Nella patria dello spettacolo viaggiante
A Bergantino, comune di circa 2500 abitanti in provincia di Rovigo, chi visita il Museo nazionale della Giostra e dello Spettacolo Popolare riscopre l’epoca delle fiere-mercato e le affascinanti stagioni della nascita e fioritura del Luna Park e dell’industria del divertimento, mentre il centro altopolesano svela la propria storia.
Sulla riva sinistra del Po, dove il Polesine s’incunea tra le province di Mantova, Verona e Ferrara, riandiamo al complesso e ricco passato dell’Italia nomade e migrante. Qui, in un Polesine da molti definito il Sud del Nord, colpito dall’emigrazione e flagellato da inondazioni, pellagra e fame, s’è sviluppato nell’ultimo secolo un fenomeno particolare che qualcuno ha definito come il «miracolo dei giostrai». O di Bergantino.
Il Prof. Tommaso Zaghini, direttore e anima del Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare, è riuscito a raccogliere nel Palazzo Strozzi la storia dei giostrai di questo comune, integrandola con lo spirito e percorso temporale dello spettacolo popolare nel corso dei secoli. Il percorso museale (Le origini, La Fiera, Il Luna Park, La Gente del Viaggio e L’industria dei sogni) offre al visitatore una panoramica sui primordi e l’evoluzione storica della Fiera tradizionale. I «nomadi» delle fiere si spostano seguendo un calendario che affonda sin nel Medioevo, svelando origini più antiche. Centri come Aosta, Bolzano, Domodossola, Milano, della Champagne, delle Fiandre, Norimberga e Francoforte, tra il 1100 e il 1600, ad ogni primavera e autunno formicolavano di mercanti provenienti da nord e sud, est e ovest. Vi risuonavano lingue e dialetti. Si divulgavano informazioni d’ogni genere. Si mercanteggiavano tessuti e metalli, si stipulavano contratti, si vendevano animali, oggetti e alimentari, mentre peltrai, fabbri e falegnami presentavano i loro prodotti. In particolari settori, saltimbanchi, cantastorie, imbonitori e artisti girovaghi, veri e propri veicoli di cultura popolare, intrattenevano mercanti e curiosi. Su tutto odori e aromi. Grida e risa. Dalla metà del 1700, la fiera si trasforma in occasione di divertimento, avviando, grazie alle attrazioni degli ambulanti, l’epoca del Luna Park. Dalla seconda metà del 1800 prende forma il parco dei divertimenti come oggi lo conosciamo. Con le sue macchine e giostre, il mistero, la gioia e l’evasione dal quotidiano. La fiera-mercato e il Luna Park restano in ogni caso un’importantissima calamita sociale ed economica.
I giostrai o esercenti di spettacolo viaggiante, come oggi vengono chiamati, seguono un percorso che li porta, tra febbraio-marzo e novembre di ogni anno, in località dove potranno svolgere la loro professione. Veri e propri emigranti stagionali. Per chi s’interessa di emigrazione, il pensiero va ai gelatieri bellunesi, ai venditori di stampe, agli spazzacamini, ai peltrai piemontesi e venditori ambulanti lombardi interessati a mercati e fiere dove offrivano limoni e olive, arance e melograne. Ai fieranti emiliano-liguri che con marmotte e orsi si spandevano già nel 1600 per tutta l’Europa.
Bergantino è divenuta la capitale mondiale delle giostre. In neppure un secolo. Grazie, sottolinea l’antropologa Elisabetta Silvestrini in Gente del Viaggio, pregevole studio sul fenomeno dei giostrai bergantinesi, a «una storia fatta di tante vicende umane» e che coinvolge donne, uomini e bambini. Una storia che si collega all’emigrazione italiana, stagionale o definitiva, che riuscì nel corso dei secoli a risollevare intere aree geografiche dalla crisi economica e allontanare lo spettro della fame grazie a «mestieri» tramandati di generazione in generazione. L’area alpina e prealpina, tra 1500 e fine 1800, ringrazia ancora oggi artigiani e venditori ambulanti, imbonitori, gelatieri e venditori di stampe. Bergantino, a partire dai primi decenni del 1900, i suoi e nostri giostrai.
(a cura di Luigi Rossi, Bochum)
www.luigi-rossi.com
Rossi: quando nacque a Bergantino la necessità di creare un centro di documentazione sui giostrai?
Zaghini: A partire dagli anni ’70 del secolo scorso cominciarono ad arrivare a Bergantino numerosi giornalisti della carta stampata, ma anche di varie reti televisive private e nazionali, compresa la RAI, attratti dal “Paese dei balocchi”, come veniva da loro definito questo piccolo centro urbano che aveva ed ha peculiarità originalissime: un’attività costruttiva di giostre di interesse internazionale e un’attività di spettacolisti itineranti condotta da ben 105 famiglie in una comunità di nemmeno 3000 abitanti (anni ‘70/’80). Viaggiavano di fiera in fiera con le loro attrazioni da marzo a novembre. Non solo in Italia, ma anche in Europa, toccando persino le coste dell’Africa settentrionale. E i giornalisti venivano, e vengono ora più che mai, a documentare la realtà dello spettacolo viaggiante di Bergantino: per conoscere la storia di tanti artigiani e contadini che per sopravvivere alla crisi economica degli anni ’20 avevano dovuto, per non emigrare, inventarsi un mestiere diventando giostrai itineranti.
I giornalisti che arrivavano a Bergantino venivano avviati alla Biblioteca Comunale, che in un piccolo paese è l’unico punto di riferimento culturale, ma anche qui non potevano ricevere risposte soddisfacenti in quanto non era mai stata condotta una ricerca organica sull’argomento. Nessuno, in paese, aveva preso coscienza del significato e della funzione che aveva il “fenomeno giostra” sul piano socio-economico e culturale nel vasto territorio altopolesano. Succede spesso che una comunità non sappia riconoscere e valorizzare le proprie risorse.
Di fronte a richieste precise di informazioni, sentimmo forte il bisogno di creare un centro culturale di ricerca e di documentazione storica su una realtà fino a quel momento da noi sottovalutata e perciò trascurata. Grazie allo stimolo dei giornalisti e alla volontà del Comune di Bergantino e della Provincia di Rovigo è nato nel 1999 il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare. Si è potuto così iniziare a far ricerche con metodo scientifico in vari ambiti culturali con la collaborazione di ricercatori professionisti per la realizzazione di studi che ci consentono ora di rispondere alle domande dei giornalisti e dei visitatori del Museo.
Rossi: quando è stato inaugurato il Museo della Giostra?
Zaghini: Il Museo della Giostra di Bergantino ha avuto ben due inaugurazioni: il 7 novembre 1992 il Sindaco di Bergantino e l’Assessore Provinciale alla cultura di Rovigo hanno tagliato il nastro che inaugurava l’ambiente di Palazzo Strozzi, restaurato e contenente un primo nucleo di materiali consistente in circa 400 volumi di cultura specifica sui vari aspetti dello spettacolo popolare itinerante e circa 500 riproduzioni di foto d’epoca relative a fiere, luna park e giostre di varie epoche.
La crisi economica e politica, che seguì subito dopo, bloccò per tanti anni ogni attività. Il tempo, però, non fu sprecato e non passò inutilmente, ma servì per acquisire dalla letteratura in dotazione al Museo quella formazione storico-antropologica che mi permise di entrare in rapporto con Istituzioni e persone qualificate che in Italia si occupavano dello spettacolo popolare e della cultura di piazza. Esse avrebbero potuto sostenere il progetto del Museo e consentirne la realizzazione. E fu così. Grazie all’aiuto dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, del Centro Etnografico di Ferrara e soprattutto del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma abbiamo potuto finalmente inaugurare il Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare con un suo percorso culturale.
Era il 24 aprile 1999 e non sapevamo ancora che, esattamente 70 anni prima, il 24 aprile 1929, era stata inaugurata sulla stessa piazza la prima giostra costruita a Bergantino che segnava la nascita dello spettacolo viaggiante nel nostro paese: l’abbiamo scoperto soltanto con la prima ricerca.
Rossi: quali problemi e difficoltà sono stati superati?
Zaghini: Le difficoltà superate per giungere all’inaugurazione del Museo non furono solo di natura economica. Il Museo che volevamo creare per valorizzare la realtà socio-economica locale, inserita però in un contesto nazionale, non aveva in Italia un modello cui ispirarci: non esisteva un’istituzione che si occupasse della raccolta e della divulgazione di documenti relativi alla storia della fiera, del luna park e delle giostre. E’ un universo culturale infinito, difficile da esplorare per la scarsità delle fonti. Che cosa cercare? Dove? Come?
Non volevo limitarmi a creare altarini per santificare personaggi locali meritevoli, ma il Museo doveva avere un respiro nazionale, europeo, con solide radici perchè non corresse il rischio di durare quanto un fuoco fatuo. Provvidenziale fu l’incontro a Roma con l’antropologa Dott.ssa Elisabetta Silvestrini, funzionaria del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma, la quale nel 1988, all’interno del suo museo, aveva curato una mostra temporanea dal titolo La Piazza Universale, incentrata sulla storia e sugli aspetti antropologici della Fiera tradizionale e del Luna Park moderno. Queste notizie le avevo apprese con esultanza dal catalogo di quella mostra, trovato tra il fondo dei primi 400 volumi acquisiti. La Dott.ssa Silvestrini appoggiò in pieno il nostro progetto di creare un centro culturale di ricerca a Bergantino e, grazie a lei, buona parte dei materiali della mostra fu concessa temporaneamente a Bergantino, che nel 1999 potè così inaugurare il nuovo Museo della Giostra con un percorso che a grandi linee seguiva l’allestimento romano de La Piazza Universale.
Oggi il Museo della Giostra presenta materiali nuovi e propri e si arricchisce sempre più grazie agli apporti e ricerche condotte da studiosi negli archivi di varie regioni d’Italia.
Rossi: cosa significava la “stagione delle fiere” per Bergantino?
Zaghini: La stagione delle fiere aveva, e ha tuttora, significati diversi a seconda dell’età dei viaggiatori e delle diverse situazioni in cui essi si trovano. Questi emigranti stagionali non viaggiano per una vocazione alla vita nomade, ma per necessità di lavoro, dal momento che l’ambiente di residenza non è in grado di fornire il necessario sostentamento per tutta la famiglia. Un loro grande problema, mai risolto, è quello dei figli che devono frequentare la scuola. Sia che li lascino a casa affidati a nonni o a parenti (quando ci sono), sia che li portino con sè costretti a frequentare per qualche giorno le tante scuole dei tanti paesi di sosta, le due scelte dànno entrambe esiti negativi. Non è facile per i bambini inserirsi rapidamente nelle diverse scuole dei paesi visitati e nemmeno è facile per loro vivere lontani dai genitori per tanti mesi. Talvolta il collegio si presentava come una soluzione non ottimale, ma accettabile.
In passato la stagione delle fiere rappresentava per i viaggiatori bergantinesi un lungo periodo di grandi sacrifici e di pesanti lavori fisici, quando il montaggio e lo smontaggio delle giostre veniva effettuato solo ed esclusivamente con la forza delle braccia; essi vivevano sistemati (si fa per dire) su di un camion ricoperto da un telone o, quando andava meglio, sopra un carrozzone che riparava appena dalle intemperie e non aveva certo i comfort dei moderni caravan, ma nemmeno quei servizi che oggi si ritengono indispensabili per la dignità stessa della persona.
Oggi, la situazione dei viaggiatori è completamente diversa: le nuove tecnologie di montaggio e smontaggio hanno eliminato la fatica fisica e il bisogno di manodopera esterna. Abitano in lussuosi caravan che sono vere e proprie ville su ruote dotate d’ogni comfort. Allora tutti i problemi sono stati risolti? In parte sì, ma ne sono sorti altri tipici del nostro tempo. Gli spettacolisti sono gravati di pesanti tasse e guadagnano sempre meno; spesso vengono decentrati dalle autorità comunali nelle periferie dei centri urbani, in zone talvolta malfamate, dove i genitori non possono portare i bambini per salire in giostra. Vi è poi l’eccessiva concorrenza, non solo dei parchi fissi, sempre più affascinanti e frequentati, ma anche degli altri spettacolisti itineranti, senza contare i sempre più difficili rapporti con i nomadi per diversità culturali e comportamentali.
Essi vivono situazioni di così forte disagio da rifiutare, ad esempio, il termine “giostraio” con cui normalmente viene denominato chi gestisce una giostra, da quando certo giornalismo televisivo e della carta stampata usa impropriamente questo termine per indicare persone che delinquono e nascondono, sotto la copertura del luna park, attività illegali che nulla hanno a che fare con il sano divertimento offerto dalle giostre. I giornalisti parlano spesso di “bande di giostrai”, che giostrai poi non sono ad una verifica più attenta, e così gettano fango su tutta una categoria di persone sulle quali grava già tanto pregiudizio (ricordo che la “carovana”, per la gente comune, è già di per se stessa un elemento inquietante...). I giovani esercenti non accettano più d’essere chiamati giostrai, termine che per loro riveste solo una connotazione dispregiativa.
Gli spettacolisti di Bergantino, che provengono dalla cultura stanziale della civiltà contadina, sono entrati nelle piazze delle fiere con i loro valori che sono quelli del mondo contadino tradizionale: amore per la famiglia, attaccamento al lavoro, senso del risparmio, solidarietà nelle difficoltà. Ed essi hanno sempre testimoniato questi valori in un mondo tanto eterogeneo com’è quello del luna park.
Oggi i giovani esercenti dello spettacolo viaggiante di Bergantino sono rimasti in pochi a continuare l’attività ereditata dai padri e si sentono con orgoglio inseriti in una tradizione professionale familiare. Nonostante vivano con seria preoccupazione, ogni giorno, il problema dell’incertezza e dell’insicurezza del loro futuro, attendono con ansia ogni anno l’arrivo della primavera per iniziare a percorrere il consueto itinerario, quello dei padri e dei nonni. Antico, ma sempre nuovo e ricco di sorprendenti incontri e imprevedibili esperienze. Difficile definire la loro identità: per storia e cultura non sono nomadi, ma non sono nemmeno degli stanziali; rifiutano il nomadismo, ma per interscambio culturale con i nomadi difficilmente ora accetterebbero di fermarsi per entrare nel sistema di vita dei “fermi”.
I Bergantinesi, insomma, costituiscono un aspetto veramente peculiare del variegato mondo degli spettacolisti viaggianti: possedendo una comunità d’origine, si sentono diversi e forse un po’ estranei al mondo degli itineranti; ma vivendo lontani dalla loro comunità, a poco a poco finiscono per diventare anche un po’ estranei al paese, alle vecchie amicizie, seppure quelle dei tempi della scuola.
Rossi: i giostrai bergantinesi hanno influito con le loro attività sul tessuto culturale ed economico del territorio?
Zaghini: Bergantino è sempre stato un paese effervescente, dove la mentalità artigianale è stata coltivata in modo assiduo. Intraprendenza e spirito d’iniziativa caratterizzano ancor oggi questa comunità che nel corso della sua storia è sempre vissuta in un territorio di confine, in una situazione di emarginazione sociale, economica e culturale; ha dovuto, perciò, trovare in se stessa le risorse per sopravvivere a condizioni di vita miserevoli e inaccettabili. Il proverbio dice che “il bisogno aguzza l’ingegno” e allora, durante la grave crisi economica del ’29, due semplici meccanici di biciclette, Umberto Bacchiega e Umberto Favalli, per non emigrare in terre più fortunate ma straniere, si inventarono un nuovo mestiere: si costruirono con le proprie mani una giostra, la caricarono su dei carretti noleggiati e la portarono in giro per le fiere dei paesi vicini, perchè avevano scoperto che chi sale in giostra paga sempre in contanti, ciò che ai meccanici di biciclette non era mai successo.
Sulla strada aperta dai due coraggiosi pionieri, che per costruire la giostra avevano contratto un debito di ben 60.000 lire, si incamminarono subito numerose famiglie, spinte dalla fame e dal bisogno e non certo da una vocazione al nomadismo. Intorno agli anni ‘70/’80 del secolo scorso erano in viaggio con spettacoli itineranti ben 105 famiglie bergantinesi, in una comunità di nemmeno 3000 abitanti. Quando, fra febbraio e marzo, questi viaggiatori partivano con i loro coloratissimi “mestieri” rimessi a nuovo, il paese sembrava svuotarsi. La piazza nelle belle serate estive era deserta. I bar erano silenziosi e spenti: sembrava un paese in letargo. Quando, però, giungeva l’autunno, dopo le ultime fiere del mese di novembre, ecco il paese rianimarsi. I negozi riempirsi di gente che comperava di tutto. I bar riaffollarsi di giostrai chiassosi che ritrovavano gli amici. Il teatro riecheggiare di vivaci musiche che accompagnavano le numerose feste danzanti organizzate dai viaggiatori stessi, dove le “signore del viaggio” esibivano e ostentavano abiti alla moda.
Questa tendenza ad assumere comportamenti esibizionistici trova, forse, una giustificazione nel bisogno di compensare un vuoto che si formava dentro a causa della mancanza temporanea del proprio ambiente e della consueta rete di rapporti personali rassicuranti. C’era il bisogno, da parte di queste signore, di mostrare una certa emancipazione maturata nel viaggio a contatto con persone e realtà più evolute rispetto all’ambiente contadino di provenienza. Ecco, allora, che le signore diventano motivo di scandalo per il paese quando entrano nei bar e si siedono a un tavolino per una consumazione. Per i benpensanti del paese sono donne “poco serie” quelle che entrano in un ambiente frequentato da soli uomini. Nel giro, però, di poco tempo la presenza del “gentil sesso” nei bar registra un incremento costante.
Tutte le donne di Bergantino si sono senz’altro emancipate prima di quelle dei paesi vicini per merito delle “donne del viaggio”, che al loro ritorno hanno sempre portato nel paese le novità nel campo della moda, del costume e dell’informazione. Si può dire che i giostrai hanno influito in modo palese sia sul tessuto culturale che su quello economico di Bergantino. Lo possono testimoniare i commercianti che li accoglievano al loro ritorno a braccia aperte. Le officine meccaniche che curavano la manutenzione delle giostre durante l’inverno o costruivano giostre nuove, ma, soprattutto, lo possono testimoniare le banche (tre per 2600 abitanti), nelle quali gli esercenti versavano i loro guadagni che in passato, negli anni d’oro, erano consistenti.
I due pionieri, che sono all’origine dello spettacolo viaggiante di Bergantino, non potevano mai immaginare di aver aperto una strada sulla quale si sarebbero incamminate più di cento famiglie bergantinesi alla ricerca di condizioni di vita più dignitose. E non potevano nemmeno immaginare che la loro prima giostra, creata in modo artigianale con le proprie mani nel 1929, segnava l’inizio di un’attività di costruzione di giostre che, per “contaminazione”, si sarebbe estesa sul territorio altopolesano, diventando, per l’intraprendenza di tanti altri, un centro internazionale all’avanguardia nella produzione di attrazioni per luna park esportate in tutto il mondo.
Rossi: oltre ai giostrai, il territorio bergantinese ha offerto anche un altro tipo di spettacolo, quello del cantastorie e del comico che si spostava di fiera in fiera. Ci può parlare brevemente di Dario Mantovani?
Zaghini: Il comico-cantastorie Dario Mantovani, detto Tajadéla, nato a Ceneselli nel 1904, attorno al 1940 raggiunse un tale livello di popolarità che, anche oggi a Bergantino, il suo nome è conosciuto persino dalle nuove generazioni.
I miei ricordi risalgono agli anni tragici della seconda guerra mondiale, quando ero un ragazzino di 8-10 anni. La gente aveva una gran voglia di qualche momento di spensieratezza e, quando vedeva arrivare sulla piazza del paese Tajadéla con il suo amico Nadir, accorreva formando intorno a loro il cosiddetto “treppo”, un cerchio di persone che s’infoltiva sempre più. Essendo io piccolo, vedevo spuntare tra la folla che gli stava attorno solo la testa di Tajadéla, in piedi su una sedia, che si accompagnava con la fisarmonica mentre cantava, raccontava, declamava, imitava, mimava davanti a un pubblico letteralmente rapito che esplodeva ad intermittenza in sonore risate incontenibili: nasceva lì sulla piazza una vera festa. Sana, spontanea e coinvolgente.
I nonni ricordano ancora quell’uomo “buffo”, sagace cantastorie e re della piazza, che, mentre cantava “Vincere, vincere”, indietreggiava provocando lo sdegno, molto pericoloso, dei fascisti che stavano perdendo la guerra.
Finita la guerra nel 1945, era tempo di grandi progetti e il cinema stava per portare a Roma Tajadéla, quando il 7 settembre 1950 un incidente stradale spense le luci della ribalta per un artista popolarissimo che aveva appena 46 anni. Era un uomo buono, d’una comicità innata che s’esprimeva in una satira sempre benevola, mai pungente, e perciò era amato da un vastissimo pubblico che lo seguiva per fiere e mercati al di qua e al di là del Po, dove il suo nome s’è rivestito d’un alone mitico e leggendario.
Rossi: non sempre giostrai e fieranti erano ben visti nei luoghi in cui arrivavano. Ricorda qualche fatto increscioso?
Zaghini: Normalmente i giostrai, passando di fiera in fiera, percorrono sempre itinerari fissi a intervalli regolari e perciò ogni anno si ritrovano negli stessi paesi o città che festeggiano il loro Santo Patrono. Arrivare, quindi, in un determinato paese vuol dire ritrovare amici e conoscenti degli anni precedenti, con i quali magari s’è tenuta una corrispondenza o per lo meno c’è stato uno scambio di messaggi augurali. Soprattutto in passato i viaggiatori venivano accolti nei vari paesi con grande cordialità, perchè erano quelli che portavano la festa e rallegravano gli animi.
Essendo, però, il luna park un ambiente eterogeneo e variegato, al suo interno talvolta avvenivano fatti incresciosi. Poteva esserci, per esempio, una denuncia ai carabinieri da parte d’un signore del paese che aveva subito un furto, magari della bicicletta. Siccome i sospetti cadevano sui nomadi del luna park, allora i carabinieri effettuavano perquisizioni a partire dalla prima carovana fino all’ultima.
Quando i giostrai di Bergantino, oggi in pensione, raccontano questi episodi, i loro occhi diventano ancora lucidi di sdegno per le umiliazioni subite.
Rossi: l’arrivo delle giostre è sempre stato uno dei momenti culminanti nel calendario di ogni paese e città. Gioia per gli uni, fatica per gli altri. Com’era la giornata tipo del giostraio?
Zaghini: Il tempo dei giostrai è sempre regolato sulla dimensione del viaggio e del lavoro, e perciò in stretta relazione con il tempo libero altrui. E sulla dimensione della stagionalità, quindi in stretta relazione con la meteorologia e le condizioni atmosferiche.
La giornata di maggior tensione e trepidazione per lo spettacolista è quella del viaggio di trasferimento da una fiera all’altra, perchè in quel frangente mette a rischio, nel traffico stradale, giostra, famiglia e mezzi di trasporto e cioè tutti i suoi beni affettivi e patrimoniali. Gli “imprevisti”, poi, sono sempre dietro l’angolo. L’arrivo a destinazione e la sistemazione nella nuova area rappresentano un momento di grande sollievo e soddisfazione. Il movimento e gli spostamenti della “gente del viaggio” sono peculiarmente diversi dal “viaggiare” che s’è radicato nella nostra società stanziale: quello è un viaggiare sconosciuto e difficilmente riconoscibile come tale dalla realtà che sta intorno.
Dopo il viaggio inizia il tempo del lavoro e, come in tutti i lavori che riguardano il divertimento e lo spettacolo, il tempo è vissuto “rovesciato”: il giostraio si riposa quando gli altri lavorano e lavora nel tempo libero altrui. Questo viene comunemente accettato fin da quando si sceglie di dedicarsi a questa attività itinerante. Quello che invece costituisce il “tormentone” dei giostrai sono le condizioni meteorologiche. Essi, nei giorni importanti di fiera, sono sempre con il naso rivolto in su, a scrutare il cielo nel timore che prepari la pioggia. Essa, infatti, è sempre un ostacolo non indifferente al lavoro: quando piove, i “mestieri” del luna park rimangono chiusi e se poi piove il sabato e la domenica, giorni in cui l’affluenza è maggiore, tanto da essere l’unico guadagno della settimana, questo significa che s’è persa una settimana di lavoro. Senza rimborso spese.
Il luna park con le sue luci, i suoi colori e le sue musiche è per tutti un simbolo di festa, di allegria e divertimento; se potessimo, però, dare uno sguardo dietro le quinte di questa struttura gigantesca e roboante, ci accorgeremmo di tante storie avventurose e a volte tristi di tante famiglie di Viaggiatori, che hanno scelto come mestiere di portare in giro le giostre, ma non pensiamo mai abbastanza che dietro tanta spensierata allegria del luna park c’è la faticosa e, spesso, ingrata vita errabonda di questi spettacolisti.
Rossi: non solo giostrai, ma anche costruttori di giostre e caravan. Qual è l’importanza di questo settore per l’economia del territorio?
Zaghini: Per fama il Polesine è conosciuto come una delle aree meno fortunate del Veneto per il suo triste passato fatto di emarginazioni, alluvioni, emigrazioni... Ma non è più così. L’Alto Polesine nel 1999 è stato riconosciuto dalla Regione come Distretto Industriale Veneto della Giostra, al quale hanno aderito 102 imprese di costruzione di attrazioni per luna park, situate in cinque province venete: Treviso, Padova, Vicenza, Verona e Rovigo. E’ da notare che, di queste 102 imprese, ben 64 (e cioè la maggior parte) si trovano in Provincia di Rovigo e più precisamente nei centri di Bergantino, Melara e Calto, che costituiscono nel loro insieme il fulcro storico del Distretto stesso. Secondo i dati statistici forniti dall’Associazione CNA di Rovigo, l’80% delle giostre vendute in Europa è prodotto nel Distretto Veneto della Giostra, che ha un fatturato annuo di 200 milioni di euro e dà lavoro a 1600 dipendenti. La giostra è considerata ormai un’eccellenza veneta e Bergantino il centro di una vera e propria industria del divertimento.
Conclusione
Gli argomenti esposti in questa intervista richiederebbero una ben più ampia e articolata trattazione, ma quanto detto è sufficiente per cogliere le peculiarità e l’identità d’un territorio Polesano che in passato ha saputo trovare nella giostra e nello spettacolo viaggiante la via del suo riscatto da una secolare depressione economica, vincendo una scommessa difficile.
Oggi, però, bisogna vincere un’altra scommessa: il Museo della Giostra, come centro di documentazione e diffusione culturale, strettamente legato alla realtà suesposta, rappresenta in prospettiva una risorsa culturale ed economica molto promettente, che deve essere compresa e potenziata a livello regionale. Sono ormai numerosi i pullman di visitatori che arrivano a Bergantino. Il loro programma comprende: trascorrere una giornata intera nel paese visitando il Museo Documentario della Giostra, fabbriche di attrazioni per luna park o laboratori di costruzione dei moderni e sofisticati caravans, o ambienti di produzione dei fuochi d’artificio, come la visita del Centro di Documentazione Ambientale del Territorio, nato recentemente per divulgare conoscenze storiche e scientifiche sull’ambiente fluviale del Po.
Da parte dei visitatori non mancano certo curiosità e interesse per la cucina locale e le sue specialità. Se si tiene conto del fatto che Bergantino e paesi limitrofi sono piccoli centri urbani rivieraschi del Po, dov’è già avviato un flusso turistico fluviale verso Mantova o Venezia, è importante elaborare un progetto che coinvolga le varie istituzioni interessate per poter dare risposte alle nuove esigenze turistiche organizzando servizi adeguati alla valorizzazione delle risorse culturali, artistiche e naturalistiche che caratterizzano il territorio. Si possono così cogliere le opportune occasioni per vincere anche questa seconda scommessa, nell’interesse generale delle numerose comunità altopolesane e dei territori confinanti.
Indirizzi utili:
Museo Nazionale della Giostra e dello Spettacolo Popolare
p.zza Matteotti, 85
45032 Bergantino (RO)
Tel. 0425 805446 - Fax 0425 808084
e-mail: museodellagiostra@libero.it
web: www.museodellagiostra.it
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