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Sbarco Alleati, anche i campioni dello sport nelle formazioni partigiane del Cln

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale, era piuttosto raro trovare campioni dello sport tra le fila partigiane. Alcuni di loro però furono eroi nella Resistenza

 

di Maurizio Pavani

 

 

Quelli come Alfredo Martini, che combatté col gruppo del comandante Aligi, Gino Bartali che trasportò per la Toscana e l’Umbria documenti e fotografie essenziali per falsificare lasciapassare da consegnare agli ebrei nascosti, o come Armando Frigo, ex calciatore di Vicenza, Fiorentina e Spezia, conosciuto nella Brigata Stella come “Spivak”, e poi ancora l’aretino Andrea Guffanti, il portiere della Sarzanese Miro Luperi, Michele Moretti commissario politico della Brigata Luigi Chierici ed ex giocatore di Esperia e Chiasso. Poi ancora Vittorio Staccione (Staccione I) con 19 presenze nel Torino anni ’20, che morì a Mauthausen, e Raf Vallone, che con il Toro vinse la Coppa Italia nel 1936 e, nelle Langhe, fu nella Resistenza con Davide Lajolo, il partigiano “Ulisse”.

Poi c'era l'eroico Bruno Neri, unico dei calciatori a non salutare a braccio teso i gerarchi fascisti nel giorno dell'inaugurazione dello stadio di Firenze. Era il 1931, Neri era un giocatore della Fiorentina. Vestì anche le maglie di Lucchese, Torino e della Nazionale, prima di entrare in una delle formazioni combattenti del Cln sino a diventare vicecomandante del Battaglione Ravenna con il nome di “partigiano Berni”. Morì sull'Appennino, in uno scontro coi nazisti, il 10 luglio 1944. Su di lui sono stati scritti libri e prodotti spettacoli teatrali.

Nel 1946 il consiglio comunale di Faenza gli intitolò lo stadio e negli anni la memoria del calciatore-partigiano non è mai andata perduta. Così recita la lapide, dedicatagli nel 1955 dalla sua città natale, Faenza: Bruno Neri comandante partigiano caduto in combattimento a Gamogna: il 10 luglio 1944, dopo aver primeggiato come atleta nelle sportive competizioni rivelò nell’azione clandestina prima, nella guerra guerreggiata poi, magnifiche virtù di combattente e di grande esempio e monito per le future generazioni.

Poi c’è chi, abituato a vivere sui campi sportivi, finì per morire sui campi di battaglia: il tenente partigiano Miro Luperi, portiere della Sarzanese che gli ha intitolato lo stadio, medaglia d’oro al valor militare, sacrificò la propria vita permettendo ai compagni di potersi ritirare durante un’offensiva tedesca in Garfagnana.

In un Paese soffocato dalla dittatura, molteplici furono gli sportivi che la polizia fascista fece deportare nei campi di concentramento, tra i più noti sicuramente quel Carlo Castellani che lo stadio di Empoli continua a ricordare, talento locale che le camicie nere sequestrarono al posto del padre socialista per tradurlo a Mauthausen e poi a Gusen I, dove morì nel ’44; oppure Árpád Weisz, allenatore ebreo ungherese che in Italia vinse uno Scudetto con l’Inter prima di finire internato ad Auschwitz e morire in una camera a gas; nel campo nazista di Mauthausen lasciò la vita e la giovinezza anche Vittorio Staccione, centrocampista antifascista di Torino, Fiorentina, Cremonese e Cosenza.

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