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Tagli al 5 per mille: volontariato e associazioni a rischio fallimento

La Camera ha approvato nei giorni scorsi la proposta del governo di inserire nella legge di stabilità (la nuova finanziaria) un taglio del 75% al 5 per mille, vale a dire al contributo con cui i cittadini possono scegliere di destinare una quota della propria IRPEF ad enti che svolgono attività di rilevo sociale.

La Camera ha approvato nei giorni scorsi la proposta del governo di inserire nella legge di stabilità (la nuova finanziaria) un taglio del 75% al 5 per mille,  vale a dire al contributo con cui i cittadini possono scegliere di destinare una quota della propria IRPEF ad enti che svolgono attività di rilevo sociale.

Un bel problema per tutte le associazioni del cosiddetto terzo settore, che rischiano seriamente di ritrovarsi senza fondi, e di dover quindi ridurre al minimo le proprie attività nel campo della ricerca, della cultura, dello sport, della solidarietà.

Se il provvedimento dovesse passare anche al Senato i finanziamenti alle varie associazioni passerebbero dal tetto massimo di 400 milioni previsto per il 2010 a soli 100 milioni di euro per l’anno prossimo, trasformandosi in una sorta di 1,25 per mille.

La riduzione di un quarto si aggiungerebbe in questo modo agli altri tagli operati per i fondi destinati alla cultura e alla ricerca.

La finalità di recuperare somme da parte dello Stato è chiara. Se infatti dal punto di vista del cittadino-contribuente il 5 per mille rappresenta un finanziamento alle organizzazioni sociali attraverso il conferimento di una parte dell’IRPEF dovuta, dal punto di vista dello Stato esso si traduce in una vera e propria spesa, poiché vincola una parte di quell’imposta alle finalità prescelte dal cittadino, sottraendola alle sue casse.

Ora, se consideriamo che i fondi di cui le associazioni di volontariato e le onlus possono beneficiare sono già attualmente insufficienti alla realizzazione degli scopi prefissati, si possono certamente comprendere i motivi per cui un provvedimento del genere è visto con  notevole preoccupazione nel mondo del terzo settore.

A farne le spese, ancora una volta, sarebbero le categorie più deboli, quelle maggiormente bisognose delle attività delle varie organizzazioni, che agendo nell’ombra tanto riescono a dare a singoli e gruppi che vivono in una situazione di disagio sociale ed economico, o in difficili condizioni di salute.

Tutto ciò mentre in Parlamento alcuni dei nostri rappresentanti si preoccupano dei possibili tagli ad alcuni privilegi (pedaggi autostradali, biglietti aerei e ferroviari), mentre la Chiesa tramite l’otto per mille non riesce (o non vuole?) a svolgere un’efficace attività di sussidio ai bisognosi.

In un momento così difficile, tuttavia, emerge l’unità del mondo delle associazioni, che in diverse forme sono pronte a fronteggiare il provvedimento per difendere i finanziamenti. “Siamo sconcertati. Questo taglio al 5 per mille è un colpo basso” – ha dichiarato Giorgio Tojsi, segretario generale Vidas, che si occupa di assistere i malati terminali. “Come organizzazioni del volontariato – egli ha aggiunto - ci eravamo abituati a pensare che non svolgiamo una funzione caritativa, ma che siamo parte integrante e significativa del welfare nazionale, secondo il principio della sussidiarietà”.

Ora le scelte della maggioranza rischiano di vanificare ogni sforzo in questo senso. Le associazioni non ci stanno, e si stanno mobilitando per fare in modo da scongiurare i tagli. In una nota congiunta, tutte le principali organizzazioni no profit, dal Forum del Terzo settore alla Consulta del volontariato, da Csv.net alla Convol, hanno chiesto ai parlamentari di “onorare gli impegni, non colpire i servizi sociali e non togliere quelle risorse che i cittadini destinano al volontariato”. È in corso una petizione online, che vede ogni giorno aumentare il numero dei firmatari. A favore delle associazioni si è schierato lo stesso Codacons.

Tagliare i finanziamenti, del resto, vorrebbe dire mettere in ginocchio un intero settore e tutte le sue attività, che negli ultimi tempi ha visto ridotte anche le donazioni, a causa della crisi. Vorrebbe dire, tra le altre cose, mettere in discussione altri posti di lavoro, quelli che operano a sostegno di tutte le attività delle associazioni.

La parola passa adesso al Senato, per l’approvazione definitiva. La mobilitazione generale potrebbe tuttavia convincere Palazzo Madama a tornare ai 400 milioni, eliminando i possibili tagli. Da subito.

 

Alessandro Demartis

Da www.settimopotere.it

 

Sul sito del Forum del Terzo Settore puoi leggere e firmare l'appello per salvare il cinque per mille:

http://www.forumterzosettore.it/?action=news&cat=1&id=488

 

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