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Referendum, l’importanza della partecipazione

E all’improvviso la politica italiana ri-scoprì i connazionali residenti all’estero. Potere di un referendum dall’esito incerto, dove è ormai caccia all’ultimo voto. In sé non ci sarebbe niente di male, se in mezzo non ci fossero anni e anni di sostanziale disinteresse.

Sembra quasi di essere tornati indietro di un decennio, ai tempi belli di Pallaro, ago della bilancia nel Senato spaccato a metà come una mela, in cui Prodi governava per due voti.

In realtà questo interesse sembra eccessivamente strumentale per essere sincero. Ad accorgersi per primo che il voto degli italiani all’estero potrebbe essere decisivo è stato il fronte del sì, che sin da ottobre ha spedito il ministro per le riforme Maria Elena Boschi in tour in Sudamerica. Poi è stato un crescendo da parte di entrambe gli schieramenti, con molti politici di primo piano in campo, basti ricordare il ciclo d’incontri in varie città europee che ha visto protagonista il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, esponente di primo piano del movimento 5 Stelle.

Negli ultimi giorni, però, a scatenare la polemica è stata una lettera inviata dal presidente del Consiglio Renzi, nella sua veste di segretario del PD, che ovviamente spinge per il sì. Di fronte alle proteste delle opposizioni sono venute rassicurazioni ufficiali sul fatto che tutto sia regolare e che gli elenchi degli elettori siano stati consegnati a chiunque ne avesse fatto richiesta, in modo che la propaganda elettorale avvenisse su condizioni di parità. Lo stesso Renzi ha ricordato che lettere agli italiani all’estero sono state inviate in passato tanto da Berlusconi quanto da Bersani. E, in fondo, pensare che questa lettera sia fuorviante significa pensare che i nostri connazionali non siano in grado di distinguere fra comunicazioni ufficiali e normale propaganda elettorale.

Sarà eventualmente la magistratura a decidere se vi siano state irregolarità nella gestione di questa complessa materia. Quel che più conta è sottolineare come sarebbe contro gli interessi degli italiani nel mondo, (al 30 giugno del 2016 erano 4.128.497) lasciare cadere questo ritorno di interesse. E solo un alto tasso di partecipazione al voto può trasmettere un messaggio di vicinanza alle scelte fondamentali del paese.

Il 4 dicembre si compie una scelta importante, ma non sarà un’ordalia. Non sarà la fine del mondo. Parafrasando il presidente Obama, all’indomani della vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca: “Qualsiasi cosa accada, domani il sole tornerà a sorgere ancora”. Sarà così anche il 5 dicembre. E non a caso il presidente Mattarella sin dal discorso tenuto il 12 ottobre a Torino, davanti all’assemblea dei sindaci italiani aveva ammonito: “E’ necessario, nell'avvicinarsi al giorno del referendum, e sarà necessario, dopo il suo risultato, il contributo di tutti, sereno e vicendevolmente rispettoso. Rispettando anzitutto l'esercizio del voto dei cittadini e il loro libero convincimento”.

Vi sono luci ed ombre nella riforma, e ciascuno è libero di vedere il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto. Fra gli italiani all’estero – ad esempio – molte critiche si concentrano sulla cancellazione della rappresentanza dell’emigrazione nel futuro Senato, confermata, invece alla Camera dei Deputati. Ma si tratta di un elemento di un piano assai più complesso e articolato, che va a toccare oltre un terzo della nostra carta fondamentale, con l’intento di rendere il funzionamento dello stato più rapido e più efficace. In fondo, però - rispondono i sostenitori del no - quell’ordinamento ha sinora garantito quasi 70 di sviluppo. E in fondo c’è del vero in entrambe le posizioni.

L’invito, quindi non può che essere a informarsi sulla riforma: attraverso internet, o attraverso le trasmissioni RAI, le possibilità non mancano. E poi dimostrare votando secondo coscienza che l’Italia è sempre nel cuore, anche di chi vive lontano dai suoi confini.

Luciano Ghelfi

Direttore Editoriale di www.lombardinelmondo.org

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Editoriale

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