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Il nostro "no" ad una confederazione fantomatica

Un vecchio detto afferma che: "L'unione fa la forza". Ma l'unione può fare anche la debolezza se il modo con cui si costruisce non è quello corretto. Si tratta del reale pericolo che sta correndo l'associazionismo lombardo all'estero...

Un vecchio detto afferma che: "L'unione fa la forza". Ma l'unione può fare anche la debolezza se il modo con cui si costruisce non è quello corretto. Si tratta del reale pericolo che sta correndo l'associazionismo lombardo all'estero. Ci giunge notizia, infatti, dall'Argentina che il 14 maggio prossimo a Buenos Aires dovrebbe riunirsi l'assemblea di una Confederazione internazionale di federazioni e di associazioni lombarde nel mondo per eleggere consiglieri e probiviri, nonché modificare lo statuto di questo ente già rappresentato con il pomposo acronimo di C.I.F.A.L.O.M.

Ancor più curioso, ma anche inquietante, è scoprire che le uniche caselle non sottoposte a verifica in quest'assemblea sarebbero quelle del presidente e del segretario, già assegnate, non si sa in virtù di quale mandato.

 

Per capire che cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro e ritornare al febbraio 2004, a Mantova, quando a margine di un corso per dirigenti del volontariato promosso dall'Associazione dei Mantovani nel Mondo e finanziato dalla Regione Lombardia, si cominciò a discutere quale fosse la maniera più efficace per mettere in rete il vasto e frammentato mondo dell'associazionismo lombardo nel campo dell'emigrazione. Proprio questa polverizzazione rendeva necessario ed auspicabile un coordinamento, che potesse interagire con la Regione, in primo luogo, e poi con tutte le altre amministrazioni pubbliche, nell'interesse dei lombardi sparsi nei cinque continenti. Non a caso, si cominciò discutendo un documento a sostegno di interventi socio assistenziali regionali per gli indigenti regionali nel mondo.

 

Qualcuno, però, male interpretò quel confronto di idee. Si fece forte di un abbozzo di statuto su cui si era cominciato a ragionare, ed iniziò la costruzione di quella che deve essere la casa comune dei lombardi nel mondo dal tetto, e non dalle fondamenta. Cominciò distribuendo cariche dai nomi altisonanti, e non raccogliendo con pazienza il consenso dell'associazionismo. Soprattutto, saltò a piedi pari quello che forse è il passaggio più importante e delicato, e cioè un organico collegamento con l'istituzione regionale, che crede così tanto nella politica a fare dell'emigrazione, da aver trattenuto il presidente Formigoni (appena rieletto) nelle sue mani la delega per i lombardi nel mondo, senza assegnarla ad alcun assessore.

 

Ovviamente, qualcuno è caduto nella trappola di titoli roboanti, che lasciano immaginare ruoli di grande prestigio, ma che - purtroppo- non sono riconosciuti da nessuno. Non basta mettersi in tre attorno ad un tavolo per formare la Confederazione delle associazioni lombarde, che peraltro non ci risulta mai ufficialmente e validamente costituita. Bisogna che il contenitore esprima un contenuto. Bisogna, insomma, che la Confederazione sia davvero rappresentativa. Solo in questo modo potrà poi essere vero e credibile interlocutore della Regione Lombardia.

 

La democrazia, quella vera, vuole che i processi partano dal basso. E' per questo che un'associazione giovane come quella dei Mantovani nel mondo, è fortemente impegnata su progetti socio assistenziali di rilievo, come quelli sviluppati in Argentina, che hanno portato al gemellaggio fra l'ospedale "Carlo Poma" di Mantova e quello di Rosario. Ed è per la stessa ragione che la nostra seconda linea d'azione è stata questo portale informativo, così da offrire un mezzo di comunicazione al passo con i tempi ai lombardi sparsi nel mondo.

 

Questi sono fatti, non parole. Dalla fantomatica CIFALOM fatti non ne abbiamo visti. Anche la nostra aspirazione è quella di arrivare ad un unico organismo di collegamento e di rappresentanza dei lombardi nel mondo, ma ci vogliamo arrivare seguendo un altro percorso. Vogliamo coinvolgere democraticamente tanto le associazioni all'estero (una per una), quanto quelle in Lombardia. Senza la presenza dell'Ente Bergamaschi nel Mondo, di "Gente Camuna", dei Valtellinesi, questa Confederazione partirebbe monca. E poi non bisogna dimenticare le altre province, dove l'emigrazione è meno organizzata, ma non per questo meno significativa. Tutto poi dovrebbe svolgersi sotto gli auspici della Regione Lombardia, che però per alcuni mesi sarà bloccata dal fisiologico riassestamento che caratterizza ogni inizio di legislatura. Si potrebbe utilizzare questo tempo per allargare e consolidare l'esile trama del nostro associazionismo, e farsi trovare pronti per quando, dopo l'estate, anche l'amministrazione regionale lo sarà.

 

Il rischio di una spaccatura nel mondo dell'emigrazione lombarda è reale, purtroppo, e va evitato a tutti i costi. Servono gesti di buona volontà che preparino le fondamenta di una casa comune solida, rappresentativa, e destinata a durare nel tempo. Cominciare dal tetto è sempre pericoloso, perché si corre il rischio che l'edificio crolli sotto il peso dei pennacchi e delle decorazioni, e che sia necessario ricominciare la costruzione da capo. Il danno vero sarebbe la perdita di tempo, che non è nell'interesse dei lombardi, né quelli all'estero, né quelli in Lombardia.

 

Luciano Ghelfi

Direttore editoriale www.lombardinelmondo.org

 

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