Alessia Bergamin. Geniale Interior Designer italiano a Barcellona
Ci siamo incontrate proprio nella galleria dell’associazione 4art, uno spazio interamente progettato e arredato da lei.
Alessia è il classico esempio di gusto e sensibilità tutto italiano, e questo luogo estremamente pulito nelle forme e contemporaneo nei materiali ne è l’espressione.
Un misto di materiali nuovi e riciclati. Un tavolo in particolare mi ha conquistata, un lungo tavolo che ha realizzato utilizzando due vecchie porte finestre che poggiano su una base di ferro, ricoperto con una lunga lastra di vetro. Molto molto bello. Lo guardo affascinata e penso, sarà questa sua capacità di reinventarsi e reinventare che l’ha portata a Barcellona? Adesso lo scopriamo insieme..
D- Da quanti anni vivi a Barcellona?
R- Sono arrivata a Barcellona due anni fa.
D- Di cosa ti occupi precisamente a Barcellona?
(sorride facendo brillare gli occhi, capirò poi il perché, come tanti giovani talenti italiani per sopravvivere sono eccezionalmente flessibili e eccessivamente interdisciplinari, un cervello in fuga con tutto il retrogusto della lontananza)
R- Sono architetto e Interior Designer
D -Tu sei architetto, quando sei arrivata a Barcellona é stato facile?
R- sono arrivata a BCN per lavoro, tramite un’amica che già lavorava qui in una agenzia immobiliare, ho avuto una proposta di lavoro molto interessante, ristrutturare 12 (dodici) appartamenti, era un’occasione ghiotta per una come me, un’italiana che in Italia stava lavorando in un grosso studio, con progetti a grossa scala. Avere l’occasione di mettermi in gioco e progettare di prima persona mi ha fatto fare il salto, e così sono partita.
D- Cosa ti manca dell’Italia?
(ripete la domanda, come a sottolineare che ci sta pensando, ma qualcosa le manca si vede dal suo sguardo, e il suo modo di ripetere la domanda con un lieve triste tono di voce, appena percettibile lo lascia intendere. Poi la risposta è veloce e secca….
R – I rapporti con la gente, in Italia sono più sinceri.
La guardo negli occhi come per fissare almeno per un istante questo suo rapporto con la città, e mi rendo conto che siamo consapevoli entrambe che questa risposta non vuole necessariamente essere ridotta alla lineare relazione incontro/scontro tra le culture. E’ molto di più; è il tentativo di un rispecchiarsi reciproco, una premessa per la sintesi creativa della vita quotidiana. E così ci siamo interrogate insieme su che cosa si prova in questa città, lontani/vicini dalle rispettive famiglie. Che cosa si impara, che cosa si rimpiange in una città "straniera". Qual è la varietà di sentimenti, di rancori e di gioie che la città regala. E quando questa città diventerà veramente "nostra".
Ci guardiamo in silenzio una frazione di secondo e io continuo con le domande
D -Quali sono le relazioni che hai con gli italiani a Barcellona?
(e i toni ritornano freschi, come a dire non sono i Italia, è vero! ma un pezzo di Italia è comunque qui…la comunità italiana a BCN è molto numerosa più di 20.000 persone)
R -. Bhè, Barcellona è piena di italiani e io a dir la verità lavoro quasi solo con italiani.
D: Durante questi anni sei stata connessa alla comunità italiana qui a Barcellona?
R – Si
D – Fai parte di qualche associazione italiana qui in Spagna?
R –Si faccio parte dell’ Associazione Altra Italia.
D - Che opinione hai degli italiani all’estero?
R – Si sa che agli italiani sono riconosciute molte qualità positive – creatività, simpatia, buongusto – ed altrettanti difetti - disorganizzazione, confusione – e qui a Barcellona come credo nel resto del mondo le abbiamo tutte e due queste tendenze, qui incontri “cervelli in fuga” che hanno raggiunto la Spagna per poter trovare un’occasione che in Italia non trovano, e persone, soprattutto molto giovani, che vengono in Spagna solo per divertirsi, insomma per la movida spagnola.
D - Cosa ti ha dato Barcellona in questi due anni?
R- Mi sono molto sperimentata, messa in gioco, ho spaziato molto in differenti ambiti, ma oggi mi sento un po’ persa.
Sono arrivata come architetto, ho lavorato come Interios designer, collaborando anche con una agenzia immobiliare, ma adesso visto il momento storico, il lavoro si sta facendo difficile. Io continuo a mettermi in gioco, per esempio ho aperto con altre 3 ragazze un’associazione culturale 4ART www.4art.es. Ogni 15 giorni organizziamo performance, eventi o mostre di giovani creativi di tutto il mondo.
D - Quali sono le tue prospettive future?
R - Credo che la pluralità di quei linguaggi di cui abbiamo parlato prima, quell’essere interdisciplinari ad ogni costo mi abbia un po’ smarrita e dispersa, così il mio sforzo per il futuro sarà quello di consolidare la mia vita professionale qui in Spagna, a Barcellona, perché io per il momento in Italia non voglio tornare.
D - Essere Italiano in Spagna ti ha permesso di rivalorizzare o riconsiderare la cultura italiana?
R – Bella domanda! mi ricorda quello scrigno di colori e sapori della cultura italiana a che tanto mi mancano ma…
D - Perché hai scelto Barcellona?
R - …la Spagna è molto più leggera per molte altre cose, sono venuta in Spagna per lavoro, anche qui si sente la crisi e leggendo i quotidiani credo che si dovrebbe sentire più che in Italia ma oggi decido di restare qui per la qualità di vita che ho trovato.
Alessia Bergamin
alessia_bergamin@yahoo.it
Grazie Alessia e in bocca al lupo.
Marcella Bellocchio














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