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Subito un intergruppo in Parlamento

Il sovrano ha parlato, il popolo ha deciso, tutti debbono prenderne atto. Se i doverosi controlli in corso da parte degli uffici elettorali circoscrizionali e nazionale confermeranno le prime indicazioni...

Il sovrano ha parlato, il popolo ha deciso, tutti debbono prenderne atto. Se i doverosi controlli in corso da parte degli uffici elettorali circoscrizionali e nazionale confermeranno le prime indicazioni nessuno potrà mettere più in dubbio che gli italiani hanno affidato a Romano Prodi e alla sinistra il compito di governare il paese, sia pure con un margine strettissimo che non dev’essere mai dimenticato. E in questa scelta il voto degli italiani all’estero si è rivelato determinante, ribaltando la maggioranza al Senato rispetto all’esito elettorale sul territorio nazionale.

            Il 42 per cento di votanti fra i connazionali che vivono fuori dai confini e che per la prima volta potevano esprimersi per corrispondenza costituisce un livello ragguardevole, una piena legittimazione ormai di questo diritto nell’ambito del sistema democratico italiano. Certo, molte cose non hanno funzionato. Ci sono stati errori ed omissioni negli elenchi elettorali, oltre a denunce sparse di irregolarità tutte da chiarire, come il materiale propagandistico spedito insieme al plico dei consolati. Bisogna fare tesoro dell’esperienza, affinare il sistema, colmarne le lacune, ma pare ormai assodato che nessuno più in futuro potrà mettere in discussione il diritto degli italiani all’estero ad essere rappresentati alla Camera ed al Senato.

            Del resto gli emigrati nostrani si sono rivelati assai più simili agli italiani in Italia di quanto molti osservatori della vigilia non avessero immaginato: si sono divisi fra destra e sinistra esattamente com’è successo sul territorio nazionale. E si tratta di un clamoroso errore della Casa delle Libertà, per usare le parole autocritiche del ministro Tremaglia, se la destra divisa in quattro liste ha lasciato campo libero all’affermazione della sinistra. Un centro destra unito avrebbe fatto finire il confronto elettorale in sostanziale pareggio anche all’estero, perché i numeri dicono che l’Unione avrebbe prevalso solo nell’area europea.

            Dalla logica bipolare si è sottratta la lista delle Associazioni Italiane in Sudamerica, vera sorpresa di questa tornata elettorale. La sua affermazione rappresenta l’orgogliosa rivendicazione della specificità del mondo dell’emigrazione e dei suoi problemi. Ma le prime dichiarazioni di Luigi Pallaro, leader di questo raggruppamento, costituiscono un pessimo biglietto da visita: dire che per necessità di incamerare risultati si appoggerà il governo, qualunque esso sia non è affatto cosa commendevole e costituisce una contraddizione stridente nel quadro di un paese avviato sulla via del bipolarismo, un equivoco che non potrà durare, una volta apertasi la nuova legislatura.

            Non si può dimenticare, infatti,  che nella Costituzione è scolpito il principio che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” (art. 67). Non solo deputati “esteri”, quindi, ma deputati a tutto tondo. E’ per questo che compito di tutti e 18 i parlamentari eletti all’estero sarà di recuperare rapidamente una unità d’intenti, tanto negli interessi dei connazionali emigrati che li hanno eletti, quanto dell’intero Paese.

            E’ velleitario immaginare la costituzione di un gruppo parlamentare autonomo degli italiani all’estero: dopo una campagna elettorale condotta sotto le insegne dei partiti è inevitabile che i nuovi eletti confluiscano nei gruppi dei partiti stessi. Ma un coordinamento tra gli eletti fuori dal territorio nazionale è necessario ed auspicabile. Uno strumento alternativo al gruppo parlamentare per attuarlo esiste, ed è quello di dare vita ad un “intergruppo”, come ne esistono su molti altri argomenti, come la sussidiarietà, l’Europa o i diritti dei bambini. Permette un raccordo fra parlamentari di orientamento politico differente ed anche fra i componenti delle due Camere. Ed affrontare problemi annosi come la rete consolare, l’assistenza, la previdenza e la promozione della lingua e della cultura italiana non sarà facile e servirà un impegno corale per portare qualche frutto. La sfida è lanciata, tocca ai primi 18 parlamentari dell’emigrazione raccoglierla.

 

Luciano Ghelfi

Direttore editoriale di www.lombardinelmondo.org

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