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Votare il 4 marzo? E’ importante, ne vale la pena.

Il tempo stringe: scade il primo marzo alle 16 (ora locale) il termine ultimo entro cui le schede votate dai nostri connazionali residenti all’estero devono arrivare presso i rispettivi consolati.

E importante è partecipare alla scelta del prossimo parlamento italiano, che sul territorio nazionale scaturirà dal voto del 4 marzo.

C’è una ragione generale, che bene ha spiegato nel suo messaggio di fine anno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella quando si è augurato “che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro paese”. Con le elezioni si apre quella che il Capo dello Stato ha definito “una pagina bianca” e a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro, ha ricordato Mattarella, “sono affidate le nostre speranze e le nostre attese.

Per gli italiani all’estero vi è forse un di più che deve spingere alla partecipazione: se esercitare il diritto di voto “è dovere civico”, come scandisce l’articolo 48 della nostra Costituzione, che proprio quest’anno compie 70 anni, per chi vive stabilmente fuori dai confini nazionali si tratta di un diritto di recente acquisizione (2001), e che solo con una consistente partecipazione si può pienamente affermare.

Certo, nessuno può nascondersi che l’attuazione del questo diritto all’estero mediante il voto per corrispondenza ha fatto emergere criticità e problemi. Proprio in questa occasione si è cercato di correre ai ripari attraverso alcuni accorgimenti tecnici che rendano più difficili furberie e brogli. Ma sarebbe rilevante se la partecipazione andasse al di sopra del 31% di cinque anni fa. I 18 rappresentanti degli italiani all’estero che siederanno nelle nuove Camere (12 a Montecitorio e 6 a Palazzo madama) avranno così una legittimazione piena per sostenere le istanze di chi vive lontano dalla Stivale, ma mantiene legami forti e che vadano al di là del semplice passaporto.

La prossima legislatura è chiamata a gestire sfide delicate: c’è da dare un governo stabile al paese, e non è detto che si tratti di impresa semplice. C’è da continuare sulla via dell’ammodernamento della macchina dello Stato e del risanamento dei conti pubblici. C’è da fare sentire la voce dell’Italia a livello europeo, nel momento in cui si tenterà il rilancio dell’Unione per uscire da un lungo periodo di crisi e di difficoltà.

E anche a livello di Regione Lombardia (per la quale i lombardi all’estero non possono però esprimersi) si aprirà - chiunque vinca - una fase del tutto nuova, vista la scelta del presidente uscente, Roberto Maroni, di non ricandidarsi.

Il nostro appello è quindi quello a non cestinare il plico arrivato in questi giorni dal consolato: fare lo sforzo di esprimere il proprio voto, seguendo le istruzioni non costa nulla, ma dimostra consapevolezza della posta in gioco, che è in primo luogo di confermare la saldezza delle istituzioni. E’ l’ABC della cittadinanza, del sentirsi, anche da lontano, parte di una comunità nazionale. Conta poco la scelta, basta che sia consapevole e nell’interesse del bene comune. Conta contribuire a operarla. Votare, dunque, è davvero importante. Ne vale la pena.

 

Luciano Ghelfi

Direttore editoriale Lombardi nel Mondo

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