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Il letargo dell'Italia

Il Paese è in letargo esistenziale collettivo la ripresa è affidata all’inventiva personale, così descrive l’Italia il 49mo Rapporto annuale del Censis

Nell’Italia «dello zero virgola», in cui le variazioni congiunturali degli indicatori economici sono ancora minime, «continua a gonfiarsi la bolla del risparmio cautelativo e non si riaccende la propensione al rischio». Ma c’è «una piattaforma di ripartenza del Paese che gioca sul driver dell’ibridazione di settori e competenze tradizionali, che così si trasformano: è il nuovo Italian style». Sono alcuni dei passaggi più significativi del 49° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Un rapporto nelle cui «Considerazioni generali» si parla di «letargo esistenziale collettivo», di «pericolosa povertà di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo», di «prevalere dell’interesse particolare e dell’egoismo individuale», nonché di «crescita delle diseguaglianze, con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita».

Per il Censis «la piattaforma di ripartenza del Paese gioca sul driver dell’ibridazione di settori e competenze tradizionali». Oggi il «primo fattore di riposizionamento dei vincenti è il rapporto con la globalità, profondamente modificato dall’abbattimento delle barriere e dei costi di ingresso grazie al digitale». Chi negli anni delle ristrettezze interne «ha vinto ogni pulsione protezionista o di pura trincea, ed è andato verso l’esterno assumendosene i rischi e accettando le sfide, adesso incassa il dividendo di tale scelta». Le esportazioni valgono il 29,6% del Pil. «Nonostante il contraccolpo causato dalla crisi dei mercati emergenti, hanno continuato a crescere anche negli anni della crisi e nei primi nove mesi dell’anno segnano un +4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Vincono i produttori di macchine e apparecchiature, con un surplus di 50,2 miliardi di euro nel 2014, e «l’Italia oggi è leader nella produzione di macchinari per produrre altri macchinari. Vince l’agroalimentare, che nell’anno dell’Expo fa il boom di esportazioni (+6,2% nei primi otto mesi del 2015) e riconquista la leadership nel mercato mondiale del vino (con oltre 3 miliardi di export). Vincono i comparti consolidati dell’abbigliamento (+1,4% di export nei primi otto mesi dell’anno), della pelletteria (+4,5%), dei mobili (+6,3%), dei gioielli (+11,8%). E vince un settore trasversale per vocazione come quello creativo-culturale, con 43 miliardi di export. Ma il vero «X factor» sta «in una rinnovata ibridazione di settori e competenze tradizionali che produce un nuovo stile italiano». «Il risultato di questa ibridazione è una trasformazione dei settori tradizionali. Il design e la moda ne sono l’archetipo (ibridazione di qualità, saper fare artigiano, estetica, brand)» E oggi il successo della gastronomia italiana «ha agganciato lo sviluppo della filiera agroalimentare, legandola anche al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali del Paese, grazie anche al volano delle piattaforme digitali».

Fonte: www.ilsole24ore.com

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