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Verso una nuova politica agricola comune

La missione istituzionale della Delegazione del Consiglio Regionale lombardo a Bruxelles del 27-28 febbraio ha costituito un’occasione per i partecipanti per discutere vari temi nell’agenda UE: tra questi assume grande interesse per la Regione Lombardia la PAC. Con tale acronimo s’intende la Politica Agricola Comune, cioè l’insieme delle iniziative dell’Unione Europea volte a sostenere il settore agricolo dei Paesi Membri e ad armonizzare le leggi nazionali in tale ambito.

Sin dai primi anni di vita l’allora CEE (Comunità Economica Europea) ha individuato nell’agricoltura uno degli ambiti d’intervento fondamentali, giacché qualora il settore fosse stato abbandonato alle leggi di mercato la produzione e, di conseguenza, il reddito dei lavoratori sarebbero crollati, con gravi danni alle economie nazionali. Pertanto il settore agricolo ha sempre goduto di ampia protezione e, al contempo, è stato oggetto di una discreta forza modernizzatrice, volta a migliorare la produttività e il tenore di vita dei lavoratori nel settore. Tali obiettivi si sono resi possibili soprattutto grazie al regime dei prezzi, vale a dire la fissazione di un prezzo dei prodotti agricoli tale da garantire al produttore un reddito minimo in grado di incoraggiare lo svolgimento dell’attività agricola e tutelarlo dalla concorrenza internazionale, anche grazie a una politica molto protezionista nei confronti dei Paesi Terzi.

Se da un lato un’impostazione del genere ha permesso la sopravvivenza dell’agricoltura europea, dall’altro favoriva la sovrapproduzione e, come conseguenza dei sempre maggiori sussidi corrisposti agli agricoltori, rendeva la PAC troppo gravosa sul bilancio comunitario, spesso a discapito di altri settori economici. Così dagli anni ’90 l’Europa ha iniziato una progressiva riforma della Politica Agricola Comune, puntando su una maggiore competitività, abbassando i prezzi e fissando determinate quote di produzione per ogni singolo Stato Membro. In ultima istanza si è puntato sulla creazione di un’agricoltura di qualità legata a norme generali quali l’eco-condizionalità, vale a dire il vincolare l’azienda agricola al rispetto di determinati requisiti in materia ambientale, e la modulazione, cioè la riduzione progressiva dei pagamenti diretti alle grandi aziende.

Questa impostazione durerà sino al 2013, anno dopo il quale entrerà in vigore un nuovo regime: il progetto di riforma è stato presentato nell’ottobre 2011 e sarà discusso durante il 2012. In termini generali la riforma, a fronte comunque di una riduzione dei finanziamenti, si prefigge l’intento di rafforzare la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura, in modo da garantire un’alimentazione di qualità e tutelare l’ambiente. E’ previsto, inoltre, un vasto riordino della normativa comunitaria in materia, in modo da snellire e semplificare i diversi meccanismi della PAC.

Nello specifico l’azione comunitaria si focalizzerà su alcuni aspetti chiave, ritenuti di fondamentale importanza: anzitutto gli aiuti al reddito saranno più mirati e saranno distribuiti equamente tra agricoltori, regioni e Stati Membri; inoltre sono previste forme di pagamento “verde” dirette alle pratiche agricole attuate al fine di conservare la produttività sul lungo periodo e di tutelare gli ecosistemi (diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli, difesa di riserve e paesaggio). Sempre sul fronte del reddito agricolo l’Unione Europea intende introdurre strumenti di gestione delle crisi più reattivi, creando delle reti di sicurezza più efficaci per i comparti a rischio (creazione di assicurazioni e di fondi di mutualizzazione). Inoltre saranno raddoppiati gli stanziamenti destinati alla ricerca e all’innovazione, mentre gli agricoltori operanti in zone soggette a vincoli naturali saranno destinatari di un’indennità supplementare.

Per quanto riguarda lo sviluppo e il consolidamento del mercato, la riforma mira a promuovere le cosiddette “filiere corte” o, in ogni caso, a rendere la filiera alimentare più competitiva ed equilibrata: di pari passo saranno incoraggiate le iniziative agro-alimentari volte a valorizzare le specificità del territorio. Sempre sotto quest’ottica la riforma mira a facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori e a stimolare l’occupazione rurale e lo spirito imprenditoriale tramite agevolazioni e finanziamenti per la creazione di nuove aziende agricole.

Benché tale riforma sia ancora nella sua fase progettuale e sia oggetto di discussione, la nuova PAC comporterà numerose novità nel settore agricolo europeo con ovvie ripercussioni sulle economie locali: desta, difatti, non poca preoccupazione il taglio dei finanziamenti al settore, destinato a passare dal 42,4% al 37,4% come incidenza percentuale sul bilancio comunitario per il nuovo quadro finanziario pluriennale. Questi tagli costituiscono delle criticità con le quali i governi nazionali e locali dovranno fare i conti in tempi molto brevi e rendono il futuro dell’agricoltura quantomeno incerto.

Emanuele Giovenali

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