Padre Sibi e i suoi figli. Il "viaggio interiore" di Vanaprastha
“Vanaprastha” parola sanscrita che significa “viaggio interiore”, è una fondazione nata per aiutare le persone, in modo particolare i bambini, ed il suo ideatore è Padre Sibi Puthenpura, un Sacerdote Cattolico Indiano. Fondata come organizzazione non governativa nel 1999, da allora si è dedicata ai poveri con l’impegno di dare il proprio contributo per la creazione di un futuro migliore soprattutto per i bambini, i giovani, le donne e le persone anziane dei villaggi indiani.
Si trova in una zona a sud dell’India (nello stato del Karnataka), a 50 km da Bangalore. E’ una zona agricola tra le più povere e meno sviluppate, dove l’acqua è scarsa e deve essere estratta da pozzi profondi ma, se usata con cura e pazienza per le risaie, i campi di ortaggi e l’allevamento, rende la campagna verdeggiante.
“Vanaprastha si trova nei pressi dei più remoti villaggi indiani. Per essere precisi, viviamo nei pressi del confine tra Karnataka e Tamil Nadu, nell’India meridionale. Quest’area è una delle più povere del mondo. Il territorio è arido e il suolo è argilloso e di un profondo colore rosso. Non piove quasi mai e nel nostro distretto non ci sono fiumi. Senz’acqua il suolo è molto duro e i contadini hanno molte difficoltà a coltivarlo. E’ solo scavando pozzi (profondi più di 250 metri) la nostra gente, che vive di agricoltura, può coltivare vegetali e frutta. Ma il sistema di coltivazione usato qui non è ancora sistematico, quindi i contadini sprecano molta acqua. Gli abitanti parlano prevalentemente Kannada, Tamil e Telugu. La maggior parte dei villaggi sono ancora organizzati con il vecchio sistema delle caste e molta della nostra gente appartiene alle classi più povere”
«Quando la fortuna ti sorride, prova a pensare a chi non ha niente. Allora, oltre che fortunato ti sentirai anche felice».
Padre Sibi
Vanaprastha Ayurveda Hospital
Fra il 1999 ed il 2000, è nato un centro salute di base la cui piccola struttura sanitaria fonda le sue radici completamente nella medicina ayurvedica, che utilizza metodi naturali per curare le persone in maniera completa, cioè tenendo conto del corpo, senza però sottovalutare la mente e lo spirito dell’ammalato. E’ stato realizzato un campo medico che dispone della presenza di un medico a tempo pieno ed in cui si offrono cure gratis alle donne, ai bambini ed a chiunque non abbia i mezzi necessari per curarsi.
Vanaprastha Children's Home
Nel 2000, l’ambulatorio era appena sorto, quando fu portato là un bambino che dormiva davanti ad un tempio della città di Bangalore. Fu così che nacque l’idea del “Vanaprastha Children’s Home”, meglio conosciuto come “Centro Alessandro Sinatra”. Alessandro Sinatra era un pilota dell’Alitalia deceduto a causa di un incidente stradale. In suo nome, i parenti e gli amici, hanno voluto aiutare a costruire una parte considerevole del Centro di Accoglienza per bambini. Alessandro, infatti, adorava i bambini tanto che, quando si recava a Bombay per lavoro, li raccoglieva per le strada e li portava a mangiare con sè nei ristoranti. Oggi, in questo centro, vivono, come in una grande famiglia, 53 bambini, ai quali vengono insegnate materie importanti come lo yoga e la meditazione, strumenti che si sono rivelati molto efficaci nell’aiutarli ad accettare il loro difficile passato.
Vanaprastha International School
In generale, l’obiettivo immediato di Vanaprastha, è senz’altro l’intervento sui bisogni primari, ma anche sull’educazione. Il progetto della scuola, in particolare, nasce come risposta ad un bisogno locale: quello di educare i bambini, in un contesto di grande povertà, dove mancano strutture adatte e gli insegnanti sono pochi e mal pagati. Nei villaggi, infatti, i bambini non vengono educati bene. Nelle scuole mancano gli insegnanti e le strutture necessarie. Spesso la scuola del villaggio diventa una sala multi-uso utilizzata per diverse finalità e molti bambini di 12 anni non sanno ancora nè leggere nè scrivere. Inoltre, gli abitanti dei villaggi non hanno i mezzi sufficienti per consentire, ai loro figli, la frequentazione delle scuole ubicate in cittá, dove potrebbero ricevere un’educazione privatamente.,Proprio per far fronte a tutte queste problematiche è nato il “Vanaprastha International School”, una scuola che potrà accogliere fino a 1000 bambini, dalla materna alle superiori. La costruzione della scuola è stata finanziata da un industriale di Verona. Al momento è stato completato il piano terra, che attualmente ospita 500 alunni e sono iniziati i lavori per la realizzazione del secondo piano.
http://www.daya.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=74&Itemid=63
Settembre 2005. Gli esordi
“Vorrei raccontarvi della nostra vita qui a Vanaprastha.
Qui a casa adesso abbiamo 44 bambini, di cui 11 maschietti. L’ultimo arrivato è Puneeth, di 6 anni circa. E’ stato portato qui dalle suore. E’ rimasto orfano da piccolo e, quindi, è stato affidato ad altri genitori, che sfortunatamente un anno fa sono morti di cancro, lasciandolo per una seconda volta orfano. E’ un bambino silenzioso, ma molto affettuoso. Ha un po’ di difficoltà a parlare, perché credo che non sia stato seguito durante la sua infanzia. Adesso anche lui studia alla nostra scuola. E’ molto abile a rubacchiare e ad ottenere qualche soldo dai suoi compagni, ma è un bimbo responsabile e buono. Tutti i bambini che frequentano fino alla quarta elementare vanno alla nostra scuola (la Vanaprastha International School). Sono un po’ più della metà, mentre gli altri vanno ancora alla scuola statale del villaggio.
Alla nuova scuola i nostri bambini hanno trovato un po’ di difficoltà perché il livello di insegnamento è più elevato rispetto alla scuola precedente e devono parlare l’inglese in tutte le materie. Queste difficoltà ci sono soprattutto per i bambini della seconda, terza e quarta elementare. E’ un po’ come se fossero rimasti indietro nel programma scolastico, ma per i bambini dell’asilo tutto funziona a meraviglia. Anche loro devono parlare l’inglese e… che bello sentire Chandu, Meena, Yamuna e Kusuma parlare in inglese! Apprendono molto più in fretta dei grandi, per loro è una grande occasione studiare in questa scuola.
Ovviamente a casa abbiamo avuto qualche difficoltà per cercare di far studiare un po’ di più i bambini. All’inizio dell’anno scolastico tornavano a casa addirittura alle sei ed erano fuori dalla mattina alle sette. Adesso, grazie all’impiego di tre scuolabus, rientrano alle quattro e mezza/cinque. Nonostante ciò, il tempo sembra non essere mai abbastanza, soprattutto quando si tratta di far studiare dei bambini, per di più 44. Allora abbiamo cercato di ottimizzare non solo gli orari, ma anche gli spazi e le persone che si prendono cura di loro.
I bambini non studiano più qua e là per la study-room e per la casa, ma abbiamo creato delle aule con banchi, dove ognuno ha il suo posto, riducendo la dispersione. Abbiamo creato anche un piano di studio e sembra funzioni: ad ogni bambino grande ne è stato affidato uno piccolo, tenendo conto del loro carattere e delle loro abilità. In questo modo il grande controlla che il piccolo studi regolarmente e lo aiuta.
Attualmente a casa vivono due insegnanti che lavorano alla scuola, partono la mattina con i bambini sull’autobus e tornano con loro. Il loro compito è anche quello di seguirli nello studio il pomeriggio. E’ un’ottima soluzione, perché sono esattamente al corrente del programma che i bambini stanno svolgendo a scuola e, inoltre, sono le insegnanti di quasi tutti loro, per cui conoscono i loro punti deboli e possono farli lavorare in modo adeguato. Certo non è facile e i risultati non saranno immediati, ma tutti ci stiamo sforzando.
A casa è concesso solo parlare in inglese e tutti ci provano, sia adulti che bambini. Ci sono anche altre due donne che si occupano dei bambini, li aiutano a tenere in ordine le camere, li seguono nelle pulizie e in tutte le faccende domestiche. Ovviamente la mattina, prima di colazione, si fa sempre yoga e meditazione e di pomeriggio hanno sempre il loro tempo per giocare e divertirsi”.
Padre Sibi
Idee e… progetti
“Ci sarebbe la necessità di creare un’aula di informatica per permettere ai bambini di esercitarsi con i computer, dal momento che è materia di studio alla scuola. Stiamo pensando di installare come minimo 3 computer e vorremmo farlo in questi giorni. Nel terreno dietro all’ambulatorio stiamo costruendo un campo giochi per i bambini dei villaggi. Per ora tutto il terreno è stato livellato e dovremo installare qualche gioco, come per esempio degli scivoli, altalene, costruzioni per arrampicarsi e magari metteremo una rete per giocare a pallavolo e un canestro per giocare a basket. Pensiamo di fare più o meno la stessa cosa anche qui nel terreno subito fuori casa, di modo che quando i bambini tornano da scuola possano andare a giocare senza fare tardi.
Abbiamo già livellato un pezzo di terra e per ora ci arrampichiamo sugli alberi ed impariamo a giocare a pallavolo. La dottoressa Jyothi è tornata a casa ed ora l’ambulatorio funziona solo la domenica. Manu, studente di medicina ayurvedica, è presente per visitare i pazienti che vengono dai villaggi. Sarebbe bello se una parte dell’edificio continuasse ad essere adibita ad ambulatorio, mentre la grande sala che rimane diventasse una mensa per i bambini dei villaggi che arrivano la domenica. Sono talmente tanti che per farli mangiare tutti dobbiamo dividerli in due o tre gruppi, perché la dining-room qui a casa non è abbastanza grande per attuare questo progetto. Forse dovremmo costruire una piccola cucina presso l’ambulatorio, così la domenica i bambini potrebbero giocare tutto il giorno e pranzare lì.
Un altro problema che stiamo cercando di risolvere è quello del gas. Il suo costo è aumentato e ad ogni famiglia è concessa solo una bombola da 15 kg ogni tre settimane, creando anche difficoltà per cucinare, perché non è sempre sufficiente. Per queste ragioni pensavamo di costruire un impianto del gas a casa (utilizzando come combustibile lo sterco delle mucche e collegandolo anche al pozzo nero), in modo da poterne utilizzare di più con meno spese. Quasi tre settimane fa era tornato a casa Raj. Aveva vissuto con noi più di un anno e poi un giorno, senza dire niente, se ne è andato a Bombay. Questa volta mi aveva detto che non voleva più elemosinare, ma voleva un lavoro. Così gli abbiamo chiesto di accompagnare i bambini sullo scuolabus ed era felice e contento. Proprio ieri avevamo parlato di andare dal dentista la prossima settimana per fargli sistemare la bocca. Aveva iniziato anche a guidare un po’ la jeep ed era molto fiero di sé. Tutto però è cambiato questa mattina. Dopo il giro di andata con lo scuolabus è sparito. Lo abbiamo cercato durante l’ora di pranzo, ma non c’era più. Più tardi abbiamo saputo che aveva preso un po’ di soldi dalla tasca dell’autista. Spero tanto che questo figlio trovi la sua strada e la sua felicità”.
http://www.daya.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=65&Itemid=67&limitstart=1
Donazioni
“Ogni contributo al nostro lavoro è molto apprezzato e considerato di grande valore. Siamo consapevoli che ogni centesimo conta. Abbiamo veramente bisogno di molte mani che possano aiutarci. Questa necessità deriva dal fatto che mantenere ogni giorno i nostri bambini è piuttosto costoso; per nutrire i nostri 85 bambini del Centro consumiamo circa 40 Kg di riso al giorno, 400 uova e più di 35 Kg di pesce alla settimana. Ci sentiamo fortemente responsabili di prenderci cura dei bambini in modo appropriato, ma allo stesso tempo stiamo affrontando un periodo difficile perché il costo della vita in India è aumentato considerevolmente. Grazie a voi siamo in grado di prenderci cura dei nostri bambini.
Coloro che vogliono darci una mano possono farlo in diversi modi. Per esempio, coloro che festeggiano il proprio compleanno, che si sposano o che festeggiano l’anniversario di matrimonio, possono chiedere agli invitati di fare una donazione anziché comprare un regalo. Un altro modo é mettere una cassettina per le donazioni sul bancone del proprio negozio o a casa. Sicuramente ogni persona ha ulteriori idee per aiutarci. Nel caso venissero organizzati fondi di raccolta per i nostri bambini, per favore contattateci così potremo fornire informazioni aggiornate, foto, video, presentazioni e qualunque altra cosa necessaria.
Coloro che vogliono aiutarci possono farlo come segue:
India:
Potete inviare le donazioni direttamente alla “Vanaprastha International Charitable Trust” in India:
Conto corrente bancario numero 10416346397
Intestatario del conto: Vanaprastha International Charitable Trust
Nome e indirizzo della Banca: State Bank of India, Residency Road Branch, Bangalore (8598)
Accreditare a: State Bank of India, Industrial Financial Branch, Bangalore (9077)
Codice d’identificazione della Banca: SBININBB116
Italia:
VANAPRASTHA INTERNATIONAL ONLUS - Sede Centrale di Cecina
c/c bancario 1356555 ABI 01030 CAB 70690 (iban IT27 S010 3070 6900 0000 1356 555) del MONTE DEI PASCHI DI SIENA Agenzia di Cecina
c/c postale 82699802
entrambi intestati a VANAPRASTHA INTERNATIONAL ONLUS
Per destinazione del 5 per 1000: codice fiscale 92088890493
VANAPRASTHA INTERNATIONAL ONLUS - Sede di Agrigento
Sede di Agrigento
BANCO DI SICILIA
C/C 300567579
IBAN IT 61 Z 01020 16601 000300567579
http://www.vanaprastha.org/?page_id=26&lang=it














di Vanni Vincenzi - Phone: 348-7069419
