analizzato e confrontato il Dna di alcuni isolani per rintracciare le affinità  con le popolazioni del Nord e che possono al contempo spiegare le presenze di elementi fisici – biologici comuni ai Siciliani e alle popolazioni del Nord Italia.

Certamente a rafforzare l’unione tra Normanni e Lombardi contribuirono sia la governance  di nuovi vescovati a Troina, Catania, Siracusa, affidati da Ruggero a prelati lombardi, sia i matrimoni, come quello del 1089 tra Ruggero I e Adelaide del Vasto.

Questa giovane era figlia di Manfredo del Vasto, fratello e vassallo di Bonifacio, "il marchese d'Italia" per antonomasia, il quale possedeva numerosi domini feudali nel Nord Italia.

E’  una donna del Nord la protagonista indiscussa della scena politica di quel tempo, dalle fonti ci viene descritta come giovane donna, bella, dalla forte personalità, capace di assumere grandi responsabilità, con un posto di rilievo politico.   

Donna d'ingegno, volitiva, Adelaide  era costantemente vissuta a lato del marito e aveva notato con quale saggezza politica egli avesse consolidato il suo dominio in Calabria e in Sicilia, allentando non solo il legame di dipendenza feudale di queste terre dal ducato di Puglia, ma portandole  anche ad una posizione di vera preminenza rispetto agli altri stati normanni dell'Italia meridionale.

Sventati con rigore alcuni tentativi di sedizione esplosi nella terraferma e nell'isola, all'indomani della morte del conte Ruggero, ad opera di baroni riottosi, Adelaide,

divenuta reggente, seguendo avvedutamente le direttive politiche fornitele precedentemente dal marito, ebbe come  obiettivo  la pacifica convivenza delle varie stirpi, religioni e costumi esistenti nello stato.

Adelaide seppe infatti adottare una politica lungimirante, mostrando come gli altri  Lombardi capacità organizzative e diplomatiche: fu aperta e generosa verso le istituzioni religiose bizantine, ottenendo la simpatia dei sudditi greci e riuscendo  a creare consenso al suo potere, mantenne , inoltre,  cordiali rapporti con gli Arabi, conservando la libertà di culto e le larghe autonomie amministrative accordate alla loro comunità da suo marito.

La reggente, senza deflettere dallo spirito di tolleranza religiosa ereditato dal marito, favorì il clero latino, seguendolo nel pacifico lavorio di assimilazione delle varie stirpi della contea. Adelaide fu infatti la promotrice della fondazione di alcuni monasteri. A testimonianza di ciò va sottolineato che Adelaide trascorse parte del suo tempo nell’ abbazia di S Bartolomeo a Lipari( Messina).

Oltre Lipari le sue città preferite furono Messina, perché posta in un punto nevralgico delle comunicazioni tra il dominio insulare e quello continentale della contea, e Palermo. 

Quest’ ultima l'allettava con i suoi precedenti di capitale dell'antico emirato musulmano di Sicilia e col suo fascino di città splendida e attiva, e Palermo, nel 1112, era da lei designata capitale della contea. In quello stesso anno ella deponeva la reggenza, consegnando al figlio Ruggero II, il futuro unificatore dei domini normanni dell'Italia meridionale, giunto alla maggiore età  uno stato saldo, ordinato, ma soprattutto pacifico.

Restia ad entrare nell'ombra, essendo  ambiziosa  e ancora nel vigore degli anni, Adelaide ,  alla fine del 1112, sposò  Baldovino I di Fiandra, re di Gerusalemme (1100-1118), e si trasferì in Palestina , diventando regina di tale terra.

Ma il matrimonio fu molto infelice e Adelaide si ritirò in Sicilia , dove il 18 aprile  1118 morì in un convento a Patti (Messina).

Tra gli immigrati vi era anche Enrico del Vasto, fratello di Adelaide.

Egli, dopo aver dato aiuto, insieme con suoi conterranei, al conte Ruggero, nelle ultime fasi della guerra contro i musulmani, per consegnare l’ isola alla cristianità,  ricevette da lui due vasti conglomerati feudali, le contee di Butera e di Paternò.

Enrico divenuto  conte di Butera e di Paternò fu  detto anche Enrico di Lombardia.

n tal modo i  normanni incoraggiarono  una decisa politica d'immigrazione di “francesi”  e di “italiani del Nord”.

Ruggero I , grazie al supporto di Enrico e degli altri  immigrati lombardi, riuscì a controllare  una zona della Sicilia gravitante intorno all'Etna,  che stava a cavallo tra l'area occidentale abitata da Arabi e quella orientale popolata da Greco-Bizantini.

Era interesse di Ruggero legare alla dinastia e ai conquistatori franco-normanni l'affine elemento italico, in cui primeggiava la famiglia  del Vasto, e fare di questi elementi etnici di origine latina un contrappeso agli altri due elementi esistenti e dominanti fino ad allora nell’ isola,  l'arabo e il greco.

Laura Bisso

 

Nella foto, il sarcofago di Adelaide a Patti (Me)

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