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Cosa vogliono davvero gli italiani all'estero

Molto spesso in Italia circolano autentiche leggende su ciò che i nostri connazionali all'estero si attendono dalla madrepatria. C'è chi pensa che quanti sono partiti si siano tagliati i ponti alle spalle, oppure che...

Molto spesso in Italia circolano autentiche leggende su ciò che i nostri connazionali all'estero si attendono dalla madrepatria. C'è chi pensa che quanti sono partiti si siano tagliati i ponti alle spalle, oppure che sparse per i cinque continenti vi siano legioni in spasmodica attesa di una messianica manna proveniente dalla Penisola. Entrambe queste immagini sono gravemente distorte. E fra i due estremi possibili si situano bisogni in profonda e rapida evoluzione. Bisogna allora fare ogni sforzo possibile per uscire dagli stereotipi e dai pregiudizi, chiedendosi seriamente cosa chiedono oggi gli italiani all'estero all'Italia.

 

E se si guarda alle istanze avanzate dal parlamentino dell'emigrazione, il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE), nella sua ultima sessione plenaria di dicembre un dato è certo: quello che si aspettano i connazionali dell'Altra Italia, quella fuori dai confini territoriali nazionali, è diverso e di più di quanto oggi il Paese possa offrire.

 

Unanime, ad esempio, è stato il giudicare inadeguati i fondi previsti dalla Finanziaria 2005 per l'emigrazione, in particolare per i programmi pluriennali per la politica scolastica, la formazione sociale e la tutela sociale, assistenziale e previdenziale. Ma anche per promuovere e valorizzare all'estero il "Sistema Italia" gli stanziamenti sono giudicati esigui.

 

La nostra emigrazione vorrebbe servizi consolari più efficienti, e invece i tagli di bilancio si traducono in una riduzione del personale assunto a contratto. Di conseguenza, laddove maggiore è la presenza italiana diventano estenuanti le tasse di un visto, del riacquisto della cittadinanza, o del rilascio di un qualunque documento. Questo elemento è basilare, se si vuole che si arrivi ad avere un'anagrafe credibile, in vista dell'esercizio tra un anno o poco più del diritto di voto per le elezioni politiche.

 

C'è poi la grande richiesta di cultura, di lingua italiana, di trasmissioni televisive di qualità, alla quale sin qui lo Stato Italiano non ha saputo dare una risposta sufficiente. E l'esigenza di riformare la legge 153 che regola la promozione della nostra lingua e cultura nel mondo diventa inderogabile. La voglia d'Italia cresce nel mondo, il presidente Ciampi raccomanda di tramandare in primo luogo l lingua ai figli, ma i mezzi per farlo forse potrebbero essere incrementati.

 

E con questo si arriva allo scottante capitolo dei giovani. Un tasto dolente, perchè una ricerca condotta da Iref in collaborazione con Siaref ("Giovani oltre confine") evidenzia un chiaro scollamento tra le prime generazioni di italiani emigrati e i loro figli, che si riconoscono sempre meno nei tradizionali luoghi di ritrovo e rappresentanza dei padri e per i quali la nazione in cui vivono non è "l’estero", bensì il contesto nel quale sono nati e cresciuti. E il diritto di voto, per questi giovani che pure potrebbero esercitarlo, rappresenta davvero ben poca cosa, al massimo un riconoscimento simbolico.

 

Servono risposte al passo con i tempi, quindi, come ad esempio - nel suo piccolo - questo sito, frutto di una moderna tecnologia che annulla le distanze e che cresce e si consolida sempre più. Ma ben altre risposte debbono venire dallo Stato, per riuscire a "fare sistema", come non si sforza di ripetere Ciampi e come il neo-ministro degi Esteri Fini ha ribadito alla plenaria del CGIE. E un ruolo da assolute protagoniste possono giocare le Regioni, a cominciare dalla Lombardia, dove è entrato nel vivo il dibattito sulla modifica dell'ormai vecchiotta legge del 1985 sui lombardi nel mondo. L'Italia, dunque, deve sapersi presentare come un'opportunità, di modo che gli italiani nel mondo diventino a loro volta un'opportunità per la madrepatria. E la Lombardia può e deve essere all'avanguardia in questo processo.

 

Luciano Ghelfi

Direttore editoriale di www.lombardinelmondo.org

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