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Lombardi nel Mondo al Museo dell'Emigrazione di Gdynia

Gdynia/Polonia - "Nessuno è mai morto di fame qui in America, e penso che per te sia molto meglio venire e non tornare a casa: qui puoi trovare del pane tutti i giorni, non come nel nostro Paese". Questo è il contenuto di una delle lettere di emigranti polacchi esposte presso il Museo dell'Emigrazione di Gdynia: una installazione permanente, ubicata presso la vecchia Stazione Marittima della città portuale più importante della Polonia, da dove, a partire dal periodo interbellico, migliaia di persone hanno abbandonato l'Europa in cerca di una vita migliore nelle Americhe

 

 

di Matteo Cazzulani - Coordinatore Editoriale

 

 

Come prevedibile data la sua ubicazione geografica, il Museo dell'Emigrazione di Gdynia si ripercorre la storia dell'emigrazione polacca nel corso dei secoli. La Polonia, infatti, così come del resto l'Italia e la Lombardia, tanto ha contribuito alla storia dell'emigrazione globale. Nello specifico, il Museo dell'Emigrazione di Gdynia riesce a ben evidenziare la presenza delle comunità polacche nel mondo, suddivise per aree geografiche e, ipso facto, per caratteristiche sociali e culturali.

 

Chicago: la Polonia d'America

La meta più importante dell'emigrazione polacca nel mondo è, senza dubbio, l'America Settentrionale, con gli Stati Uniti a farla da padrone, dove, tutt'oggi, vivono circa 10 milioni di cittadini statunitensi di origine polacca. Attratti dalla possibilità di realizzare il "Sogno Americano", leggasi migliorare le proprie condizioni lavorative e sociali, i polacchi che scelgono di emigrare negli USA sono, perlopiù, appartenenti al ceto rurale di religione cattolica della Ciscarpazia e della Polesia (le regioni più povere della Polonia, ubicate ad est del Paese), oltre che cittadini di religione ebraica che decidono di lasciare un continente sempre più preda di episodi di intolleranza nei loro confronti. Mentre gli emigrati di religione cattolica si insediano prevalentemente a Chicago, gli emigrati di regione ebraica trovano, invece, asilo a New York.

Sempre in America Settentrionale, degna di menzione è anche l'emigrazione polacca in Canada, dove, ad oggi, vive circa 1 milione di cittadini originari della Polonia. Ad avviare l'emigrazione polacca in Canada, sopratutto in Quebec, sono i Casciubi, seguiti da altri emigrati provenienti dalla Polonia sia durante il periodo interbellico, che nel secondo dopoguerra.

Altra meta gettonata dall'emigrazione polacca è l'America Latina, con Brasile ed Argentina a rappresentare le destinazioni preferite dagli emigranti dalla Polonia nel corso dei secoli. In Brasile, dove ad oggi vivono circa 2 milioni di cittadini di origine polacca, perlopiù provenienti dalla Polonia orientale e sud-orientale, l'emigrazione si concentra sopratutto nel sud del Paese, negli Stati di Paranà, Santa Caterina e Rio Grande do Sul.

In Argentina, dove ad oggi sono 129 Mila i cittadini di origine polacca, l'emigrazione, proveniente anch'essa dalle regioni orientali e sud-orientali del Paese, interessa fittamente la città di Apóstoles e la Provincia di Misiones.

 

I conservatori a Londra, i progressisti a Parigi

Altra meta importante dell'emigrazione polacca è l'Europa, nella quale spiccano due centri di maggiore importanza. In primis, il Regno Unito, dove l'emigrazione polacca assume un valore politico per via dello spostamento a Londra del Governo della Polonia in Esilio durante la Seconda Guerra Mondiale: una scelta necessaria a seguito dell'occupazione della Polonia da parte della Germania nazista e dell'Unione Sovietica. Terminata la guerra, il Governo polacco in Esilio resta a Londra, da dove si rifiuta di riconoscere il Governo della Polonia Popolare, diventando, così, catalizzatore di un'emigrazione politica fortemente conservatrice.

In Francia, invece, l'emigrazione polacca è perlopiù un'emigrazione letteraria e, a differenza di quella del Regno Unito, assume un'impostazione ideologica decisamente progressista e liberale. Ne è dimostrazione l'attività di Kultura, rivista letterario-politica dalle cui pagine pensatori lungimiranti del calibro di Jerzy Giedroyć e Juliusz Mieroszewski arrivano a postulare la necessità, per la Polonia, di rinunciare ad ogni rivendicazione territoriale nei confronti di Ucraina e Lituania al fine di stabilire relazioni pacifiche ed amichevoli con i propri vicini orientali e, così, salvaguardare la sicurezza nazionale del Paese. Un'eresia, secondo i conservatori polacchi di Londra, quella di Giedroyć e Mieroszewski che, tuttavia, diventerà la stella polare della diplomazia della Polonia a seguito della caduta del comunismo.

 

L'emigrazione in Asia ed Oceania

Israele è un altro importante centro dell'emigrazione polacca, legato sopratutto al movimento sionista che, già alla fine del XIX secolo, postula la necessità per gli ebrei, presenti in grande numero nell'Europa Centro Orientale, di popolare la Palestina per rientrare nella propria Terra Promessa. Dall'attuale Polonia, ma anche dalle attuali Ucraina occidentale, Lituania e Bielorussia, sono molti gli ebrei che raggiungono la Palestina sopratutto a ridosso del secondo conflitto mondiale. Successivamente alla fondazione dello stato di Israele, con un picco nel 1968, il flusso dei polacchi di religione ebraica che raggiungono Israele dalla Polonia si mantenne, poi, su un livello constante.

Ultimo paese di rilevante importanza per l'emigrazione polacca nel mondo è l'Australia, dove, ad oggi, i cittadini di origine polacca sono circa 160 Mila, perlopiù discendenti di polacchi della Grande Polonia (regione ad ovest del Paese) che, assieme ad esploratori tedeschi, si insediano in Oceania. A testimonianza del peso dell'emigrazione polacca in Australia vi è l'intitolazione della montagna più alta del continente, esplorata dal polacco Paweł Edmund Strzelecki, ad uno degli eroi nazionali polacchi: Tadeusz Bonawentura Kościuszko.

Copernico e Kościuszko: gli emigrati illustri del Commonwealth polacco-lituano

Proprio la presenza di Kościuszko in uno dei principali punti geografici del mondo sottolinea il carattere storico dell'emigrazione polacca nel mondo. L'Emigrazione polacca ha, infatti, inizio già durante l'epoca del Commonwealth polacco-lituano, quando importanti personalità dello Stato più esteso d'Europa (1 milione 500 Mila chilometri quadrati nella sua massima estensione) emigrano in altri Paesi d'Europa per motivi di studio o per motivi politici.

Ne sono un esempio, tra i tanti, gli astronomi Niccolò Copernico ed Alexius Sylvius Polonus (rispettivamente il padre dell'astronomia moderna e l'autore di strumenti astronomici) emigrati rispettivamente a Bologna e nella Penisola Iberica, il re del Commonwealth polacco-lituano Stanislao Leszczyński, emigrato in Francia una volta costretto all'esilio, e, infine, il già citato Kościuszko.

Amico di Thomas Jefferson, con cui condivide gli ideali di libertà ed uguaglianza promossi dall'Illuminismo, Kościuszko si reca negli Stati Uniti, dove è uno dei protagonisti della Guerra di Indipendenza Americana a fianco, ovviamente, delle Colonie americane. Tornato in patria all'indomani delle prime due spartizioni della Polonia-Lituania, Kościuszko guida la guerra di resistenza del Commonwealth polacco-lituano, difendendo, purtroppo invano, la Costituzione Illuminata del 3 Maggio 1791 -documento che rende il Commonwealth Polacco-Lituano una Monarchia Costituzionale moderna con una piena divisione dei poteri- dall'aggressione reazionaria delle potenze imperiali spartitrici, leggasi Prussia, Russia ed Austria.

Altra fase importante dell'emigrazione polacca è la seconda metà del XIX secolo, quando ad emigrare sono soprattuto gli abitanti della Galizia, ossia la zona della Polonia posseduta dall'Austria dopo le spartizioni, corrispondente alle attuali regioni della Piccola Polonia e della Ciscarpazia, oltre che dell'odierna Ucraina occidentale, nella quale la popolazione, prevalentemente rurale, soffre la mancanza di investimenti e di sviluppo da parte di Vienna.

Da questa regione, sopratutto grazie al ruolo delle prime compagnie di viaggio per migranti transatlantiche austriache e tedesche, i migranti dalla Galizia sono trasportati in treno fino a Brema da dove, imbarcati sui primi transatlantici, non senza frodi e problemi di ogni genere, su cui il Museo dell'Emigrazione si sofferma con opportuna cura, raggiungono le Americhe.

Differente, invece, è la situazione dei migranti polacchi nel resto del paese che, sopratutto per quanto riguarda la zona della Polonia incorporata nell'impero russo, preferiscono l'emigrazione interna verso le principali città industriali, ossia Varsavia e Łódź.

 

La Gdynia America Line ed il Batory

Altra importante fase dell'emigrazione polacca nel mondo è legata al periodo interbellico, quando la Seconda Repubblica Polacca, al fine di disinnescare potenziali rivolte sociali, incoraggia l'emigrazione. Si costituisce, così, la Gdynia America Line (GAL), compagnia di trasporti transatlantica polacca (con una importante partecipazione danese) che assicura comunicazioni regolari e periodiche dal principale porto della Polonia (Gdynia, per l'appunto) verso Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina e Palestina.

A rendere possibile tale business, per la GAL, è una flotta di transatlantici autori di importanti viaggi intercontinentali che, presto, si impone nel mercato del Baltico e monopolizza la clientela dell'Europa Centro-Orientale. Tra i transatlantici della flotta della GAL, stimati ed onorati in tutto il Mondo, lecito menzionare lo storico Batory (considerata la "Nave Fortunata" per via dell'assenza di incidenti di cui fu vittima durante la Seconda Guerra Mondiale, quando è adoperata dall'Esercito britannico per operazioni militari ed umanitarie in tutto il Mondo, tra cui alcune anche in Italia), il Piłsudski, il Pułaski, il Kościuszko ed il Sobieski.

 

Papa Giovanni Paolo II e Brzeziński: i più recenti emigrati illustri

Infine, il museo fa menzione dell'ultima onda migratoria di polacchi nel mondo legata al periodo postbellico. Un'emigrazione che porta nel mondo personaggi di spessore mondiale, tali quali il Consigliere alla politica estera presso la Presidenza degli Stati Uniti d'America, Zbigniew Brzeziński, e, sopratutto, Papa Giovanni Paolo II - Karol Wojtyła.

Oltre ai personaggi di indiscutibile spessore, importante, come fa il Museo dell'Emigrazione di Gdynia, è anche sottolineare la presenza di migliaia di giovani altamente qualificati che, così come gli italiani ed i lombardi, sono, oggi come nel passato, costretti a lasciare la propria terra natìa in cerca di lavoro e condizioni di vita migliori in altri Paesi.

 

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