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L'inclusione dei Migrantes

Laura Bisso, presidente di Palermo Mondo, sviluppa significative riflessioni in questo articolo che parte dall'attualità politico-sociale del Nord Africa ed in particolare della Libia

In questo momento di alta tensione e preoccupazione per la situazione politico- sociale del Nord Africa ed in particolare della Libia , ci si aspetta l’ondata di altri migrantes.

Le condizioni meteorologiche avverse e il mare in tempesta hanno impedito il loro arrivo, ma tra qualche giorno i nord africani saliranno sui barconi della speranza. Vedremo nuovamente in televisione i volti di coloro che sopravvivranno ,nel viaggio della speranza, e riaffiorerà il ricordo  delle  tragedie del mare, in cui  nel canale di Sicilia, numerosi  migranti, molti tra questi giovani,   partiti dalle coste africane , scomparivano tra le onde.

Per tutti coloro che sono morti , e per coloro che ogni giorno sfidano il mare , mettono a repentaglio la loro esistenza , pur di trovare il lavoro , riconquistare la  dignità umana, e oggi più che mai,   la libertà , è opportuno mobilitarsi , anche a livello europeo.   

In primo luogo, però ,guardando all’ attuale  realtà italiana multietnica, è necessario pensare agli immigrati che vivono , lavorano in Italia, da molti anni, che si sono ricongiunti nella nostra terra con i loro familiari, ed è proprio per queste nuove energie del Paese , per facilitare l’ inclusione dei loro figli nella nostra società , devono muoversi tutte le istituzioni.

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la popolazione giovanile di origine immigrata sia un fattore che sta trasformando dal basso la nostra società e porrà una serie di sfide cruciali per la ridefinizione della vita sociale nel nostro paese. Crescita quantitativa, maturazione demografica, ingresso nel sistema scolastico, fra breve inserimento nel mondo del lavoro, giustificano una crescente attenzione nei confronti del fenomeno.

In particolare modo, la scuola è l’ istituzione fondamentale nella formazione della nuova società.

Essa  deve sviluppare nei giovani una mentalità aperta e flessibile, un atteggiamento di relativismo culturale , accettando l’ altro con la sua cultura, la sua diversità , deve allontanare i pregiudizi, la paura del diverso da noi.

La  coscienza interculturale si forma  a scuola , i giovani devono conoscere il diverso , confrontarsi e dialogare , per poter fare questo devono trovarsi nello stesso luogo e  il primo posto di incontro è la scuola, la classe.

E’ necessario incrementare la conoscenza dell’altro, il dialogo,lo dice anche la storia, lo dicono i nostri connazionali all’ estero che hanno vissuto l’esperienza in prima persona o accanto ai figli. Basta interrogare la nostra emigrazione per vedere che il primo impatto dei bambini nella società di insediamento, avviene sempre nelle scuole, con il compagno di banco ancorché di lingua, costumi e tradizioni diverse. E’ con loro che nasce il primo rapporto con la voglia di apprendere subito la lingua del nuovo Paese, per giocare, per fraternizzare. I bambini apprendono subito la lingua, prima ancora dei genitori. La lingua si impara in classe, ma anche negli intervalli, in cortile, in mensa, giocando, chiacchierando, passando del tempo insieme. L’integrazione con i coetanei nasce salda e duratura  per la vita.

 

Pertanto , non si devono creare classi solo con i figli degli immigrati, ma , al contrario, formare classi eterogenee. Prima dell’ inizio dell’ anno scolastico occorre  preparare i figli dei migrantes,

con l’ avvio di corsi intensificati di italiano, successivamente creare laboratori pomeridiani di italiano, per intensificare lo studio della lingua.

Per sviluppare queste attività, per investire nella didattica interculturale ,si devono reperire necessariamente  le risorse, che scarseggiano sempre più, addirittura fino a diventare inesistenti.

 

La mancanza di investimenti nella scuola , ma anche nei luoghi di aggregazione sociale

(associazioni , rete di associazioni, parrocchie…), ci fornisce la percezione di una vera emergenza educativa.

Per tentare di  risolverla, per creare una società migliore , aperta e democratica , occorre realizzare la coesione sociale, che va costruita con sforzi consapevoli, investimenti e politiche lungimiranti.

 

 

Laura Bisso

laura.bisso@libero.it

palermomondo@alice.it

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Editoriale

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