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Non sono soldi buttati

Secondo Vittorio Feltri (“Libero”, dell’11 dicembre) si tratta di “papponi”, di gente che “pappa” a spese del contribuente una settimana di vacanza a Roma per discutere del “sesso degli angeli” (testuale). Secondo il presidente della Repubblica siamo invece di fronte a una “bella, importante e utile iniziativa”

Secondo Vittorio Feltri (“Libero”, dell’11 dicembre) si tratta di “papponi”, di gente che “pappa” a spese del contribuente una settimana di vacanza a Roma per discutere del “sesso degli angeli” (testuale). Secondo il presidente della Repubblica siamo invece di fronte a una “bella, importante e utile iniziativa” rivolta a ragazzi  che “sentiamo vicini”.

Napolitano si è rivolto ai 424 giovani provenienti da 38 paesi per la prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo dicendo che “contiamo sul vostro attaccamento alle radici italiane delle vostre famiglie perché vi facciate promotori, in diversi continenti e in tanti paesi, della nostra lingua e della nostra cultura; perché vi facciate portatori dei valori più alti di umanità, di solidarietà, di laboriosità che il nostro popolo ha saputo esprimere nella sua lunga storia.”
 
Secondo Feltri, invece, la manifestazione è “una colossale sciocchezza che si segnala solo per l’inutile imponenza”. Non sono d’accordo con lui né il ministro degli Esteri Frattini, che ha parlato degli italiani all’estero come “di una parte integrante e forte del sistema paese”, e neppure i presidenti delle Camere. Schifani ha definito i giovani figli dell’emigrazione “una risorsa straordinaria”, Fini ha detto che dal rinsaldarsi dei rapporti con l’emigrazione devono venire gli anticorpi contro la xenofobia, rischio latente in un paese dove ora si viene in cerca di fortuna dopo che per secoli era stata terra di partenza per via delle difficili condizioni di vita.
 
In questa contesa noi ci schieriamo con le massime cariche dello Stato, e non con chi – nella furia giacobina di colpire ogni spreco – iscrive la conferenza dei giovani nel capitolo dei soldi buttati. Il solenne riconoscimento dato con la seduta inaugurale nell’aula della Camera dei Deputati è un doveroso atto d’omaggio del paese verso l’emigrazione vecchia e nuova, verso i figli o i nipoti degli emigranti, così come verso l’emigrazione dei cervelli, che è l’emigrazione dell’oggi.

Certo, alle tante parole che sono inevitabili in queste occasioni debbono poi seguire i fatti. E l’onere della prova spetta al governo. I tagli imposti dalla crisi economica al capitolo degli italiani nel mondo farà felice Feltri, che li giudicherà danari risparmiati, ma mette in crisi tante iniziative di assistenza e di mantenimento della cultura e della lingua italiana. Frattini ne è parso consapevole, ha promesso razionalizzazione della spesa, ma se il governo intende davvero gli italiani all’estero come ambasciatori del nostro paese e del “made in Italy” dovrà essere dimostrato giorno per giorno nel prossimo futuro, trovando in un bilancio più asciutto le risorse adeguate all’ambizione di non interrompere i rapporti con i nostri connazionali lontani dai confini della Penisola. Perché la voglia d’Italia che si sente in giro per il mondo è reale, e non un passaggio scontato dei discorsi di circostanza.

Luciano Ghelfi
Direttore editoriale di www.lombardinelmondo.org

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