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Sbarco Alleati, Mattarella: "Fratelli morti per la nostra libertà”

Roma 3 settembre 2018 - C’è un enorme debito di riconoscenza dell’Italia nei confronti degli eserciti che sbarcarono nel 1943 sulle coste della Sicilia, e poi a Salerno e a Anzio per liberarci dalla dittatura nazifascista, e Sergio Mattarella non l’ha mai nascosto.

 

di Luciano Ghelfi

 

Non ha in previsione omaggi particolari ai simboli di quella fase storica il Capo dello Stato, ma tantissime volte nei suoi discorsi ha sottolineato quanto il popolo italiano debba a quei ragazzi statunitensi, inglesi, canadesi, francesi, brasiliani, polacchi e di tante altre nazioni. Celebrando la ricorrenza della Liberazione a Casoli, in Abruzzo, nell’aprile scorso, ad esempio, Mattarella è stato chiaro, rivolgendo “un commosso pensiero a tutti quei giovani soldati, provenienti da tante parti del mondo, che sono caduti sul suolo italiano per liberarci dal giogo nazifascista e che riposano nei cimiteri di guerra: non sono stranieri, ma sono nostri fratelli”.

E il concetto di fratelli che hanno versato il sangue per la nostra libertà è tornato più volte nel corso degli anni della sua presidenza, sia durante la visita negli Stati Uniti, nel febbraio 2016, sia in occasione delle celebrazioni del 25 aprile.

Nel corso degli anni i più recenti presidenti della Repubblica hanno cercato di mette in luce il contributo italiano alla Resistenza, tanto quello partigiano, quanto quello dei nostri militari che combatterono al fianco degli Alleati. Cominciò Ciampi a Cefalonia, poi Napolitano, ora Mattarella, che non manca annualmente all’omaggio alla difesa di Porta San Paolo che le truppe italiane operarono pur senza ordini all’indomani del settembre 1943.

Proprio Mattarella ha avuto occasione di ricordare come questo contributo italiano, militare e di popolo, fu riconosciuto come rilevante e significativo da un generale duro e non avvezzo ai complimenti come lo statunitense Mark Clark. E non casualmente il suo primo atto da presidente eletto e non ancora formalmente insediato, il 31 gennaio 2015, fu la visita al sacrario delle Fosse Ardeatine, a Roma, un omaggio a chi aveva perso la vita proprio sotto la mano della dittatura.

Ma riportare sotto i riflettori il contributo nazionale alla Liberazione dal nazifascismo non ha mai fatto perdere di vista che senza l’arrivo degli Alleati tutto sarebbe stato più difficile e, forse, impossibile. Mattarella lo ha fatto il 25 aprile 2017, parlando a Carpi, poco prima di rendere omaggio al campo di concentramento di Fossoli. Per farlo utilizzò una citazione di Primo Levi: “Se il nazionalsocialismo avesse prevalso (e poteva prevalere) l'intera Europa, e forse il mondo, sarebbero stati coinvolti in un unico sistema in cui l'odio, l'intolleranza e il disprezzo avrebbero dominato incontrastati”. Non fu così, grazie allo sforzo immane degli Alleati, angloamericani e non solo.

Tante volte, però, Mattarella ha insistito sul fatto che la libertà e la democrazia che dalla sconfitta del nazifascismo sono nate in Italia e in tutta l’Europa Occidentale non sono mai una conquista definitiva. Vanno coltivate e difese attivamente ogni giorno. E la collaborazione fra alleati (con la a minuscola, perché la cosa è diventata un punto fermo) serve a contrastare i pericoli di oggi, come il terrorismo, il fondamentalismo e l’intolleranza. Dalla Liberazione del 1943-45 nasce la nostra Repubblica, da rendere - Mattarella ne è fermamente convinto - ogni giorno più forte con comportamenti attivi e responsabili che ricadono sulle spalle delle istituzioni come dei singoli cittadini. Nulla deve essere dato per scontato.

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