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La Croazia al traguardo dell’adesione all’UE

“La Croazia è entrata negli ultimi 500 metri della lunga maratona che come traguardo ha la piena adesione del Paese all'Unione Europea”: con questa metafora di carattere sportivo, il premier croato Jadranka Kosor ha commentato, il 30 giugno 2010, l'apertura dei negoziati con l'UE sugli ultimi tre capitoli del diritto comunitario.

La Premier Kosor ha però riconosciuto che la strada che resta è “una tratta molto impegnativa e difficile”, anche se vi è la convinzione che il trattato di adesione potrà essere firmato all'inizio del 2011. La Croazia, attualmente, ha tutti i requisiti per diventare il 28mo paese dell'Unione Europea. La situazione economica è assolutamente positiva, ben più di alcuni Stati membri attualmente in difficoltà, come Ungheria e Romania.

Il paese balcanico viene da 7 anni di crescita consecutiva, con una media nel periodo 2001-2008 che segna un + 4,9%. Dopo l'abbandono del settore industriale pesante, retaggio ed eredità della pianificazione socialista jugoslava, la Croazia ha «scoperto» l'importanza del patrimonio paesaggistico e con esso l'immenso potenziale turistico delle sue coste adriatiche, sviluppando rapidamente un settore economico che oggi concorre a formare gran parte della ricchezza del paese. Inoltre, se le riforme della Croazia avranno successo, trasformando le sue istituzioni nazionali in coerenza con l'adesione all'Unione europea, i livelli di reddito in Croazia potrebbero aumentare ancora di più.

Stime approssimative indicano che il prodotto interno lordo pro capite in Croazia potrebbe aumentare di un ulteriore 8%. Mentre non sembra si possano registrare, nel complesso, implicazioni macroeconomiche significative per i paesi dell'UE esistenti. Le piccole dimensioni della Croazia fanno si che l'influenza che il Paese può esercitare sulle Istituzioni dell'Unione, sulle sue politiche e sul bilancio comunitario siano di poco rilievo. Un dato che ha permesso ai funzionari dell'UE di confermare più volte che la Croazia potrebbe aderire all'Unione europea al più presto, a condizione che soddisfi tutti i criteri richiesti (EurActiv 2006). Tali criteri si riferiscono principalmente ai progressi nell'adozione e attuazione del diritto comunitario, anche se a volte si riscontra la necessità di più ampie riforme politiche ed economiche.

Sebbene le decisioni relative all'adesione all'UE siano state essenzialmente di ordine politico, i benefici economici ed i costi dell'integrazione europea potrebbero diventare uno dei fattori maggiormente decisivi per i cittadini croati, che dovranno esprimere il loro parere sull'adesione in un referendum in tempo utile e, di conseguenza, ratificare la decisione finale per quanto riguarda l'integrazione nell'UE. I sondaggi effettuati dalla Commissione europea nel 2006 indicano che, per i cittadini croati, vi è un sostanziale equilibrio tra pareri positivi e negativi in merito all'adesione all'Unione. 

Nonostante le favorevoli e adeguate premesse per un rapido processo di adesione, la corsa dello stato adriatico all'ingresso nell'Unione ha subito una brusca battuta d'arresto provocata dal veto imposto unilateralmente dalla Slovenia per via di alcune piccole, ma sensibili, dispute territoriali tra i due paesi confinanti. Una controversia risolta positivamente anche grazie agli sforzi della diplomazia europea che ha preso l'iniziativa di creare un gruppo di esperti incaricati di mediare una soluzione alla controversia, gruppo presieduto dall'ex ministro finlandese e premio Nobel per la pace Martti Ahtisaari.

Croazia e Slovenia, che in generale hanno buoni rapporti, politici come commerciali, rivendicano sin dalla loro indipendenza la sovranità su alcuni territori di confine, il più importante dei quali appare essere la baia di Piran, un lembo di mare che per il secondo paese funge da unico canale d'accesso alle acque internazionali laddove il primo ne rivendica pieno possesso. Tuttavia l'11 settembre del 2009 si è arrivati ad un accordo e conseguenzialmente alla revoca del veto da parte della Slovenia per cui il 2 ottobre 2009 sono ripresi i negoziati di adesione che spero si concludano positivamente senza ulteriori ritardi. Fortunatamente per i fautori dell'adesione croata all'UE, il referendum tenutosi il 6 giugno scorso, relativo al confine tra Slovenia e Croazia, ha dato ragione, seppure di stretta misura, al Governo di Lubiana e quindi è venuto meno ogni motivo per un veto sloveno all'ingresso della Croazia nell'UE stessa.

L'Italia non può che guardare con interesse l'adesione della Croazia all'UE dato che è il principale partner commerciale con il 21% del totale delle esportazioni di merci, seguita dalla Germania con l'11 %.

L'iter di adesione della Croazia all'Unione europea è cominciato il 21 febbraio 2003, allorquando il paese balcanico ne ha fatto domanda diventando candidato ufficiale il 20 aprile 2004. Successivamente, il Consiglio europeo, il 18 giugno 2004, ha deliberato per la Croazia lo status di paese “candidato” ed i negoziati di adesione sono cominciati il 3 ottobre 2005. La Croazia sarà, quindi, dopo la Slovenia, la seconda delle sei repubbliche che facevano parte della Jugoslavia a tagliare il traguardo di membro dell'UE. Un obiettivo che sta diventando realtà dopo i riconoscimenti dei progressi croati da parte della Commissione europea, che ha più volte evidenziato i molteplici passi in avanti fatti dalla Croazia, in particolar modo in settori strategici quali: il rinforzo delle proprie istituzioni, la riforma elettorale, l'istituzione del mediatore, i miglioramenti dei diritti delle minoranze etniche, l'integrazione dei rifugiati e i miglioramenti in campo economico legati allo sviluppo rurale, all'agricoltura e  ai trasporti.

 

fonte: http://www.franconarducci.eu/

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