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Sbarco Alleati, uno sbarco e un armistizio. La fine della Seconda Guerra Mondiale iniziò oggi, 75 anni fa

Mantova 3 settembre 2018 - 75 anni sono passati da quel 3 settembre 1943. Una data da ricordare perché segnò concretamente le prime volontà di porre fine, per l’Italia, al peggior conflitto in cui la nostra Nazione si era mai trovata

 

 

di Monia Rota

 

La firma segreta dell’armistizio di Cassibile e lo sbarco a Reggio Calabria


Tra i molti eventi occorsi in quel giorno due sono di particolare memorabilità: lo sbarco degli Alleati a Reggio Calabria e l’Armistizio di Cassibile.

L’armistizio fu un accordo segretissimo, siglato in una contrada siracusana presso Cassibile. Con esso il Regno d’Italia cessava le ostilità contro gli Alleati e iniziava la sua resistenza al nazifascismo. Tale atto entrò in vigore nel momento del suo annuncio pubblico, per cui è comunemente datato l'8 settembre, data in cui, alle 18:30 italiane, fu reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri dal generale Dwight Eisenhower in persona e, poco più di un'ora dopo, alle 19:42, confermato dal maresciallo Pietro Badoglio ai microfoni dell'EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche).

Lo sbarco era la parte culminante dell’operazione Baytown, che iniziò proprio il 3 settembre 1943. L'operazione consisteva nello sbarco a Reggio Calabria delle armate britanniche, per consentire alle Forze Alleate di ottenere una testa di ponte nella punta dello stivale d'Italia e insieme per poter fermare i nemici in fuga. Seppur mal pianificato – lo sbarco era distante 500 km da Salerno e all'estremo di una rotabile stretta tra le montagne – la risalita degli Alleati proseguì efficacemente e senza troppe difficoltà, a parte l'incontro con un puma scappato dallo zoo di Reggio di Calabria e la "terra bruciata", effettuata dai nazisti in ritirata.

La fine della guerra, per noi, iniziò così con un nuovo idioma nelle orecchie e un titolo a caratteri cubitali sui giornali nazionali.

Studiando le fonti per questo articolo, mi sono imbattuta nell’audio originale di Badoglio: non vi nascondo che ho provato una forte emozione nell’ascoltare la voce che dava finalmente una speranza. Pure di testimonianze di chi c’era è pieno il web: ad esempio ho trovato particolarmente intensa questa testimonianza di uno degli spogghiati di una Reggio  Calabria particolarmente devastata.

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po


Ma non solo nel sud Italia, dove l’avanzata alleata ebbe inizio possiamo trovare testimonianze importanti. In provincia di Mantova abbiamo il Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po, centro nevralgico della memoria degli eventi bellici che si susseguirono nei territori lungo il grande fiume nel corso del secondo conflitto mondiale.

Il Museo raccoglie filmati, foto, documenti e cimeli originali. Felonica rivestì un ruolo importante in quanto si trovò in posizione centrale rispetto agli attraversamenti del fiume da parte delle truppe germaniche in ritirata e successivamente il suo territorio rappresentò il settore di collegamento tra la 5ª Armata statunitense e l’8ª Armata britannica per quel che riguarda l’arrivo anglo-americano al fiume.

 

Intervista al direttore del Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po


Per darvi un quadro di cosa fu la ritirata tedesca nel Nord-Italia, ho intervistato il direttore di questo prestigioso Museo, il dottor Simone Guidorzi.

Dottor Guidorzi, ringraziandola per la sua disponibilità a questa intervista inizio subito con le domande storiche, approfittando della sua innegabile conoscenza della storia in genere e della sua specializzazione nella storia locale della II Guerra mondiale.

Perché la zona del Po e in particolare Felonica rivestirono un ruolo importante durante la II Guerra?

A seguito dell’offensiva di primavera gli eserciti anglo-americani costrinsero i tedeschi a ripiegare dall’Appennino settentrionale dove il fronte era rimasto fermo tutto l’inverno 1944-1945. Per guadagnare la madrepatria i tedeschi avrebbero dovuto raggiungere i passi alpini del Brennero e del Tarvisio, ma tra le loro posizioni e questi traguardi vi era una imponente barriera naturale: il fiume Po. Per di più la supremazia aerea alleata costringeva i tedeschi a spostamenti limitati alle ore di buio; mentre per celare il più possibile i veicoli durante le ore del giorno vennero scelti i territori compresi tra gli affluenti del fiume Po quali i fiumi Secchia e Panaro, ricchi di edifici rurali e con una sistemazione agraria caratterizzata da campi delimitati da alberi a sostegno delle viti. Fu proprio così che Felonica si ritrovò punto nevralgico durante il passaggio del fronte in quanto punto di congiunzione tra le armate tedesche, la 14ª dispiegata da Felonica verso ovest e la 10ª dispiegata da Felonica verso est, e ancora punto di congiunzione tra le armate alleate, la 5 ª americana dispiegata da Felonica verso ovest e l’8ª britannica dispiegata da Felonica verso est.

 

Moltissime furono le operazioni militari di importanza strategica, che videro come scenario proprio il Po. Tra le tante forse le più note sono la "Mallory Major" e la "Herring No.1". Ce ne può parlare?

Gli americani compresero nel 1944 che il fiume Po poteva rappresentare un problematico ostacolo per i rifornimenti tedeschi al fronte italiano in caso di assenza dei suoi ponti. Fu così che il Maggiore Mallory mise a punto una operazione di bombardamento sistematico di tutti i ponti sul grande fiume, sia in muratura che in chiatte. Nel giro di alcune settimane bombardieri medi decollati dalla Corsica riuscirono a interrompere tutti gli attraversamenti e costrinsero progressivamente i tedeschi a rimpiazzarli con traghetti che permasero sino al ripiegamento dell’aprile 1945. Questo rallentò e limitò notevolmente l’afflusso dei rifornimenti e costrinse i tedeschi ad impiegare soldati impiegati ai traghetti, ai natanti e alle teleferiche che sopperirono solo parzialmente l’assenza dei ponti.

L’esigenza di un intervento oltre le linee nemiche e di una tangibile operazione da parte del Regio esercito cobelligerante, spinse i vertici militari anglo-americani ad autorizzare il lancio di circa 250 paracadutisti italiani. Fu così che la sera del 20 aprile 1945, trasportati da velivoli Douglas C-47 Dakota statunitensi decollati da Rosignano in provincia di Livorno, prese il via l’operazione di aviolancio “Herring No. 1″.

Il compito di questi paracadutisti era di creare scompiglio tra le forze germaniche in ritirata e venne pianificato il lancio nel quadrilatero ai cui vertici vi erano Sermide (Mantova), Vigarano Mainarda (Ferrara), Poggio Renatico (Ferrara) e Mirandola (Modena), cioè le zone più interessate dal ripiegamento germanico. Fu questa l’ultima operazione di aviolancio di tutta la seconda guerra mondiale nel teatro europeo e come tutte queste operazioni fu contraddistinta da esito incerto, atti di valore e obbiettivi parzialmente raggiunti.

 

La gente spaventata riconosceva dal rombo degli aerei se essi erano tedeschi o alleati? La storia di "Pippo" è vera?

Contrastare i tedeschi con bombardamenti notturni non fu semplice per gli anglo-americani. Il volo notturno era agli albori e proprio in questi anni vennero sviluppate le dotazioni di questi aerei finalmente dotati dei primi dispositivi atti allo scopo. Tutti questi aerei erano bimotore con suono caratteristico che nel silenzio della notte incuteva parecchio timore tra i civili. L’immaginario collettivo riconduceva questi velivoli ad un unico apparecchio soprannominato Pippo, in realtà erano diversi e cambiavano sia i modelli che la nazionalità.

 

Come la gente comune che viveva lungo le rive del Po era coinvolta nelle manovre militari? Ad esempio venivano obbligati a lavorare per gli eserciti (scavi di trincee, riconversione di stabilimenti, etc.)? Ricorda qualche testimonianza di vita vissuta?

Molti civili vennero impiegati come lavoratori coatti nell’organizzazione TODT che aveva lo scopo di costruire infrastrutture e riparare quelle danneggiate. Il reclutamento avveniva forzatamente per coloro i quali non erano di età compatibile con la chiamata alle armi oppure sotto forma volontaria per coloro che volevano sanare la posizione di renitenza alla leva. Nei territori lungo il fiume Po l’organizzazione TODT costruì numerose postazioni lungo canali di bonifica ed in alcuni casi in prossimità di grosse corti coloniche. La funzione di queste postazioni era contraereo o di deposito, soprattutto di munizioni, che dovevano servire alle truppe tedesche durante eventuali ripiegamenti del fronte. Solo negli ultimi periodi furono predisposte linee di trincea sulle isole e lungo la sponda settentrionale del fiume Po, ma non si arrivò mai a costituire una vera e propria linea difensiva.

 

Come si attraversava il fiume Po? I tedeschi lo sorvegliavano a vista?

L’attraversamento del fiume Po avvenne da parte dei tedeschi con traghetti, natanti, piccoli veicoli anfibi, zattere di fortuna, oggetti galleggianti recuperati allo scopo (taniche, pneumatici di veicoli, porte e finestre delle abitazioni, tavoli e tutto ciò che poteva galleggiare e permettere di tenere all’asciutto armi leggere e l’uniforme; come da ordini e istruzioni ricevute prima dell’attraversamento), solamente gli ultimi tedeschi giunti al grande fiume dovettero tentare a nuoto, appunto in questa fase si ebbe il maggior numero di annegamenti.

Gli anglo-americani poterono invece contare su di una imponente logistica: barche d’assalto, diversi tipi di anfibi, natanti e ponti costruiti a tempo di record in 8-12 ore.

 

Come fu l'avanzata alleata? Che conseguenze lasciò sul territorio?

L’avanzata alleata rimase ben impressa nei ricordi dei nostri civili, militari che dispensavano ogni genere di sostentamento, ma soprattutto per gran parte dei civili rappresentò la prima volta che si vedevano persone di colore. Se con i tedeschi si doveva sopperire alla loro alimentazione (i tedeschi acquistavano gli animali da cortile dai contadini; solo in un basso numero di casi essi procedettero con requisizioni), in particolare con gli americani si ricevevano alimenti, tra l’altro di tipologie sino ad allora sconosciute.

 

Ci racconta l'episodio più interessante che ha scoperto?

Non esiste un unico episodio, ma indubbiamente gli episodi più interessanti sono quelli che ci hanno visto raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti. Questo importantissimo lavoro proposto alle nuove generazioni suscita sempre le maggiori emozioni.

 

Del capitano Arthur E. Halfpapp, cosa ci dice?

Da quando il museo è sorto, la ricerca di militari dispersi è stata una priorità. Sul territorio nazionale sono ad oggi stati recuperati i corpi di ben 11 dispersi, mentre all’estero le missioni in Russia hanno portato alla riesumazione di circa 1600 militari ungheresi, italiani e tedeschi.

(N.d.R.: Più dettagli sulla vicenda del capitano Halfpapp li trovate su quest’articolo)

 

Ci parli del Museo: di cosa e fiero e cosa le piacerebbe poter migliorare.

Indubbiamente la sede attuale è perfetta per l’esposizione di uniformi, armi ed equipaggiamenti, ma non permette di esporre i numerosi veicoli storici in nostro possesso; per questo sarebbe necessaria una seconda sede aggiuntiva.

Altro progetto che si sta tentando di implementare è la visita dei punti d’attraversamento lungo il fiume Po dei diversi reparti, trasportando i turisti lungo gli argini e nei punti dove maggiormente vi è stata battaglia.

 

Vorremmo conoscere meglio lei e il suo staff e il vostro lavoro di recupero e conservazione, ce ne parla?

Sin dalla nascita il museo è gestito da volontari appassionati, questa connotazione permette di dare un lato umano alla mera esposizione di cimeli, estrapolando una storia umana per ogni oggetto. Ogni volontario ha il proprio campo di pertinenza dal ricercatore d’archivio, al cercatore sul campo, al restauratore, alla guida, tutti nel ricordo di una memoria che poteva andare perduta senza questo museo.

 

Ho dato un'occhiata alle recensioni su Tripadvisor, ormai sito di riferimento per chi viaggia, proprio per rendermi conto dei pareri dei non addetti ai lavori. Definire entusiastiche le recensioni è dire poco: state facendo un ottimo lavoro di divulgazione e conoscenza. Allargando il tiro, avete avuto o avrete in programma anche eventi, pubblicazioni, incontri con le scuole e seminari?

Il museo è in continua crescita, l’esposizione è di tipo dinamico e a rotazione vengono cambiati i materiali esposti. I ragazzi che effettuano le visite guidate sono mossi da un genuino entusiasmo che trasmette molte sensazioni al visitatore. Oltre a questo molti altri aspetti portano molti visitatori ad affermare a fine visita: “non pensavamo di trovare questo a Felonica!”.

Dottor Guidorzi, ringraziandola ancora per la sua disponibilità invito tutti i lettori a visitare il curatissimo Museo che lei dirige con passione.

 

 

 

Museo della Seconda Guerra Mondiale del fiume Po

Contatti

Piazza Municipio, 46022 Felonica (Mantova)

Tel. 0386.66180 – Cell. 348.3157390

E-mail: info@museofelonica.it

Orari di apertura

Martedì – Sabato 8,30 alle 12,30

Domenica e festivi - 14,30 alle 19,30

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