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Votate, votate, votate!

61 liste e 272 candidati per appena 18 posti, 12 da deputato e 6 da senatore. E’ un’esplosione di democrazia quella che caratterizza la prima elezione dei rappresentanti i Parlamento del vasto mondo della nostra emigrazione. Dopo le due consultazioni referendarie degli anni scorsi...

 

61 liste e 272 candidati per appena 18 posti, 12 da deputato e 6 da senatore. E’ un’esplosione di democrazia quella che caratterizza la prima elezione dei rappresentanti i Parlamento del vasto mondo della nostra emigrazione. Dopo le due consultazioni referendarie degli anni scorsi, che hanno funzionato da prove generali della macchina elettorale, i 2milioni 840mila elettori italiani residenti all’estero sono chiamati a fornire un test dai molteplici significati

 

In primo luogo, un test democratico, sancendo con una partecipazione la più massiccia possibile il valore politico della conquista del diritto ad essere rappresentanti direttamente a Montecitorio ed a Palazzo Madama. Non si dimentichi infatti che la riforma costituzionale del 2001 non ha allargato affatto la platea degli aventi diritto al voto, perché i cittadini italiani residenti all’estero godevano dei pieni diritti politici, attivi e passivi, anche prima. La grande novità è che ora il diritto attivo (a votare) può essere esercitato da casa, per corrispondenza, senza più intraprendere defatiganti marce verso il seggio elettorale italiano di appartenenza. E il diritto passivo (cioè a candidarsi ed essere eletti) d’ora in avanti si declinerà attraverso propri rappresentanti, cittadini italiani residenti all’estero, proprio come i loro elettori. Di furbate se ne sono viste ben poche, chiunque sarà eletto sarà davvero espressione degli italiani all’estero. Ma la sua forza contrattuale nelle assemblee parlamentari romane sarà direttamente proporzionale alla percentuale di affluenza alle urne, o meglio di risposta ai plichi inviati dai consolati per votare da casa. Superare, e di molto, il 25 per cento dell’ultimo referendum sulla procreazione assistita diventa allora un imperativo d’obbligo. “Non importa per chi votiate, l’importante è votare”: questo perentorio invito del ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, diventa allora anche il nostro invito, perché solo così, solo rappresentando tantissimi cittadini all’estero, i 18 parlamentari dell’emigrazione avranno la forza di farsi sentire a Roma. E nessuno, aggiungiamo noi sommessamente, avrà il coraggio di rimettere in discussione questa conquista di democrazia, unica sostanzialmente nel panorama dei paesi democratici.

Scegliere fra le tante proposte politiche che si sono presentate ai nastri di partenza sarà responsabilità esclusiva dell’elettore. Ci sono le formazioni tradizionali presenti anche nel nostro paese, tanto di destra, quanto di sinistra, talvolta coalizzate (in tutto o in parte), in altri casi in corsa solitaria. E poi ci sono formazioni presenti solamente all’estero, nate spontaneamente nel vasto mondo delle professioni e dell’associazionismo degli italiani all’estero. Non esistono sondaggi, nessuno sa come andrà, solo il 10 aprile, a scrutinio ultimato, si potrà avere la fotografia di quel che pensano gli italiani all’estero. A loro tocca scegliere, non soltanto tracciando un segno sul contrassegno della lista preferita, ma anche dando delle preferenze. Per una curiosa dimenticanza del legislatore, infatti, gli italiani in Italia potranno votare solo per il partito, dove i deputati e i senatori saranno decisi sulla base dell’ordine di presenza nella lista. Al contrario, agli italiani all’estero è concesso di scegliere, non solo il partito, ma anche la persona. E questa possibilità è destinata a fare la differenza anche all’interno delle varie formazioni politiche, e decreterà, in modo inappellabile, chi ha seguito e chi no. Quindi, non dimenticate la preferenza, usataela al meglio per scegliere!

Resta poi il problema del dopo, del ruolo che i 18 parlamentari dell’emigrazione avranno nel nuovo Parlamento. Appare assai difficile la nascita di un gruppo parlamentare unico degli italiani all’estero, e non solo perché lo vietano i regolamenti parlamentari, che impongono un numero minimo di 20 deputati e 10 senatori. E’ più che probabile che ciascuno finirà per accasarsi nel gruppo politico italiano che sentirà più vicino a sé. Un problema di coordinamento però c’è, per fare battaglie più incisive in favore dei connazionali emigrati. Se il gruppo si rivelerà un’ipotesi impraticabile, resta la possibilità di creare un inter-gruppo, che mantenga i collegamenti fra tutti e 18 i parlamentari della circoscrizione estero, senza che nessuno debba rinnegare la propria identità. Ma questa è una discussione che va rinviata all’11 aprile.

 

Luciano Ghelfi

Direttore editoriale di www.lombardinelmondo.org

 

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