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Ricordando Andreas Hofer

Quest’anno in tutto il Titolo sono iniziate le manifestazioni che celebrano l’epica insurrezione del 1809 dei Tirolesi contro la dominazione napoleonica e dei suoi alleati bavaresi: la storia lega la città di Mantova a queste vicende in un articolo di Roberto Sarzi.

Quest’anno in tutto il Titolo sono iniziate le manifestazioni che celebrano l’epica insurrezione del 1809 dei Tirolesi contro la dominazione napoleonica e dei suoi alleati bavaresi, un avvenimento che è rimasto profondamente impresso nella memoria collettiva popolare e il cui ricordo è stato continuamente coltivato ogni anno e nell’occasione di ogni importante anniversario soprattutto da parte degli Schützen o tiratori-fucilieri  presenti in ogni vallata del Tirolo sia di lingua tedesca che italiana.

La tradizione della costituzione di queste milizie o Landmiliz per la difesa territoriale risale al 1511 quando la popolazione tirolese ottenne dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo il privilegio ed il compito di assicurare la difesa del proprio paese e nel contempo fu esentata dall’obbligo di servire sotto le armi fuori dai confini del Tirolo. I comandanti delle compagnie degli Schützen potevano nominare in caso di guerra un proprio Oberkommandant ossia comandante in capo  con il compito di guidare queste milizie, costituite tutte su base volontaria, che  potevano, in caso di grave pericolo per la difesa del territorio, procedere a una leva di massa detta Landsturm di tutti gli uomini validi, giovani e anziani, in grado di portare e usare delle armi.

Al momento dello scoppio di una nuova guerra tra l’Austria e Napoleone nell’aprile del 1809 secondo un piano concordato con il governo austriaco gli Schützen insorsero come un uomo solo e in breve tempo riuscirono a liberare tutto il Tirolo dalle truppe occupanti. Grazie al ruolo svolto da Andreas Hofer, oste della Val Passiria, al comando della sua compagnia nel corso di questa prima fase dell’insurrezione egli venne nominato “Comandante Supremo delle Milizie del Tirolo”. Questo avvenne anche perché egli era un personaggio molto stimato dai suoi compaesani per le sue indubbie doti di coraggio e prestanza fisica. Era un buon padre di famiglia, laborioso, onesto e profondamente religioso. Egli era sinceramente attaccato all’identità tirolese, alla tradizione e alla casa regnante che mantenne sempre fino alla fine con ostinata fedeltà.

Com’è noto dopo le epiche battaglie del Bergisel in cui  le schiere dei combattenti tirolesi animate da Andreas Hofer al grido  di “Per dio, L’Imperatore e la cara Patria” conquistarono ripetutamente e poi perdettero definitivamente alla fine del 1809 Innsbruck, la capitale del Tirolo. In seguito ogni resistenza venne spezzata e la rivolta fu soffocata spesso con metodi brutali e nel sangue dalle truppe francesi già nel mese di dicembre del 1809.

Andrea Hofer, che non aveva accettato la proposta dei francesi di deporre le armi, braccato e ormai in preda al suo fatale destino cercò rifugio in una baita ad alta quota nella sua valle per svernare e nella speranza di ricevere aiuti e riprendere la lotta in primavera. Catturato per la delazione di un suo compaesano venne condotto prigioniero a Mantova dove giunse con il suo compagno e segretario Kajetan Sweth il 5 febbraio 1810. Per ordine di Napoleone stesso inviato al viceré d’Italia Eugenio Beauharnais che ne ordinava la fucilazione entro ventiquattro ore dal ricevimento del suo dispaccio Andreas Hofer venne processato in Palazzo d’Arco da un tribunale militare francese il 19 febbraio, inutilmente difeso appassionatamente dall’avvocato mantovano Gioacchino Basevi, che lo condannò a morte per fucilazione. Dopo aver scritto un’ultima lettera Hofer venne condotto il 20 febbraio dal carcere della torre del Vaso di Porto in uno spiazzo accanto a Porta Giulia nella Cittadella dove cadde colpito dai 13 colpi sparati dal plotone d’esecuzione dei granatieri francesi.

 

Roberto Sarzi

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