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Italiani nel mondo, audizione del Sottosegretario Amendola

Concediamo lo spazio dell'editoriale ad un importante resoconto parlamentare: l’audizione del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola al Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese

Il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola ha illustrato il 20 aprile al Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati i temi centrali e le priorità della delega di governo recentemente assegnatagli e concernente le politiche per gli italiani nel mondo. Un nuovo incarico salutato con favore a nome del Comitato – Amendola, prima di ricevere il mandato nell’esecutivo, era membro della Commissione Esteri entro la quale è incardinato l’organismo – dal presidente Fabio Porta, deputato eletto nella ripartizione America meridionale, che ha rimarcato la sensibilità politica e personale del sottosegretario ai contenuti del suo incarico.

Amendola ha svolto “un’introduzione ad ampio raggio” sulle questioni riguardanti i connazionali all’estero, richiamando in larga parte considerazioni già svolte nella relazione di Governo presentata all’apertura dei lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero il 22 marzo scorso (vedi anche http://comunicazioneinform.it/cgie-la-relazione-di-governo-illustrata-dal-sottosegretario-con-delega-agli-italiani-nel-mondo-vincenzo-amendola/) e rimarcando la sua volontà di stabilire con il Comitato una “interlocuzione continuativa e non limitata all’insediamento formale di oggi”.

Ha confermato come prioritaria l’attenzione al fenomeno della nuova emigrazione, un elemento che si inserisce all’interno di “un sistema Paese nel mondo” e di una “comunità italiana che ha vari livelli di stratificazione”, non solo dal punto di vista di differenti contesti sociali di accoglienza e integrazione ma anche generati da “passaggi storici” che comportano processi di trasformazione e di cambiamento “che ci devono interrogare”. L’obiettivo è quindi quello di cercare di tenere insieme l’emigrazione dai “caratteri storici consolidati” con le nuove mobilità, “figlie di una nuova cittadinanza europea o di un nuovo approccio alle cose del mondo”, in un ripensamento dei servizi all’utenza che guardi ad entrambe le realtà, fermo restando il quadro di risorse contingentate. Amendola parla quindi della necessità di “sviluppare ragionamenti di riforma”, a partire da queste nuove istanze, e nello stesso tempo di mantenere un “apparato” in linea con l’attuale profilo del “sistema Italia all’estero”, profilo che include comunità già radicate e nuovi flussi, e con l’importanza che riveste la nostra proiezione sul fronte internazionale. Sul primo fronte – segnala – si impone anche la necessità di sviluppare percorsi innovativi che favoriscano l’integrazione delle diverse componenti migratorie e la partecipazione politica delle nuove mobilità ad un sistema di rappresentanza che consenta il mantenimento di legami proficui con la terra di origine. Legame che occorre alimentare da subito, con iniziative capaci di intercettare questi nuovi flussi – il sottosegretario richiama a questo proposito esperienze già sperimentate con successo di sportelli informativi dedicati ai nuovi arrivi in Paesi come la Germania e l’Australia o come il progetto “Primo approdo” realizzato dal Consolato generale di Londra.

“Il nostro primo obiettivo è dunque il miglioramento dei servizi consolari – afferma il sottosegretario, ribadendo come tale impegno si focalizzi ora “sull’efficienza della spesa, in un quadro di limitatezza di risorse” e rilevando il ruolo svolto dai parlamentari in ultimo nel seguire l’iter parlamentare della legge di stabilità, un’attenzione necessaria a vigliare sulla quantità di risorse indispensabili e destinate ai singoli capitoli di spesa che compongono il ventaglio delle politiche rivolte ai connazionali all’estero.

Proprio per garantire l’efficienza dei servizi consolari, in concomitanza con il calo di risorse umane e finanziarie della rete, si è proceduto con l’investimento “su strumenti informatici e nuove modalità operative tese ad avvicinare il servizio al domicilio dell’utenza”: Amendola ricorda a questo proposito il sistema integrato di funzioni consolari, applicativo informatico che unifica le funzioni di anagrafe, stato civile, rilascio e rinnovo di documenti e contabilità attraverso il quale si è dato vita ad uno “sportello unico” che consente di snellire le procedure burocratiche o l’utilizzo del “funzionario itinerante” per la captazione dei dati biometrici necessari al rilascio del passaporto, una novità introdotta dal 2010 e di cui egli traccia un primo bilancio positivo quale “buona pratica accolta favorevolmente dai connazionali”. L’intenzione è quella di estendere e migliorare ulteriormente tali soluzioni innovative – tra le sperimentazioni in atto anche l’estensione della possibilità di captare le impronte digitali per i passaporti ai consoli onorari, con la messa a punto di un software che dovrebbe poi consentirne l’inoltro al console di prima categoria autorizzato al rilascio – intervenendo sulle criticità segnalate e con proposte che egli sollecita i parlamentari eletti all’estero a formulare, giovandosi del contatto diretto con le collettività e l’esperienza maturata sul territorio. Amendola rassicura sul fatto che non si procederà con la chiusura di nuove sedi consolari, ma invita i parlamentari a condividere proposte, suggerimenti o segnalazioni sullo sviluppo di un quadro innovativo di risposta all’utenza, un quadro che dovrà diventare sempre più generalizzato, “chiaro ed estensibile”.

Per quanto riguarda gli stanziamenti a singoli capitoli di spesa, il sottosegretario richiama quello di oltre 5 milioni di euro per l’assistenza diretta (il 22% in più rispetto alla cifra stanziata nel 2015), che consentiranno di rispondere alla “quasi totalità delle richieste pervenute alle nostra rete consolare – sottolinea Amendola, e i 450 mila euro per l’assistenza diretta, in lieve calo rispetto all’anno scorso ma che consentiranno comunque di beneficiare 40 enti, in una sostanziale conferma dunque di quanto fatto in passato. Sul fronte assistenza viene anche ribadita la preoccupazione e l’attenzione del Governo per la drammatica situazione del Venezuela, Paese in cui risiede una importante collettività italiana. L’interessamento dell’esecutivo proseguirà anche attraverso aggiornamenti costanti con il Comitato, mente è al momento al vaglio, di concerto con il ministero del Lavoro, la possibilità di intervenire almeno per salvaguardare il potere di acquisto delle pensioni italiane ivi erogate, adottando il cambio Simadi, orientamento già richiamato alla plenaria del Cgie.

Ribadito anche l’impegno per il ripristino dei fondi del capitolo di spesa dedicato ai corsi di lingua e cultura italiana, tagliato del 21% nell’ultima legge di stabilità e portato a 9,4 milioni di euro. L’intenzione “fattiva”, segnala Amendola, è quella di riportare le risorse almeno al livello dello scorso anno, “con i passaggi che sono dinnanzi all’attività legislativa”, mentre evidenzia l’impegno messa in campo per “mantenere se non aumentare” la presenza dei dirigenti scolastici all’estero, che assicurano il coordinamento delle attività di insegnamento dell’italiano, a fronte della progressiva riduzione del corpo docente inviato dall’Italia. Nel regolamento di riorganizzazione del Maeci richiamato dal sottosegretario e al vaglio ora del Parlamento, anche il passaggio delle competenze per l’insegnamento di lingua e cultura italiana dalla Direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie alla Direzione generale per la Promozione del sistema Paese, “perchè crediamo che la promozione lingua, scuola e cultura sia una leva molto forte su cui insistere per la promozione dell’Italia nel mondo, trovando nuove risorse e strumenti che possano potenziarlo – auspica.

Sul fronte delle percezioni consolari egli segnala la stima del ricavato dell’imposta di 300 euro introdotta per le pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana, quantificata nel 2015 in circa 10 milioni di euro, solo in parte reinvestiti nella rete consolare; un reinvestimento che egli spera invece di accrescere contando sull’appoggio del Comitato e sulla sensibilità mostrata a più riprese rispetto a tale questione da parte dei parlamentari eletti all’estero.

In ultimo, la riforma degli organismi di rappresentanza dei connazionali residenti all’estero, all’ordine del giorno anche dopo la “riattivazione del Cgie” e l’invito rivolto in quella sede ai Comites recentemente eletti e oggi ribadito di “rafforzare la percezione di essi all’interno delle collettività”. “Credo molto nel rilancio della rappresentanza, ma poco in annunci che poi non si rivelano concreti – afferma il sottosegretario, ribadendo come sia possibile oggi aprire una nuova pagina, per giungere finalmente ad un “riforma organica” di Comites e Cgie. Non viene esclusa dunque la possibilità di una nuova assemblea plenaria del Cgie a breve, così come richiesto dai consiglieri poche settimana fa, purché essa avvenga “sulla base di una proposta organica di riforma degli organismi”, una proposta “che non parta dal ministero – puntualizza Amendola, – ma nasca della necessità di autoriforma avvertita dagli organismi stessi”.

Infine, un accenno alla partecipazione al referendum sulle trivellazioni da parte dei connazionali all’estero: un dato, quello del 19.73%, “in linea con difficoltà e pregi del nostro ordinamento – afferma Amendola, ammettendo i timori per la possibilità di “un tracollo ben peggiore”.

La disponibilità ad intraprendere un confronto costante con il Comitato formulata dal sottosegretario viene apprezzata dal presidente Porta, che condivide anche l’attenzione rivolta alla nuova emigrazione e ritiene sia necessario “sapere di poter contare sul Ministero e sul suo sottosegretario nell’interlocuzione con gli altri ministeri per tutte le questioni che ci riguardano”.

Su priorità e questioni aperte concorda anche Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) che ritorna poi a lamentare la criticità dovuta alla suddivisione delle deleghe all’interno del ministero – in particolare quella tra politiche per gli italiani nel mondo e promozione culturale. Fedi ritiene inoltre necessario lavorare per “una rete consolare efficiente ed efficace” anche per non perdere il legame con i nuovi flussi e sollecita la stipula di nuove convenzioni con i Paesi che questi ultimi prediligono. Condivisa anche l’attenzione sul Venezuela e l’esigenza di una riforma della rappresentanza, da completare prima che si proceda ad un nuovo rinnovo degli organismi.

Dopo aver segnalato la “svolta” nello sguardo “di attenzione e di rilevanza politica” rivolto dal Governo ai connazionali all’estero, Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) si sofferma in particolare sul tema delle risorse per i corsi di lingua e cultura italiana, rilevando come il reintegro dei fondi promesso debba avvenire al più presto per venire incontro alle difficoltà in cui si muovono gli enti gestori, le cui attività sono già in corso. Garavini segnala anche come nelle deleghe affidate al governo per la riforma della scuola si debbano considerare tutte le iniziative di promozione linguistica e culturale già messe in campo all’estero, in particolare l’offerta degli enti gestori, e non solo l’attività svolta dalle scuole italiane. Chiede inoltre l’attenzione del sottosegretario in merito alle difficoltà sorte per l’invio di supplenti in Spagna, determinate da alcuni aspetti della legislazione spagnola, e sottolinea i benefici che potrebbero derivare alla rete consolare dall’adozione di strumenti telematici ora introdotti nella pubblica amministrazione, come lo Spid, il nuovo sistema dell’identità digitale.

Su un ripensamento, specie in termini di risorse, del sistema di promozione di lingua e cultura italiana all’estero, “al di là di logiche corporative”, si sofferma Gianni Farina (Pd, ripartizione Europa), mentre ritiene che “il modo migliore per pensare alla riforma di Comites e Cgie sia consentire a questi organismi di funzionare ed esprimere così idee all’altezza della loro tradizione”. Assolutamente inadeguato, a suo avviso, il funzionamento della rete consolare all’estero, che viene messa alla prova oggi con le nuove mobilità: per Farina una maggiore efficacia potrebbe essere garantita da “pochi consolati generali e molte agenzie che svolgano un servizio di prossimità”, mentre si interroga sull’estensione dei compiti dei consoli onorari, prima considerati nello specifico per la loro funzione di mantenere rapporti con le istituzioni locali, e sul potenziamento di strumenti di informazione che potrebbero essere adottati a favore degli iscritti all’Aire.

Anche Renata Bueno (Misto, ripartizione America meridionale) segnala le criticità della rete consolare nel suo Paese di residenza, il Brasile, in particolare quelle del sistema di prenotazioni di appuntamenti online, che ad esempio per il Consolato di Curitiba sono già esauriti per l’intero 2016. Per la Bueno in questo caso non si tratta di “un problema di personale ma di sistema informatico”: “sono favorevole all’utilizzo della tecnologia – dice, – ma questa deve funzionare”. Rileva come in questa situazione sia sempre più difficile garantire ai residenti all’estero i diritti sanciti nella Costituzione italiana e chiede di sapere se siano già stati distribuiti e come i fondi aggiuntivi assegnati nella legge di stabilità per la rete consolare, che quantifica in circa 2 milioni di euro.

Francesco Monaco (Pd) chiede se esistano studi su numeri e caratteristiche della nuova emigrazione, se sia possibile immaginare un’agenzia informativa di servizio, possibilmente interattiva, per chi è iscritto all’Aire e una carta dei diritti e dei doveri degli italiani all’estero, mentre Fucsia Fitzgerald Nissoli (Cd-Des, ripartizione America settentrionale e centrale) condivide le considerazioni espresse da Laura Garavini sui fondi per i corsi di lingua e cultura italiana e chiede se potranno essere reintegrati entro giugno.

In sede di replica, Amendola segnala come una più approfondita conoscenza della nuova emigrazione italiana possa derivare anche da incontri svolti a latere di missioni istituzionali all’estero – a questo proposito segnala la sua presenza oggi a Tunisi ai festeggiamenti per i 60 anni del Corriere di Tunisi, giornale destinato alla collettività presente in loco – oppure dai progetti specificatamente destinati alla loro accoglienza che vanno ulteriormente estesi.

Per quanto riguarda i tempi del reintegro dei fondi per i corsi di lingua e cultura prospetta giugno o luglio, in sede di legge di assestamento, mentre assicura che seguirà con attenzione anche la questione dell’invio di supplenti in Spagna sopra richiamato. Infine, assicura il “lavoro di squadra”, seppur in presenza di una suddivisione delle deleghe e auspica una riflessione più approfondita sulle risorse da destinare alle promozione della lingua e cultura italiana all’estero, che consideri anche quanto avviene in altri importanti Paesi europei.

(Viviana Pansa – Inform)

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